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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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14/02/17 13:45

Totorizzo taglia una torta lunga 40 anni farcita con l’ingrediente dell’aggregazione in rete

I primi quattro decenni di attività di SPAMAT celebrati a Bari con una grane festa pubblica arricchita di una tavola rotonda che ha visto confrontarsi gli attori del cluster marittimo portuale sui temi caldi dei sistemi portuali, delle reti logistiche e delle ultime novità legislative

Bari  - Una (bella) festa privata a (larga) rilevanza pubblica.

Un party aziendale un po’ sui generis, che merita subito una nota di encomio: in un’Italia in cui il tasso di moria delle aziende è certamente superiore a quello di nascita, tagliare il traguardo dei 40 anni di attività per la SPAMAT di Vito Totorizzo & C. è un grande merito

Ma non è stata solo una celebrazione aziendale per un anniversario tutto sommato di media gittata, con tanti partecipanti (quasi 150 gli invitati); piuttosto un evento collettivo con un vasto seguito di operatori e istituzioni radunati per capire di più su alcuni meccanismi che regolano attualmente i sistemi dei trasporti incentrati sui nodi portuali – specie alla luce delle novità organizzative ancora in attesa di dispiegare in pieno i propri effetti legati alla fresca riforma portuale - e soprattutto le discrasie organizzative, tecniche e giuridiche che ancora limitano l’attività delle reti logistiche che passano attraverso le banchine italiane, impedendo lo sviluppo del potenziale in essere.

E in ultima analisi causando una stasi, se non un ridimensionamento, dei traffici portuali e del sistema terrestre dei trasporti nonché un sovraccosto alla nostra industria manifatturiera determinato dai nodi burocratici e infrastrutturali, orpelli e limitazioni al fluido movimento delle merci da e per il nostro Paese.

Molti dei convenuti al terminal crociere hanno anche confidato di poter apprendere qualche novità sull’esito della nomina dei vertici della neonata, ma tuttora acefala, Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale, che vede raggruppati 5 porti, dei quali tre, Bari, Brindisi e Manfredonia, in precedenza sedi di Autorità Portuale, con il ‘buon peso’ di Barletta e Monopoli.

Una ex Autorità Portuale di Levante che negli ultimi tempi del ‘regno’ di Franco Mariani (quasi 12 anni tra due mandati da presidente e oltre 3 da commissario) ha segnato il passo in alcuni filoni merceologici – come le crociere, scese da mezzo milione di passeggeri a poco più di 300mila – ma soprattutto ha perso un paio di ‘treni’ (in senso figurato, giacché i treni veri a Bari non possono arrivare a causa della mancanza di raccordo ferroviario, grave pecca dello scalo pugliese) con lo sviluppo.

Il riferimento al finanziamento da 69 milioni di euro (con ulteriori aggravanti sotto il profilo degli oneri finanziari e di altri capitoli di spesa mai utilizzati) perduti nel 2011 per l’inerzia dell’amministrazione portuale a spendere quei denari, non avendo pubblicato, nell’arco di un quinquennio, i relativi bandi di gara; nonché alla ‘grande incompiuta’ di Marisabella, il poderoso polmone di crescita i cui lavori sono rimasti malinconicamente al palo per una serie di sviste e contraddizioni su cui pare sia ora caduto l’occhio della magistratura…) e da progetto di raddoppio delle banchine baresi è ora relegato a fungere tristemente da gigantesca area di parcheggio dei mezzi gommati, è inoppugnabile.

Ma tutti gli intervenuti, indistintamente, si sono stretti in un tanto commosso quanto sincero abbraccio, non solo ideale, al padrone di casa della circostanza, il Capt. Vito Totorizzo, incessante motore del Gruppo SPAMAT, che ha voluto fare un’eccezione al suo proverbiale basso profilo, decidendo di festeggiare con tanti familiari, amici, partner, fornitori e clienti, i suoi primi 40 anni al timone di un’azienda tipicamente a connotazione familiare ma che comunque ha saputo cogliere risultati degni di un moderno gruppo multi task a guisa di una simil-corporation a valenza territoriale regionale.

Una realtà avviata nel 1977 dai due soci fondatori delle primigenie agenzie marittime consorziate – oggi scomparsi, cui Totorizzo si è accodato due anni dopo fino a rilevare in breve tempo tutte le quote -  dapprima nel porto di Molfetta (dove tuttora opera in maniera ora un po’ marginale ma con l’ambizione dichiarata di ritornare ad investire pesantemente non appena si sarà dipanata la matassa giudiziaria che ha imbrigliato un allettante progetto di ampliamento del porto commerciale) e poi approdata nel porto di Bari, dopo qualche anno, con importanti investimenti.

