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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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31/05/19 13:08

La Brexit vista dal Regno Unito

Il parere del fiscalista Daniel Sladen, partner di PKF Francis Clark, sulla fuoriuscita del Paese dalla UE - Anche le holding industriali soggette agli adempimenti comunicativi dall’Agenzia delle Entrate

Daniel Sladen, partner of PKF Francis Clark, UK Firm del network internazionale PKF, in collaborazione con PKF Studio TCL, fornisce una panoramica attuale su effetti ed aspettative della Brexit.

Dopo il referendum del 2016, il Regno Unito avrebbe dovuto lasciare l'Unione Europea nel marzo 2019. Non è ancora andato come previsto. Dopo aver fallito in tre tentativi di ottenere il sostegno del Parlamento alla proposta di accordo sulla Brexit, il Primo Ministro Theresa May si è appena dimessa. Il suo partito conservatore dovrebbe eleggere un nuovo leader entro la fine di luglio, ma fino a quando questo nuovo Primo Ministro non sarà in carica è difficile vedere qualche progresso nei negoziati sull'uscita del Regno Unito e sulle future relazioni con l'UE. Nonostante ciò, il Regno Unito dovrebbe uscire il 31 ottobre, lasciando poco tempo per seri negoziati.

Sono stati tre anni difficili per le imprese che spediscono merci tra il Regno Unito e il resto dell'UE, con una continua incertezza sulla forma che assumerà la Brexit. Il problema centrale è che il Regno Unito sta cercando una maggiore indipendenza dalle norme dell'UE senza voler rinunciare ai benefici che l'adesione comporta. Questo paradosso è particolarmente evidente se si considerano gli ostacoli tariffari e non tariffari alla circolazione transfrontaliera delle merci: ad esempio, il Regno Unito sta ancora cercando i modi per evitare ogni tipo di controllo alle frontiere che potrebbe danneggiare le attività portuali e la filiera commerciale.

Sebbene l'impatto delle nuove barriere commerciali sarà molto meno significativo per le imprese di altri Stati membri, la mancanza di certezza circa le norme per l'importazione e l'esportazione nel Regno Unito a partire dal 1° novembre avrà ancora un impatto rilevante sui piani aziendali di molte imprese.

Quindi cosa accadrà dopo? La risposta è che nessuno lo sa. Sembra sempre più improbabile che l'UE o il Parlamento britannico possano uscire senza un accordo, ma non esiste un accordo particolare che il Parlamento sosterrà. La situazione è resa più complicata dalla politica interna del partito conservatore, con i sostenitori della leadership che si accalcano per sembrare più euroscettici dei loro rivali, anche se il candidato prescelto dovrà fare i conti con la stessa aritmetica parlamentare e con la stessa posizione dell'UE con cui si è confrontata la signora May. Sebbene l'impatto delle nuove barriere commerciali sarà molto meno significativo per le imprese di altri Stati membri, la mancanza di certezza circa le norme per l'importazione e l'esportazione nel Regno Unito a partire dal 1o novembre avrà ancora un impatto rilevante sui piani aziendali di molte imprese.

Tutto sommato le recenti vicende sembrano preludere a ulteriori ritardi e incertezze e l'unico consiglio che possiamo offrire alle imprese è quello di mantenere la flessibilità per affrontare qualsiasi risultato che alla fine emerga dal processo politico, sia se si raggiungerà un accordo, sia che ci sia un ulteriore rinvio oppure che, alla fine, sopravvenga un abbandono dell'intero progetto Brexit.

 

Daniel Sladen

Stefano Quaglia

 

Daniel Sladen è tax partner presso lo studio PKF Francis Clark, con sede nella regione costiera della Cornovaglia nel sud-ovest dell'Inghilterra. È specialista in fiscalità internazionale e consulente delle aziende per la mitigazione degli effetti della Brexit.

 

Anche le holding industriali soggette agli adempimenti comunicativi dall’Agenzia delle Entrate

 

PKF Studio TCL chiarisce i nuovi criteri dettati dall’Agenzia che ampliano il novero delle holding obbligate a effettuare le comunicazioni nei confronti dell’Agenzia delle Entrate e dell’Anagrafe Tributaria

 

Con il decreto legislativo 142/2018 si è assistito ad una estensione degli obblighi di comunicazione da parte delle Holding nei confronti dell’Agenzia dell’Entrate e dell’Anagrafe Tributaria. Ricordiamo che le holding si distinguono in

-“società di partecipazione finanziaria” che svolgono prevalentemente attività di partecipazione in intermediari finanziari e  

- “società di partecipazione non finanziaria”, le quali svolgono prevalentemente attività di partecipazione in soggetti non intermediari finanziari.

Le prime, definite come holding finanziarie, sono quelle per le quali il totale dell’attivo patrimoniale risultante dall’ultimo bilancio approvato è composto per una percentuale superiore al 50% da attività di partecipazione in  intermediari finanziari e da altri elementi patrimoniali di natura finanziaria connessi ai soggetti partecipati; le seconde, invece, definite abitualmente come holding industriali o miste, sono quelle per le quali il totale delle partecipazioni in soggetti non intermediari finanziari e degli altri elementi patrimoniali connessi  alla partecipazione supera il 50% dell’attivo patrimoniale.

Il nuovo criterio di prevalenza prende a presupposto esclusivamente il totale dell’attivo patrimoniale risultante dal bilancio 2018 regolarmente approvato, come chiarito dal nuovo art 162 del Tuir.

Prima si consideravano holding rientranti nei soggetti obbligati agli adempimenti, le società che rispettavano contemporaneamente, oltre al requisito “patrimoniale”, anche quello “economico” (i ricavi derivanti dall’attività di assunzione di partecipazioni in società industriali doveva essere superiore al 50% del totale dei proventi e questo per due esercizi consecutivi).

Il venir meno del secondo requisito eleva enormemente il numero dei soggetti obbligati agli adempimenti, che ora riguardano i più disparati settori. Nella pratica vengono estesi anche alla maggior parte delle holding industriali, gli obblighi di comunicazione mensili all’Anagrafe Tributaria dei rapporti finanziari, e gli obblighi di ottemperanza alle richieste specifiche sui rapporti finanziari, effettuate dall’Amministrazione.

Si precisa infine che il mancato adempimento agli obblighi di cui sopra costituisce il presupposto per l’applicazione di sanzioni pecuniarie che possono variare fino ad un massimo di 20.658 euro.

Il tutto, come spesso accade, per semplificare la vita degli imprenditori e ridurre i costi di amministrazione! Auspichiamo in un ripensamento anche se appare difficile in quanto il risultato è frutto di anni di dibattiti e interpretazioni divergenti.

Stefano Quaglia

Irene Angeletti

PKF Studio TCL – Genova Milano

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