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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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04/10/17 20:40

Trieste punta sempre più sul rapporto mare/industria. Forse

La nuova Seleco annuncia lo sbarco in Porto Vecchio ma di istanze e autorizzazioni non c’è traccia. Incertezza anche sul futuro di alcune aree portuali della ferriera. Sovvenzioni regionali per Autamarocchi, TO Delta, GMT, piloti e ormeggiatori

A Trieste ha fatto e sta facendo discutere l’annuncio di Seleco di voler impiantare i propri impianti produttivi e distributivi in un’area del Porto Vecchio, parte del demanio portuale.

L’attenzione mediatica è però legata a diatribe di campanile. Seleco, infatti, è uno storico produttore pordenonese di televisori fondato negli anni sessanta. Dopo varie vicissitudini e fallimenti, gli attuali proprietari del marchio – la società milanese Twenty, attiva nella commercializzazione di prodotti elettronici realizzati in Oriente – annunciarono nei primi mesi dell’anno l’intenzione, riassunto il nome di Seleco, di riavviare la produzione in proprio, installandosi in capannoni ex Electrolux a Pordenone e ventilando la possibilità di reimpiegare (circa 50 persone) proprio parte del personale ex Electrolux.

Pochi giorni fa, invece, la comunicazione della preferenza per Trieste, in ragione della possibilità di usufruire di un regime doganale agevolato. E l’annuncio a mezzo stampa di aver ottenuto dall’Autorità di Sistema Portuale l’autorizzazione all’anticipata occupazione del Magazzino 5 in Porto Vecchio, ove impiantare le attività di “progettazione, assemblaggio, stoccaggio e commercializzazione di Seleco”. 

Con tanto di conferma, al quotidiano locale Il Piccolo, da parte Zeno D’Agostino: “L’anticipata occupazione è stata rilasciata per consentire alla Seleco di iniziare immediatamente i lavori che permetteranno di mettere a norma quella struttura e di trasformarla nel loro stabilimento. Ora servono i tempi tecnici per sbrigare questioni amministrative e poi nell’arco di qualche settimana verrà rilasciata la concessione”. Circostanza che seguirebbe del resto le ripetute affermazioni del presidente dell’ente portuale in merito all’interesse suscitato, presso non solo imprese logistico-portuali (si è parlato di MSC) ma anche da parte di soggetti industriali, dalle nuove prerogative amministrative concesse all’AdSP in materia di gestione dei punti franchi triestini.

Ad oggi, però, al netto dell’operazione su aree ex Wartsila, in via di definizione, non risultano investimenti effettivi. Anche per quel che riguarda Seleco. Né sul sito dell’AdSP né sul suo albo pretorio o su quello del Comune, infatti, si trova traccia di autorizzazioni né di istanze presentate da Seleco ed è la stessa AdSP a render noto di non aver ancora ricevuto dall’azienda alcuna “richiesta formale”.

Per attuare il pur encomiabile tentativo, propugnato dall’AdSP, di favorire, accanto allo sviluppo dei traffici, il ritorno dell’industria in banchina (vedasi anche il caso Wartsila), insomma, fra il dire e il fare c’è appunto di mezzo il mare. Anche per quel che riguarda alcune aree oggi parte di quelle in concessione alla ferriera di Servola (Arvedi).

Giorni fa, infatti, il civico Comitato 5 dicembre riportava, dopo un colloquio con D’Agostino, come il presidente abbia sostenuto la “necessità di superare l'area a caldo e riconvertirla in area logistica e retro-portuale. Le possibilità sono più di una: appendice del Molo 8 attualmente in costruzione (Piattaforma Logistica, nda); banchina per nuove attività che alcuni investitori esteri sono interessati a sviluppare; oppure come parte integrante di un progetto che la stessa Autorità Portuale intende far partire nella zona, un progetto che ha a che fare con la produzione e distribuzione di bio-energia”. In questo caso, però, non è comparsa nemmeno la Seleco di turno e per il momento bisogna accontentarsi di buone ancorché vaghe intenzioni.

 

Sovvenzioni regionali per Autamarocchi, TO Delta, GMT, piloti e ormeggiatori

La giunta regionale del Friuli Venezia Giulia ha approvato, su proposta dell'assessore al Territorio, Mariagrazia Santoro, il piano di riparto dei contributi, pari a 1,8 milioni di euro, per interventi dedicati allo sviluppo del trasporto combinato a favore di soggetti privati, in base alla legge regionale 7/2004. A beneficiarne Autamarocchi (oltre 600mila euro su investimenti di quasi 1,6 milioni di euro); due società del gruppo TO Delta: la Compagnia Portuale di Monfalcone (588mila euro su 3,4 milioni) e Trieste Marine Terminal (345mila euro su 2 milioni); Steinweg GMT (158mila su 924mila), la Corporazione Piloti di Trieste (85mila su 142mila) e quella degli Ormeggiatori (7mila euro su 41mila).

A.M.

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