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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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26/04/19 08:48

Lavoratori più felici se consapevoli delle opportunità di essere ‘pagati’ in benessere

La Happily Welfare, start-up guidata da Gianluca Caffaratti, che oggi rappresenta l’unica impresa genovese attiva in una tematica di grande interesse per tutte le aziende, marcia sicura verso la moltiplicazione dei risultati economici

Presso molte aziende, che peccano di disinformazione, non ha ancora preso piede nella maniera che sarebbe dovuta – considerando gli indubbi vantaggi che consente – la ‘pratica’ del welfare aziendale, una tematica di grande interesse sia per i datori di lavoro che per i lavoratori.

“Si tratta di un insieme di benefit erogati ai dipendenti sotto forma di servizi utili a proteggere il cosiddetto equilibrio vita-lavoro. Il fine ultimo è quello di migliorare la qualità della vita del dipendente in azienda, renderlo più sereno e motivato fornendogli un mix di elementi in grado di coprire le esigenze personali e famigliari, dalle spese scolastiche per i figli all’organizzazione delle vacanze per sé e i propri cari” spiega Gianluca Caffaratti, che rappresenta l’unica impresa genovese del settore dopo la crisi del gruppo Quigroup, dal settembre 2017 titolare di Happily Welfare, il cui slogan, significativamente è:  strumenti, valore, crescita.

“Da non sottovalutare anche i benefici fiscali per il datore di lavoro. A partire dalla legge di stabilità del 2016 il Welfare Aziendale ha preso definitivamente forma e sono stati definiti i servizi fruibili attraverso un ‘borsellino Welfare’, oltre  alle modalità di detassazione e risparmio per le aziende. Infatti erogando bonus e premialità ai dipendenti sotto questa forma, si incorre in una completa detassazione dell’importo: 100 euro investiti in Welfare rimangono 100 euro per il dipendente e costano 100 euro all’azienda. Inoltre a bilancio il Piano di Welfare Aziendale formalizzato gode della completa deducibilità”.

Dunque non è l’azienda che paga, ma l’INPS.  Sul piano concreto, ad esempio il lavoratore può ricevere un fringe benefit, che non può essere di valore superiore a 258,23 euro, da spendere in buoni benzina, ticket restaurant, voucher supermarket, spese scolastiche, corsi sportivi, abbonamenti al trasporto pubblico (anche per familiari, fino a 730 euro al mese).

Non solo per questo l’azienda dovrebbe adottare un Piano di Welfare Aziendale…

“Il risparmio fiscale gioca senz’altro un ruolo centrale nella scelta di sostituire l’erogazione in busta delle premialità con l’adozione di un piano di welfare. Ma le aziende non devono sottovalutare anche l’impatto che questo ha sulla soddisfazione dei dipendenti: un maggiore ‘engagement’ della forza lavoro produce un’ottima immagine dell’azienda, migliora il clima aziendale e aumenta la produttività. Le relazioni interpersonali migliorano e con esse anche la determinazione a perseguire un obiettivo comune”.

Happily è nata ad Aprile 2015 per sviluppare Piani di Welfare Aziendale e progetti di Benessere Organizzativo, supportata da un team composto da professionisti specializzati nella gestione delle Risorse Umane, costantemente aggiornati sugli sviluppi del mondo del Welfare e delle politiche innovative di gestione del personale.

“La nostra mission è quella di sostenere le Imprese nell'adozione di politiche di Welfare Aziendale, implementare il Welfare Aziendale anche nelle PMI, che ancora non lo percepiscono come fattore di produttività e flessibilità, proporre percorsi volti a migliorare la soddisfazione lavorativa e la conciliazione vita-lavoro attraverso una taratura specifica dei nostri servizi, fornire gli strumenti necessari per valorizzare il personale attraverso servizi innovativi” continua l’ideatore di un’azienda che dal 2017 è entrata a pieno titolo tra i migliori 10 provider di servizi per lo sviluppo di Piani di Welfare Aziendale in Italia.

“Ci occupiamo di fornire consulenza e soluzioni di welfare alle aziende adottando un approccio sartoriale basato sulle specifiche esigenze di ogni singola realtà”.

Caffaratti parla di relazioni e attenzione ai dipendenti; ma quanto queste sono importanti in una azienda?

“Il Welfare non è solo un piano di incentivazione e premialità da erogare ai dipendenti: esso passa anche dalle piccole cose quotidiane che migliorano la vita dei dipendenti. Pensiamo che un lavoratore trascorre mediamente un terzo della sua giornata in azienda, quindi se si pone attenzione a ciò che può essere fonte di stress e si cerca di porvi rimedio, ne guadagna la salute dell’intera azienda”.

Secondo una ricerca del 2013, pubblicata su Il Sole 24 Ore, il grado di felicità dei dipendenti è direttamente proporzionale alla produttività dell’azienda; ma il dato allarmante era che in Italia il 70% dei dipendenti non si riteneva soddisfatto del proprio lavoro.

“È giusto incentivare lo ‘smart working’, la flessibilità in entrata e uscita, le iniziative di ‘team building’, e tutte le attività che possano concorrere a bilanciare esigenze personali e lavoro, senza che nessuno dei due ne risulti penalizzato”.

L’idea di creare una start up dedicata esclusivamente al mondo del Welfare Aziendale è stata senz’altro originale; solo l’ultima delle trovate di un imprenditore che ha sempre fatto ‘lavorare’ la mente nella sua carriera. Principalmente un Project Manager, che ha seguito progetti informatici ed organizzativi in tutta Europa con budget fino a 3 Milioni di Euro e con 60 persone da gestire, che quando era in Opentext ed Acronis ha favorito lo sviluppo da zero in Italia del business.

