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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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23/09/19 09:23

Economia globale in rallentamento e incertezze sui mercati finanziari

Quali prospettive e come preparare i nostri portafogli per l’autunno

=== COMUNICAZIONE AZIENDALE ===

Dopo un 2018 di rendimenti negativi per gli investimenti, gli indici azionari e obbligazionari globali hanno archiviato una prima parte dell’anno molto positiva, i mercati finanziari hanno ricominciato a crescere anche a ritmi sostenuti e ora quali prospettive ci attendono?

L’attuale fase espansiva del ciclo economico è la più lunga mai registrata, ma un ciclo maturo tipicamente non finisce perché è troppo vecchio piuttosto a seguito di squilibri significativi nel sistema (repentino aumento inflazione, azione aggressiva delle banche centrali, choc di fiducia), al momento questi tipici indicatori di recessione non si vedono ancora. Il rallentamento delle economie inizia ad evidenziarsi attraverso gli indicatori anticipatori (cd leading indicators come PMI in contrazione e sotto 50, produzione industriale ed esportazioni in calo, utili societari in rallentamento). A livello globale inflazione e mercato del lavoro non destano preoccupazioni, i tassi di interesse sono bassi e negativi ma il livello di indebitamento pubblico e privato è piuttosto elevato e in aumento.

Dicevamo che non esistono ancora chiari segnali di imminente recessione ma i governi e soprattutto le banche centrali sono vigili e pronti ad intervenire. Stanno preparando nuove strategie, anche non convenzionali, per contrastare l’indebolimento dell’economia. In particolare la Banca Centrale Europea è intervenuta con misure straordinarie nell’ultima riunione del 12 settembre, tra l’altro, aumentando il costo del deposito in BCE per le banche (a -0,50%). Di fatto le banche pagano per depositare la liquidità raccolta dai propri clienti presso la Banca Centrale, proprio per spingerle ad utilizzarla per finanziare imprese e famiglie. Anche la Fed americana, sotto le martellanti pressioni del Presidente Trump, si appresta ad adottare misure espansive con la riduzione dei tassi.

Tra gli addetti ai lavori sta aumentando la consapevolezza che l’intervento delle Banche Centrali, non sia più particolarmente efficace ed è qui che dovrebbero intervenire le politiche di bilancio espansive dei governi (in primis quelli che se lo possono permettere perché non troppo indebitati e magari in avanzo di bilancio).

Nel recente summit, molto efficace la dichiarazione del Presidente uscente della BCE Mario Draghi: “da sola la politica monetaria non basta più, ora tocca alla politica fiscale”.

La Germania per anni custode di un’assoluta ortodossia fiscale e monetaria sembra ora orientata a cambiare indirizzo rompendo un tabù e di pari passo le prime indicazioni che giungono dalla Commissione europea a guida Ursula Von der Leyen che si insedierà a novembre, vanno nella stessa direzione, con l’idea di liberare risorse per gli investimenti in grado di stimolare la crescita a livello comunitario.

Ma attenzione all’effetto contrario, cosa potrebbe accadere se le aspettative che si stanno creando venissero in qualche modo deluse?

Uscire ora dai mercati sarebbe comunque una mossa azzardata magari rinunciando ad ancora una parte consistente di rialzo e allora cosa possiamo fare? Vale sempre la regola aurea della diversificazione magari privilegiando i settori più difensivi (value vs growth) e ricorrendo ad una gestione attiva del proprio portafoglio (questo significa sfruttare tatticamente gli sviluppi del mercato). Proteggersi con l’acquisto di valute difensive e se non si è ancora fatto aprire il portafoglio ai mercati emergenti.

Sulle politiche monetarie si gioca anche la sorte delle valute, tagli dei tassi aggressivi potrebbero restituirci un deprezzamento del Dollaro americano, considerare lo Yen giapponese come strategia di difesa mentre dei tagli dei tassi potrebbero ancora beneficiare i mercati azionari. Questo anche per un fattore legato alla valutazione delle aziende (secondo i modelli largamente diffusi), anche se questo effetto per il gioco delle aspettative, è già in buona parte prezzato nelle attuali quotazioni.

A mio avviso l’aspetto più preoccupante rimane il livello di indebitamento globale e soprattutto il livello dei tassi d’interesse eccezionalmente bassi e mai così bassi nella storia (mentre scrivo il decennale tedesco ha toccato il -0,70% annuo questo significa che in partenza investo sapendo di perdere il 7% a 10 anni, escludendo inflazione e tasse) e questa situazione potrebbe ulteriormente peggiorare. A livello globale circola uno stock di 17 trilioni di dollari di obbligazioni con rendimento negativo e ormai un quarto delle transazioni globali (in parte anche bond societari) avviene su strumenti con rendimento sotto lo zero.

Nel portafoglio delle famiglie italiane, i bond hanno tradizionalmente rappresentato l’investimento in grado di generare un reddito oltre che la diversificazione dal rischio azionario. In queste condizioni questo ruolo è andato perduto, aumentando la potenziale volatilità nei portafogli.

Con buona probabilità in questo particolare momento storico il mercato dei bond è diventato più sopravvalutato rispetto al mercato azionario. Ma nonostante il livello bassissimo dei tassi, a livello di investimenti netti le obbligazioni continuano a vedere flussi positivi mentre le borse registrano outflows. In particolare negli Stati Uniti, per molto tempo e dopo la fine dei cicli di QE, sono stati i buybacks a garantire sostegno alle borse, con occhio benevolo dell’amministrazione Trump. Operazione facilitata anche dalla possibilità di rimpatrio dei capitali liquidi detenuti off-shore delle principali multinazionali.

In questa fase il rischio di un aumento della volatilità è alto, per questo sono necessari nervi saldi e lavorare in coerenza con gli obiettivi che ci siamo posti per i nostri investimenti (investire per obiettivi), prendendo in considerazione l’idea di acquistare nei momenti di maggior discesa senza farsi prendere dal panico e affidandosi a gestori attivi e di qualità.

Se ancora non è stato fatto diventa urgente un check-up del proprio portafoglio finanziario per capire il grado di tenuta in situazione di stress o per rimodellarlo in base alle mutate situazioni ed esigenze.

Nelle nostre scelte consideriamo sempre l’impatto che potrebbe giocare la geopolitica, come le tensioni innescate con l’introduzione dei dazi (mai una bella notizia per i commerci mondiali) oppure le tensioni tra Arabia Saudita e Iran che potrebbero avere un forte impatto sul prezzo del petrolio e ancora la Brexit e i populismi, anche se non è facile proteggere gli investimenti da eventi di questo genere.

Per le nostre scelte di portafoglio, un’altra area su cui porrei attenzione è rappresentata dai grandi cambiamenti che stiamo vivendo nelle nostre abitudini di vita, sono i cd megatrend, trasformazioni di lungo periodo guidate dalla tecnologia, dalle dinamiche demografiche, dall’ambiente, le smart cities (ma di questo parleremo in un nostro prossimo articolo).

Buona lettura

Mauro Ferrero

zoom

TAG : Finanza
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