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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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31/01/20 16:17

L’Agenzia delle Entrate conferma: sospeso il pagamento del canone di concessione degli approdi turistici

Lo studio PKF – TCL ha analizzato anche il decreto interministeriale che stabilisce le retribuzioni convenzionali applicabili ai dipendenti impiegati all’estero nel 2020

L’Agenzia delle Entrate è intervenuta sull’art 34 del Decreto “Milleproroghe” (DL. Numero 162 del 2019), che prevedeva la sospensione del pagamento dei canoni dovuti per le concessioni delle pertinenze demaniali marittime con finalità turistiche e ricreative e delle concessioni demaniali marittime per la gestione e realizzazione di strutture per la nautica da diporto. Lo scopo della sospensione del canone è quello di sostenere il settore turistico balneare e quello della nautica da diporto, a tal fine la sospensione opererà dal 1 Gennaio 2020 al 30 Giugno 2020.

Nell’art 34 del decreto Milleproroghe, che sospende il pagamento dei canoni di cui sopra, non sono esplicitamente ricomprese anche le concessioni iscritte a ruolo.

A tal proposito è quindi intervenuta l’Agenzia delle Entrate con la nota numero 211379 del 2020, estendendo la sospensione del pagamento dei canoni per le concessioni, anche ai casi in cui le somme in oggetto siano sottoposte a recupero coattivo a seguito di iscrizione a ruolo. La finalità di questa disposizione è quella di ridurre il contenzioso in essere relativo al pagamento dei canoni in analisi.

 

Il Decreto Ministeriale dell’11 Dicembre 2020 ha stabilito le retribuzioni convenzionali per il 2020

 

È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale numero 5 dell’8 Gennaio 2020, il decreto interministeriale che stabilisce le retribuzioni convenzionali che saranno applicabili ai lavoratori dipendenti impiegati all’estero nel 2020.

Le retribuzioni convenzionali sono prese a base di riferimento per la determinazione del reddito di lavoro dipendente di cui all’art 51 del TUIR, qualora il lavoro sia prestato in modo continuativo all’estero da dipendenti che abbiano soggiornato nello stato estero per più di 183 giorni in un arco temporale di 12 mesi. In questo caso quindi la retribuzione convenzionale andrà a sostituire quella effettivamente percepita dal dipendente per il lavoro svolto all’estero.

Da un punto di vista previdenziale invece le retribuzioni convenzionali sono assunte come base di calcolo dei contributi obbligatori per quei dipendenti italiani che prestano lavoro all’estero in paesi al di fuori dell’Unione Europea nei quali non siano in vigore accordi di sicurezza sociale oppure in paesi aventi accordi di sicurezza sociale che non includono le assicurazioni obbligatorie.

Dal punto di vista territoriale le retribuzioni convenzionali non si applicano agli Stati aderenti all’accordo SEE (Spazio Economico Europeo) quali il Liechtenstein, la Norvegia, l’Islanda e la Svizzera.

 Si precisa che le retribuzioni convenzionali vengono determinate in base al settore produttivo di appartenenza, quindi si dovrà prendere a riferimento la retribuzione convenzionale dello specifico settore di appartenenza del lavoratore.

Infine si deve considerare che in caso di assunzioni o risoluzioni del rapporto di lavoro o di trasferimenti all’estero del lavoratore avvenuti nel corso del mese, la retribuzione convenzionale individuata dalle tabelle ministeriali dovrà essere divisa per 26 giornate.

 

Adeguamento dell’Italia alle disposizioni comunitarie in materia di non imponibilità IVA per le cessioni di beni e prestazioni di servizi

 

L’art 32- bis del DL 124 del 2019 ha previsto l’adeguamento ai principi stabiliti dalla Corte Europea nella sentenza del 20 Giugno 2019 numero C-291/18.

La sentenza in oggetto riguardava il trattamento IVA delle cessioni di piattaforme petrolifere off-shore autoelevatrici e stabiliva che non si applicava a queste cessioni il regime di non imponibilità IVA di cui all’art 148 lettere a) e c) della direttiva 2006/112/CE. Il regime di non imponibilità IVA infatti poteva essere applicato solo alle cessioni di navi “adibite alla navigazione in alto mare”, tra cui, a parere delle Corte Europea, non possono rientrare le piattaforme petrolifere off-shore autoelevatrici. 

La Corte Europea ha quindi voluto chiarire che con il termine “navi adibite alla navigazione in alto mare” si intendono solo quelle navi che siano utilizzate prevalentemente per muoversi nello spazio marittimo per l’esercizio di attività commerciali.

A tal fine occorre precisare che la versione precedente la riforma di cui all’art 32 bis del DL. 124 del 2019, includeva nel concetto di navi adibite alla navigazione in alto mare anche le piattaforme off-shore autoelevatrici, oltre ad altri beni tra cui sommergibili, galleggianti antincendio, le chiatte per le attività di ricerca sul suolo marino ecc.

Con la riforma di cui al DL. 124 del 2019, si è eliminato qualsiasi riferimento alle piattaforme off-shore autoelevatrici, precisando che la non imponibilità IVA non si può applicare “alle piattaforme ancorate a terra con struttura emersa destinata alla coltivazione di idrocarburi o di ausilio alla prospezione, alla ricerca, alla coltivazione e allo sfruttamento di giacimenti di idrocarburi in mare”.

Si evidenzia come l’adeguamento della normativa interna italiana, alla luce della modifica di cui al DL 124 del 2019, risulti comunque parziale, in quanto il concetto di “navi adibite alla navigazione in alto mare” stabilito dalla Corte Europea va ad escludere tutta una serie di altri beni oltre alle piattaforme. Ciò alla luce del fatto che la non imponibilità IVA prevista dalla normativa Europea ha lo scopo di incoraggiare il trasporto internazionale e quindi va a includere categorie di beni che siano adatti a tale scopo.

 

PKF Studio TCL Genova Milano

Irene Angeletti – i.angeletti@pkf-tclsquare.it

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