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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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30/04/20 17:16

Il regime IVA per i costi relativi alla sosta dei container in porto

PKF Studio TCL affronta anche il tema dello scambio automatico di informazioni finanziarie con i paesi esteri, partendo dai casi di Svizzera e UK

Scambio automatico di informazioni finanziarie con i paesi esteri

Ricordando che lo scambio automatico delle informazioni sui conti finanziari previsto dalla direttiva 2011/16/Ue risulta più ampio in quanto sono stati stipulati appositi accordi dall’Unione europea (tra il 2015 e il 2016) estendendolo, di fatto, ai rapporti anche la Svizzera, il Liechtenstein, San Marino, Andorra e il Principato di Monaco, va precisato che, per ogni paese esso può avere una decorrenza diversa. Nella maggioranza dei casi riguarda i soli periodi dal 2016, altri come Svizzera o Principato di Monaco con decorrenza 2017 in avanti, più alcuni paesi residuali dal 2018.

La Direttiva comunitaria ha una valenza più ampia delle semplici informazioni finanziarie, in quanto, gli Stati comunitari devono mettere a disposizione anche i dati dei redditi da lavoro, dei compensi per dirigenti, delle polizze vita (se non già monitorate attraverso altri strumenti di scambio di informazioni), delle pensioni, nonché delle proprietà e dei redditi immobiliari.

Particolare attenzione deve essere poi posta per i conti svizzeri. Anche se il primo periodo interessato dallo scambio automatico di informazioni sia appunto il 2017, la Confederazione Elvetica, ha sottoscritto infatti, nel medesimo anno, un accordo con l’Italia avente per oggetto i cosiddetti “contribuenti recalcitranti” (ovvero possessori di conti che avevano ricevuto una lettera dalle banche elvetiche con l’invito alla regolarizzazione e non vi hanno provveduto). Per questi, l’Italia, ha inoltrato alla Svizzera già dal 2017 richieste di gruppo. L’Amministrazione svizzera sta mettendo a disposizione i dati di coloro che non hanno fatto opposizione (entro metà aprile 2020) ad un provvedimento pubblicato sul foglio ufficiale, in particolare, sta comunicando alle autorità italiane i dati dei saldi di tali conti al 28 febbraio 2015 ed al 31 dicembre 2016, annualità ancora “fiscalmente aperte”.

Infine si ricorda che lo scambio automatico delle informazioni previsto dalla Direttiva UE (che coinvolge appunto i paesi dell’Unione ed è esteso ai paesi menzionati) si sovrappone a quella che, a livello mondiale, in tema di reporting dei conti finanziari, è la Convenzione multilaterale per la mutua assistenza fiscale (o, per i soli rapporti con gli USA, dall’accordo FATCA con gli Stati Uniti d’America).

La Convenzione ha carattere multilaterale, adesione e ratifica degli Stati comportano l’impegno di ciascun Stato a reperire i dati dagli intermediari e a metterli a disposizione delle altre Amministrazioni (gli scambi vanno dallo Stato in cui i conti sono detenuti allo Stato di residenza dei titolari, compresi i “meri” titolari effettivi).

La sovrapposizione delle due procedure porta gli stati comunitari ad essere destinatari di entrambe.

In virtù di tutto questo, per esempio, per le attività detenute nel Regno Unito, i dati dei conti continueranno a pervenire all’Italia anche dopo la Brexit: il Regno Unito, infatti, non applicherà più la direttiva dal 2021, ma continuerà invece a scambiare i dati dei conti finanziari ai sensi della Convenzione multilaterale; allo stato attuale, in assenza di ulteriori accordi con l’Unione Europea, non saranno invece più oggetto di scambio automatico i dati di redditi di lavoro, pensioni, redditi e proprietà immobiliari, ecc.

 

Stefano Quaglia

 

Il Regime IVA applicabile agli oneri per la sosta in porto

Si torna su un argomento trattato, anche indirettamente, più volte da parte dell’Agenzia delle Entrate, ovvero, il trattamento IVA applicabile ai costi relativi alla sosta delle merci in container negli spazi portuali, oltre i termini di franchigia.

Si tratta principalmente di quegli oneri per le soste (“demurrage”) applicate da parte delle compagnie di navigazione per l’utilizzo degli spazi dei terminal. Normalmente questi oneri sono finalizzati a sanzionare i ritardi delle operazioni di sbarco ed imbarco e decorrono a partire dalla data contrattualmente prevista per il termine delle operazioni (normalmente vi è apposita clausola a regolarle che indica un periodo massimo entro il quale l’utilizzo dello spazio del terminal è concesso gratuitamente).

Costi analoghi a quelli appena definiti sono anche gli oneri “post-storage” (applicati dai terminal portuali) e le c.d. “detention” (relative a utilizzo di attrezzature, utilizzo del container).

La natura degli oneri citati li porta ad essere assimilati alle controstallie, che l’Agenzia delle Entrate definisce appunto come una penalità dovuta per sanzionare il mancato compimento delle operazioni di sbarco o d’imbarco entro i termini del contratto fino al completamento delle operazioni stesse. Tale definizione, a parere dell’Agenzia, consente l’applicazione dell’art 15 comma 1 n. 1 del DPR 633/72 dell’IVA, che esclude dalla base imponibile IVA le “somme dovute a titolo di interessi moratori o di penalità per ritardi o altre irregolarità nell’adempimento degli obblighi del cessionario o del committente”

Di conseguenza, saranno escluse ai fini IVA anche le somme che lo spedizioniere riaddebita al proprio cliente. In occasione della consulenza giuridica n. 956-61/2018, l’Agenzia delle Entrate, ha menzionato la non imponibilità ai fini IVA (ex art. 9 comma 1 n.6 del DPR 633/1972 dell’IVA) dei “servizi prestati nei porti, autoporti, aeroporti e negli scali ferroviari di confine che riflettono direttamente (...) il movimento di beni o mezzi di trasporto”. Qui viene richiamata la non imponibilità di tutti questi servizi purché vengano svolti in ambito portuale e purché riflettano direttamente il funzionamento e la manutenzione degli impianti, ovvero il movimento di beni o mezzi di trasporto.

L’Agenzia ha ritenuto che, per la fattispecie degli oneri sopra citati (demurrage, detention e post-storage), abbia prevalenza la natura di penale rispetto a quella di servizio portuale, legittimando così l’applicazione dell’art.15 del DPR 633/1972 anziché dell’articolo 9 del medesimo testo di legge.

Pur non condividendo completamente quanto affermato dall’Agenzia, si evidenzia che, da un punto di vista pratico, gli effetti sull’applicazione dell’IVA sarebbero nulli se le prestazioni in esame sono effettuate in ambito portuale. L’unica implicazione pratica si riverbera nella impossibilità di incrementare il plafond nel caso di plafond per i soggetti che applicano il regime degli esportatori abituali.

Matteo Macciò

PKF Studio TCL Genova Milano

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