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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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10/05/19 09:22

Trieste e Venezia porti specchio dell’economia europea

Nel primo trimestre 2019 lo scalo giuliano tiene malgrado rallentamento tedesco e crisi turca grazie ai treni per centro ed est Europa mentre quello veneto sconta la crisi industriale italiana

Il presidente del porto triestino Zeno D’Agostino a bordo di un locomotore portuale: la ferrovia è il fattore chiave della tenuta dei volumi dello scalo

I dati trimestrali resi noti in questi giorni dalle Autorità di Sistema Portuale di Venezia e di Trieste offrono una significativa descrizione dello stato di salute dell’economia italiana in rapporto a quella dei paesi vicini.

Nel capoluogo giuliano, dove il traffico è particolarmente legato a caricatori e operatori centro ed est europei (emblematica la crescita del movimentato ferroviario: 17,57% e 2.670 treni movimentati), si è registrata nei primi tre mesi dell’anno una tenuta dei volumi (15,1 milioni di tonnellate, +0,12%). Quello veneto, invece, ha chiuso a 6,47 milioni di tonnellate, segnando un -5,8% rispetto al primo trimestre del 2018. “Nel primo trimestre 2019 i traffici dei porti veneziani, che sono scali a vocazione principalmente industriale, hanno risentito della flessione della produzione che ha interessato l’economia italiana nell’ultimo trimestre del 2018. Il rallentamento dell’economia nazionale e la riduzione degli ordini ha significato, infatti, una minore importazione di materie prime e ridotte esportazioni di prodotti finiti verso i paesi extra-UE attraverso il gateway portuale veneziano” ha ben sintetizzato Pino Musolino, vertice dell’ente portuale veneziano.

I dati merceologici confermano la bontà dell’analisi. A Venezia infatti il dato peggiore ha riguardato il dry bulk con un calo del 16,4% a 1,77 milioni di tonnellate, seguito dalle rinfuse liquide a -4,7% per 2,2 milioni di tonnellate. Parzialmente consolatorio il general cargo, con 2,4 milioni di tonnellate (+2,4%), caratterizzato dal buon andamento di container (+3,1% per 1,4 milioni di tonnellate) e breakbulk (+8,6% per 0,62 milioni di tonnellate) e da quello negativo dei ro-ro (-7,4% per 0,43 milioni di tonnellate).

Quanto a Trieste, il -1,77% delle rinfuse liquide (10,3 milioni di tonnellate) sembrerebbe indicare la perdurante stagnazione dell’economia tedesca (0% nell’ultimo trimestre per il PIL di Berlino), cui tali prodotti sono principalmente destinati. Per contro l’ottimo risultato nei container (+16,9% per 2,1 milioni di tonnellate) e nelle rinfuse secche (+58,3% per 0,63 milioni di tonnellate) sembrano denotare la vivacità di altri mercati serviti dal porto giuliano.

Nota stonata il -24,25% nei ro-ro (1,7 milioni di tonnellate). Anche in questo caso motivato dal trend di un’economia straniera quale quella turca. Il grave rallentamento registrato nel 2018 ha ridotto i volumi di scambio con l’Europa e il contestuale deprezzamento della lira turca, inoltre, ha portato a squilibrare i flussi di traffico, con un calo delle importazioni verso la Turchia maggiore di quello delle esportazioni turche destinate allo sbarco a Trieste.

A.M.

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