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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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28/12/18 15:06

In arrivo la proroga del credito di imposta per la formazione 4.0

La misura, spiega lo Studio TCL, è contenuta nel Ddl Bilancio 2019. Le opportunità di assegnazione di quote societarie a seguito dell’adozione di piani di incentivazione

È prevista, per il 2019, la proroga del credito d’imposta per la formazione 4.0: questo è quanto disposto dal Ddl di bilancio 2019.

In attesa che il testo venga definitivamente approvato, si riepilogano le principali caratteristiche di tale agevolazione e le novità introdotte per il 2019.

Sono ammissibili al credito d’imposta per la formazione 4.0 tutte quelle attività di formazione finalizzate all’acquisizione o al consolidamento, da parte del personale dipendente dell’impresa, di competenze nel campo tecnologico determinanti ai fini della realizzazione del “Piano nazionale Impresa 4.0”, ossia in un’ottica di trasformazione tecnologica e digitalizzazione delle imprese.

Nello specifico, si tratta di attività di formazione concernenti le seguenti tecnologie: big data e analisi dei dati; cloud e fog computing; cyber security; simulazione e sistemi cyber-fisici; prototipazione rapida; sistemi di visualizzazione, realtà virtuale (RV) e realtà aumentata (RA); robotica avanzata e collaborativa; interfaccia uomo macchina; manifattura additiva (o stampa tridimensionale); internet delle cose e delle macchine; integrazione digitale dei processi aziendali.

Vi rientrano tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, indipendentemente dall’attività economica esercitata, dalla forma giuridica, dalle dimensioni e dal regime contabile adottato, a condizione che lo svolgimento di tali attività sia espressamente disciplinato in contratti collettivi aziendali o territoriali depositati presso l’Ispettorato territoriale del Lavoro competente e che, parallelamente, ogni dipendente riceva l’attestazione di partecipazione alle attività formative agevolabili.

Per quanto concerne la misura del credito d’imposta, per le spese sostenute nel 2018 il credito d’imposta è fissato in misura unica pari al 40% delle spese ammissibili sostenute nel periodo d’imposta agevolabile e nel limite massimo di 300.000 euro per ciascun beneficiario.

A partire dal 2019, fermo restando il tetto massimo di spesa di 300.000 euro, si assiste invece ad una variazione del credito d’imposta che, a seconda della dimensione delle imprese, sarà concesso in misura pari al:

  • 50% delle spese ammissibili à per le piccole imprese
  • 40% delle spese ammissibili à per le medie imprese
  • 30% delle spese ammissibili à per le grandi imprese, per le quali peraltro il limite massimo annuale agevolabile è pari a 200.000 euro.

Infine una piccola precisazione con riferimento alle attività di formazione organizzate e svolte in modalità “e-learning”, mediante corsi e lezioni online. Anche queste attività rientrano tra quelle agevolabili, purché vengano rispettate particolari condizioni inerenti l'interattività del corso e i momenti di verifica che attestino l’effettiva e continua partecipazione del personale dipendente alle suddette attività formative.

Il credito d’imposta per la formazione 4.0 rappresenta un ulteriore passo avanti per il processo di trasformazione tecnologica e digitale delle imprese previsto dal “Piano nazionale Impresa 4.0”.

Fabrizio Moscatelli

Chiara Vurruso

PKF - Studio TCL Tax Consulting Legal

Genova – Milano


La vantaggiosa opportunità di assegnazione di quote societarie a seguito dell’adozione di piani di incentivazione

È stata introdotta, dal 2017, la possibilità di acquistare quote proprie da parte delle PMI in forma di Srl, con successiva assegnazione a dirigenti e/o dipendenti, a cui spettano importanti vantaggi in termini sia fiscali e contributivi, qualora l’azienda adotti un piano di incentivazione

Il DL n. 179/2012 aveva consentito alle startup innovative di assegnare azioni, quote e strumenti finanziari partecipativi, mediante l’implementazione di piani di incentivazione e remunerazione in equity, a favore sia di dipendenti, collaboratori e componenti dell’organo amministrativo, che di prestatori d’opera e servizi professionali.

Questa agevolazione ha importanti conseguenze sia per il beneficiario della partecipazione sia per la startup innovativa, al primo è concesso di ottenere la partecipazione senza che quest’ultima sia assoggetta ad alcuna forma di imposizione fiscale o contributiva, invece alla startup è consentito di migliorare la propria posizione finanziaria limitando la fuoriuscita di risorse monetarie.

I piani di incentivazione, inoltre, contenendo degli specifici obiettivi in termini di performances da raggiungere da parte del soggetto beneficiario in un determinato arco temporale, permettono di conferire una maggiore continuità nelle risorse umane con lo scopo di trattenere e motivare il personale dipendente, dirigenti ed amministratori inclusi.

Il 10 marzo 2015 il Ministero dello Sviluppo economico ha pubblicato sul proprio sito internet un modello commentato per supportare il management nell’adozione dei piani di incentivazione in equity esemplificando l’iter di approvazione del piano e le relative clausole.

Ma la grossa novità è arrivata con il D.L. n. 50/2017.

Con esso, è stata infatti estesa la possibilità di acquistare e successivamente attribuire, in virtù dei piani di incentivazione citati, quote proprie a tutte le PMI costituite in forma di Srl.

Tale norma ha permesso di derogare all’espresso divieto, previsto dall’articolo 2474 c.c., di compiere operazioni sulle proprie partecipazioni per questa tipologia di società.

Si ritiene pertanto che questo possa essere un nuovo importante strumento per l’ingresso nelle S.r.l. di nuovi soci già dipendenti, amministratori o dirigenti delle società, con notevoli vantaggi sia fiscali che contributivi per gli stessi, nonché per le società che adottano tali piani di incentivazione.

Stefano Quaglia

Matteo Macciò

PKF - Studio TCL Tax Consulting Legal

Genova – Milano

 

 

 

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