Solo a livello di macchine portuali la SPAMAT ha investito finora circa 10 milioni di euro per acquistare un identico numero di grandi gru (7 sono a Bari e 3 a Molfetta) per la movimentazione di merceologie di vario genere, dagli inerti al legname, dall’acciaio alle granaglie, dai container al project cargo.

Con una movimentazione che negli anni più fulgidi ha sfiorato i 2 milioni di tonnellate (di cui l’85% nel porto capoluogo) per un totale complessivo di 22 milioni di tonnellate di merce, l’azienda – passando per una metamorfosi che l’ha vista assumere vesti professionali progressivamente ulteriori: da spedizioniere doganale ad agenzia marittima, da casa di spedizioni a impresa di sbarco, da operatore logistico e autotrasportatore a terminal operator – ha allargato la base dell’organico sino ad arrivare a dare lavoro a 50 dipendenti diretti ed a fatturare una dozzina di milioni di euro.

Con la seconda generazione che già incalza – il primogenito Giuseppe, leader dei Giovani Agenti Marittimi Nazionali, e anch’egli 40enne, proprio come l’azienda di papà; e la figlia Maria Rosaria, dedicata a seguire l’attività di Molfetta – e da poco passati i 70 anni, Totorizzo non si sente affatto da pensione, e continua a lavorare con la vitalità di un ragazzino, disegnando nuove traiettorie di sviluppo aziendale e inediti orizzonti geografici di radicamento.

Il gruppo pugliese, che ha sempre fatto di alta tecnologia e profilo internazionale le proprie bandiere, sta infatti perseguendo ulteriori progetti di crescita non solo sul territorio più familiare ma anche all’estero. Non è un mistero che Totorizzo abbia intensificato i rapporti coi paesi dirimpettai di oltre Adriatico, e sia in trattativa avviata per stringere due importanti acquisizioni di aree portuali in Albania, senza disdegnare un pensierino al vicino Montenegro e l’Albania. Paesi un po’ arretrati sotto il profilo della gestione e organizzazione delle attività di trasporto e movimentazione portuale a cui SPAMAT può apportare il proprio contributo decisivo in termini di know how e competenze ai fini dello sviluppo dei traffici.

Per descrivere questa significativa parabola aziendale, testimoniata anche dalla presenza di alcuni dei lavoratori della prima ora (tre dei quali hanno ricevuto un riconoscimento alla carriera trascorsa sotto una sola bandiera dalle mani del titolare, con inevitabile versamento di lacrime di commozione genuina), Totorizzo ha speso le proprie parole in presa diretta, quelle più asettiche studiate a tavolino affidate a un video che ha descritto in pillole l’evoluzione della propria impresa, e soprattutto le testimonianze di molti dei suoi interlocutori storici e più recenti.

Non senza affidarsi ad alcune efficaci frasi celebri affisse a mo’ di slogan aziendale, con emblematici aforismi, esemplificativi del suo particolare percorso professionale e modo di intraprendere la vita: “Il mare non insegna solo un mestiere, insegna a essere uomo” (Vittorio G. Rossi) e “Solo chi ha attraversato il deserto può raggiungere l’oasi” (anonimo africano).

Quasi un plebiscito nel riconoscere la energica e prorompente dose di umanità – con tutte le sfaccettature del caso, comprese quelle più ruvide… -  di cui è dotato l’imprenditore pugliese. “Totorizzo ha applicato appieno il dogma della polifunzionalità e flessibilità così consoni al porto di Bari - ha confermato Franco Mariani – ma soprattutto penso che abbia litigato con la metà dei presenti oggi qui; per questo è una persona vera!”

Anche l’Assessore Carla Palone, da figlia di imprenditore, si è dichiarata conscia dell’importanza di “valorizzare il lato umano dell’impresa; il rapporto umano è fondamentale per lo sviluppo di qualunque azienda”.

L’Avvocato Francesco Mastro ha riconosciuto a Totorizzo “la capacità di incarnare i bisogni della comunità senza perseguire unicamente lo scopo di lucro”.

Ma un po’ tutti coloro che sono intervenuti non hanno potuto fare a meno di constatare i valori genuini che sottostanno alla filosofia aziendale, tradotti a volte con la rude schiettezza del lupo di mare (Totorizzo ha navigato per alcuni anni prima di scendere a terra), ma che gli hanno fatto guadagnare un numero di amicizie vere nonché consolidati apprezzamenti e manifestazioni di stima da tanti degli stakeholders incontrati in questa lunga (ma ancora certamente non giunta al termine) carriera.

Il presidente del gruppo barese-molfettano ha infatti inteso riunire presso il sempre affascinante terminal crociere - realizzato nel 2003 quando lui stesso era segretario generale della giovane e allora ancora ambiziosa e dinamica Autorità Portuale di Bari, che si affacciava a un settore affascinante come quello delle navi bianche ma quasi del tutto incognito - tutti coloro che hanno reso possibile raggiungere un importante risultato per questa attività imprenditoriale, conscio che il maggiore strumento per essere competitivi e raggiungere grandi obiettivi è quello appunto di ‘fare rete’ per ‘andare in rete’, ovvero raggiungere il proprio ‘goal’.

