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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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31/10/19 15:55

Introdotta a partire dal 2020 la nuova imposta immobiliare sulle piattaforme marine (IMPI)

Lo studio PKF TCL analizza i presupposti oggettivi e soggettivi per l’applicazione della nuova imposizione

Il decreto fiscale numero 124 del 26 ottobre 2019 ha introdotto la “Imposta immobiliare sulle piattaforme marine” a partire dal 2020, denominata IMPI.

Questa nuova imposta si vuole differenziare dall’IMU, e andrà a sostituire ogni altra imposizione immobiliare locale ordinaria sugli stessi manufatti.

Si precisa che rientrano nella definizione di piattaforme marine tutte quelle piattaforme che siano destinate alla coltivazione degli idrocarburi e che siano situate nei imiti del mare territoriale, come definito dall’art 2 del Codice della Navigazione.

Per quanto riguarda la base imponibile dell’imposta, bisogna far riferimento ai valori contabili individuati per i fabbricati classificabili nel gruppo catastale D, specificando che è venuta meno la previsione di una riduzione forfettaria della base imponibile del 20%, come stabilito nella precedente versione.

Alla base imponibile come sopra determinata verrà applicata un’aliquota pari al 10,6 per mille, con la precisazione che l’imposizione relativa alla parte del 7,6 per mille sarà riservata allo Stato e la differenza (imposizione riferita al restante 3 per mille) sarà attribuita ai Comuni che dovranno essere individuati con decreto apposito che dovrà essere emanato entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto fiscale.

Per quanto riguarda il versamento dell’imposta, solo per il 2020 questa potrà essere corrisposta in un’unica soluzione (entro il 16 dicembre) allo Stato, che provvederà alla ripartizione della quota di spettanza ai Comuni che saranno individuati nel decreto ministeriale. Mentre per i periodi d’imposta successivi al 2020, il versamento dovrà avvenire sia allo Stato sia al Comune.

Le attività di accertamento e riscossione saranno svolte dai Comuni e a questi saranno destinate le maggiori somme derivanti dallo svolgimento delle attività a titolo d’imposta, interessi e sanzioni.

Infine si evidenzia che sono applicabili all’IMPI, le regole in tema di deducibilità dal reddito d’impresa e di lavoro autonomo previste per l’IMU, e d’indeducibilità ai fini IRAP. Nel dettaglio è prevista una deducibilità pari al 60% per il periodo d’imposta successivo al 31 Dicembre 2019 ed in corso al 31 Dicembre 2020 (2020-2021 per i soggetti solari); pari al 70% per il periodo di imposta successivo al 31 Dicembre 2021 (2022 per i soggetti solari) e pari al 100% per il periodo di imposta successivo al 31 Dicembre 2022 (2023 per i soggetti solari).

 

Stefano Quaglia

Irene Angeletti

PKF Studio TCL - Genova Milano

 

 


Raccolta di fondi anche attraverso la collocazione di obbligazioni e titoli di debito per le PMI e le start up innovative

 

Tra le principali novità introdotte al regolamento del crowdfounding, approvate dalla Consob, vi è la possibilità per le Pmi e le start up innovative, di offrire sui portali di crowdfounding, anche obbligazioni o altri “strumenti finanziari di debito”, ovvero “valori mobiliari” come titoli di debito, cambiali e minibond a breve termine.

Si precisa che prima di questa modifica le piccole e medie imprese potevano raccogliere fondi vendendo sulle piattaforme di crowdfunding soltanto quote del loro capitale.

In merito alla possibilità di sottoscrizione si deve richiamare il testo di legge che stabilisce che: «la sottoscrizione di obbligazioni o di titoli di debito è riservata, nei limiti stabiliti dal codice civile, agli investitori professionali e a particolari categorie di investitori eventualmente individuate dalla Consob ed è effettuata in una sezione del portale diversa da quella in cui si svolge la raccolta del capitale di rischio».

Il codice civile quindi esclude dalla categoria dei possibili investitori i piccoli investitori, al contrario di quanto accade per coloro che investono in equity crowdfunding, poiché un investimento nelle quote di una startup o di una PMI avrà un profilo di rischio minore rispetto ad un investimento in un titolo di debito.

Per quanto riguarda la facoltà data alla Consob di “individuare particolari categorie di investitori” è limitata dal Codice Civile che stabilisce che la sottoscrizione di titoli di debito emessi dalle Srl e di obbligazioni, nei casi previsti dall’art 2142, debba essere riservata agli investitori professionali soggetti a vigilanza prudenziale.

Ne consegue che a poter investire in questo tipo di titoli e obbligazioni non saranno i piccoli investitori ma investitori professionali e altri investitori particolari quali:

  1. Coloro che detengono un portafoglio di strumenti finanziari, per un valore superiore a 250.000 euro;
  2. Coloro che impegnano ad investire almeno 100.000 euro in offerte della specie, e siano consapevoli dei rischi connessi all’investimento
  3. gli investitori retail, nell’ambito dei servizi di gestione di portafogli o di consulenza in materia di investimenti

 

Barbara Pollicina

Matteo Maccio

PKF Studio TCL - Genova Milano

 

 

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