“Sono stato letteralmente ‘folgorato’ da Internet e dalle sue potenzialità” ammette Caffaratti, che in principio ha lavorato presso la società Webegg di Gianroberto Casaleggio, il ‘guru’ del Movimento 5 Stelle che attraverso l’informatica e l’e-commerce ha creato nuove linee di tendenza sociale, economica e politica.

“Fino a poco tempo fa il Welfare si faceva manualmente e riguardava pochi servizi, quindi risultava poco appetibile e stentava a decollare. Grazie alla Legge di Bilancio 2016 -  precisamente, i riferimenti legislativi vanno all’art. 51 e all’art. 110 del TUIR (istituito ne 1986) - è diventato quello che conosciamo oggi, cioè una vera opportunità per le aziende. Questo ci ha dato la spinta definitiva per investire in un progetto che trova le sue radici in primis nel desiderio di svolgere un’attività che impatti concretamente sulle relazioni nei luoghi di lavoro, che noi consideriamo il vero motore di ogni azienda”.

Ma quali sono i punti di forza di Happily al cospetto delle dirette concorrenti?

“Noi siamo la Lamborghini del settore, offriamo servizi customizzati, e non agiamo come la FIAT di turno, con prodotti standard.

Innanzitutto facciamo valere la passione con cui il nostro team si impegna quotidianamente per affiancare aziende e dipendenti nell’ingresso in questo mondo particolare. Crediamo fortemente nei valori del Welfare e li applichiamo anche internamente per creare uno staff sereno e coeso che lavori con passione e con la voglia di crescere ed innovarsi. Siamo una struttura flessibile e abbiamo un approccio ‘su misura’ con le aziende che incontriamo: ogni proposta viene formulata dopo un attento ascolto delle esigenze e delle peculiarità espresse.  Oggi siamo presenti su tutto il territorio italiano grazie a partnership strategiche, pur mantenendo orgogliosamente la nostra sede a Genova, dove siamo leader nel settore. Più precisamente, sebbene il nostro fatturato sia fatto al 90% fuori Liguria, siamo i primi nella regione con oltre 50 clienti per fatturato, e quinti a livello nazionale per numero di clienti (166)”.

Fra questi ultimi, alcuni grossi calibri, quali: Duferco, Fondazione Edoardo Garrone, Best Western e una grande catena mondiale di fast food.

La società genovese ha oggi 6 addetti, ha generato 1.5 milioni euro di fatturato nel 2018 ed ha la concreta prospettiva di triplicare questo valore nel 2019.

Che cosa dovrebbe cambiare nel panorama aziendale italiano per dare ulteriore slancio all’iniziativa?

 “Nell’ultimo anno e mezzo la tematica ha attirato l’attenzione anche fuori dalla cerchia degli addetti ai lavori; sempre più realtà si stanno accorgendo che, applicandolo in maniera consapevole, non si riduce solo ad un modello di risparmio fiscale ma anche ad uno strumento che può proiettare le aziende nel futuro. L’attenzione per i dipendenti non si fermerà solo ad aumenti salariali e benefit, ma dovrà mirare anche a dare importanza alle relazioni interpersonali, che, è provato, contribuiscono enormemente alla serenità dei lavoratori.  Sono ancora molte le aziende che non conoscono tutte le opportunità offerte dal Welfare, i CCNL stanno iniziando ad introdurlo ma sarebbe auspicabile che le aziende mirassero a questa soluzione a prescindere dalle obbligatorietà da contratto”.

Finora gli esempi virtuosi che esistono in Italia di aziende che ‘praticano’ un welfare a tutto tondo sono limitati, e con qualche sorpresa.

“Forse ci stupirà scoprire che prima dei grandi brand, sono proprio le PMI a precorrere i tempi; presso di esse tali soluzioni vengono adottate da anni con grande successo e hanno portato l’attenzione verso i dipendenti su un nuovo livello. Finalmente l’azienda sostiene i dipendenti nella fruizione di servizi socio-famigliari, sanitari, previdenziali ma anche legati a svago, cultura, benessere” prosegue Caffaratti, che esprime un preciso auspicio per gli anni a venire. “Che il Welfare Aziendale si diffonda a tal punto da creare un circuito virtuoso tra aziende, dipendenti e territorio. Gli incentivi e benefit aziendali forniti ai dipendenti possono essere fonte di nuove opportunità di business per il tessuto locale, mettendo in rete servizi, competenze e benessere. Insomma, la creazione di un vero Welfare Territoriale” conclude l’imprenditore genovese, un ‘creativo’ dell’economia che è anche Vice Presidente in Liguria di AIDP Associazione Italiana per la Direzione del Personale, punto di riferimento della comunità HR all’interno del mondo delle professioni e della società per tutti coloro che si occupano professionalmente della relazione individuo/azienda, coniugando le esigenze dello sviluppo dell'impresa e delle persone.

Fondata nel 1960, AIDP dal settembre 2013 è nell’Elenco delle Associazioni delle Professioni non regolamentate, ed è presente su tutto il territorio nazionale attraverso 16 gruppi regionali con oltre 3.000 Soci per valorizzare, condividere e incentivare uno sviluppo serio e responsabile delle professionalità HR.

 

Angelo Scorza

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