“Sul tema si discute da anni, ma ancora non c’è efficienza; siamo nel cuore di un sistema logistico che richiede di essere sbloccato e potere avviare percorsi che già di per sé dovrebbero essere stati intrapresi a corollario delle leggi sulla rete di impresa – il contratto di rete istituito con L. n.33/2009 e perfezionato con L. n.99/2009 sull’innovativa modalità di aggregazione – e soprattutto alla luce dell’adozione del Piano Strategico Nazionale della Portualità e della Logistica del 6 agosto 2015 e del decreto di semplificazione delle Autorità Portuali del 28 luglio 2016, poi cristallizzati nel D.Lgs. n.169/2016” spiega Totorizzo introducendo il momento congressuale. “L’obiettivo finale è quello di consentire ai porti italiani di diventare un sistema maggiormente capace di creare occupazione e sviluppo economico nel segno di un forte snellimento delle procedure col famoso sportello unico. Il tutto da raggiungere grazie ad una forte centralizzazione delle scelte strategiche con la creazione di una cabina di regia baricentrica che eviti la competizione distruttiva tra porti limitrofi e viceversa ne stimoli la cooperazione al fine di elevare la portualità nazionale a una capacità competitiva di livello europeo”.

Concetti che sono stati affrontati e sceverati in buona parte dagli ospiti ‘di fuori porta’ convocati per il dibattito imbastito. Di estrema attualità, infatti, la tematica esaminata nella tavola rotonda – moderata dal direttore di Ship2Shore – e intitolata ‘Sviluppo integrato e coordinamento delle attività nei porti’ con un nutrito panel rappresentato quasi esclusivamente da presidenti di associazione di categoria del cluster marittimo e portuale.

Un workshop caduto in un momento di grande importanza e delicatezza poiché siamo ancora nel giro di ricognizione della fresca riforma portuale, con la nuova macchina della AdSP da mettere a punto in larga misura, perché il motore batte in testa: ci sono molti progettisti e meccanici attorno al veicolo del D.Lgs 169/2016 del 4 agosto scorso. Il pilota - ovvero, i nuovi presidenti - è ansioso di provare il bolide ma ha paura di uscire fuori strada…e a ragione!

Tra i pensieri e suggerimenti emersi la volontà, affermata da alcuni relatori, di ‘fare squadra’ per poter superare ostacoli insormontabili individualmente, attraverso una nuova logica dei sistemi portuali, favorendo le realtà esistenti, sulle quali gravitano imprese ormai consolidate, e così proseguire in un percorso fatto di più aggregazioni tra porti e operatori maggiori, al fine di creare una logistica intelligente, in modo da ridurre costi e tempi con una chiara ‘separazione alla fonte’ dei flussi: “Le merci più vicine al sud Italia devono arrivare a Brindisi, quelle che devono raggiungere il nord devono arrivare a Bari” ha semplificato la questione Totorizzo.

Con una partecipazione di pubblico sempre attenta, e intervallati da numerosi interventi di istituzioni locali - l’avv. Francesco Mastro, in rappresentanza del Presidente della Regione Michele Emiliano, l’assessore allo sviluppo economico del Comune di Bari, Carla Palone che ha portato i saluti del sindaco Antonio de Caro, il senatore molfettano Azzollini, il presidente di Confindustria Bari e BAT Barletta Andria Trani  Domenico de Bartolomeo, il presidente della Port Authority del passato Franco Mariani (‘scortato’ dai fidi pretoriani Mario Sommariva e Mario Mega, rispettivamente segretario generali precedente e attuale) e quello in pectore della nuova Port Authority allargata, l’avv. Ugo Patroni Griffi (sulla cui nomina, sponsorizzata da una della famiglie imprenditoriali più potenti di Bari, peraltro si addensano ultimamente nubi abbastanza fosche) – la mezza giornata di lavori si è sviluppata in maniera lineare e scorrevole.

D’eccezione la testimonianza d’impegno e di amicizia, oltre che di stima professionale, di quello che è il maggiore cliente, il Gruppo Casillo, ma anche molto di più: “Un partner nelle nostre scelte logistiche” ha confermato Totorizzo, annuendo al saluto del titolare d’impresa Francesco Casillo che opera sulle banchine pugliesi (e non solo: in totale ha interessi in 5 terminal portuali) anche tramite la Silos Granari della Sicilia, guidata dall’amministratore unico Davide Campanile.

“Il modello Puglia, che riesce a fare sistema e a muoversi all’unisono, lungo il molo Italia che si allunga come un’opportunità senza tempo nel Mar Mediterraneo” è stato al centro del contributo di Umberto Masucci, Presidente Propellers Club Italia, che ha anche sottolineato come “i giganti mondiali della portualità stiano già correndo verso orizzonti che da quel ‘molo Italia’ ancora non si intravedono. Per cui, è tempo, in definitiva, che la politica cambi decisamente marcia” ha soggiunto il numero uno dei ‘Rotary del Mare’ tricolori, annunciando anche (quasi a mo’ di scoop) che proprio in Puglia si terrà la prossima convention nazionale 2017: “esattamente il 29 settembre a Taranto”, a rappresentare anche una sorta di leadership della regione più a Levante d’Italia.

“Effettivamente proprio in Puglia è nato e funziona bene un esperimento di aggregazione nel nostro ambito; le agenzie marittime delle tre associazioni locali si sono radunate in Raccomar” ha ricordato ancora Masucci, che di recente ha dovuto praticamente dismettere la sua veste imprenditoriale, rinunciando ad alcuni incarichi in diverse aziende, per poter legittimamente partecipare al Nuovo Comitato di Gestione dell’AdSP campana, correttamente interpretando il dettato legislativo che richiede di evitare situazioni di conflitto di interessi anche solo latenti.

Il dinamico avvocato (ma senza mai esercitare la professione) partenopeo – che tra l’altro come imprenditore collabora con SPAMAT dal lontano 1982 - si è collocato tra i fautori della recente riforma ministeriale. “Sono positivo sull’operato dal ministro Delrio, anche se convengo che forse si potrebbero sfoltire ulteriormente le poltrone: da 24 a 15 non è stato fatto un passo avanti enorme. Ma il vero problema è quello dell’impasse attuale: al sud 2 su 7 AdSP sono bloccate, prive di una presidenza e con prospettive nebulose, mentre al nord 7 su 8 sono capitanate da un nuovo leader. Anche in questo ambito forse si evidenzia la difficoltà di governare il Meridione d’Italia”.

Nel suo come sempre mai banale intervento, Gian Enzo Duci – parlando forse più quale docente di economia dei trasporti all’ateneo genovese che non da presidente nazionale degli agenti marittimi – ha rimarcato il sottotitolo della tavola rotonda “rete, trasporti, logistica” proprio a individuare il rinnovato approccio, espresso dalla gente di mare che Totorizzo rappresenta, a non guardare più solo al mare e al porto come da millenni è sempre stato, bensì ad allargare a camion e treni e dunque alla fase terrestre del trasporto la visione del sistema logistico complessivo.

Il manager e imprenditore genovese ha poi facilmente smontato la tesi dell’Italia come ideale e quasi perfetta piattaforma logistica - invero un po’ ingenuamente e grossolanamente avanzata, lanciandosi ‘senza rete’, dal politico di Molfetta, Sen. Azzollini – invece andando a evidenziare le pecche non solo orografiche della nostra penisola. “Sarebbe meglio essere piccoli, piatti e rotondi come l’Olanda, che ha così avuto modo di valorizzare appieno la funzione di hub di Rotterdam, che non lunghi, articolati nelle coste, con una miriade di porti e porticcioli tutti egualmente ambiziosi (e al limite velleitari) e soprattutto divisi longitudinalmente da un ‘muro geografico’ come gli Appennini; tutto il contrario delle esigenze poste allo scorrimenti fluido e armonico della merce!”

Per Luigi Robba, decano della portualità associativa dapprima come segretario generale di Assoporti e ora di Assiterminal, l’attività nei porti subisce il giogo e le vessazioni dell’eccesso di poteri e legiferazioni. “C’è troppo intervento pubblico e soprattutto una presenza ingombrante di tanti enti ministeriali e non ad appesantire l’attività dei privati, limitando la possibilità di competere e determinando costi burocratici eccessivi. Come se non bastassero i controlli che c’erano già, ci si è messa pure l’ART Autorità di Regolamentazione dei Trasporti; l’errore fondamentale è stato quello di ascrivere la facoltà di entrare nella materia delle concessioni”.

Marcello Di Caterina, che in passato ha lavorato per il Ministero dei Trasporti, con molta serenità e sincerità, ha ammesso che “la politica fa degli errori, ed essendo presente quando è nata ART, io posso confermarlo; era una sovrastruttura inutile…” 

Impegnato nella sua incessante opera di proselitismo verso la neonata ed emergente associazione di logistica attraverso un road tour che abbraccia ormai tutto il territorio nazionale, il direttore generale di ALIS ha saputo rintuzzare le accuse di disgregazione associativa e autoreferenzialità che, indirettamente, gli sono piovute sul capo (a lui forse più che ad altri) proprio dal vigoroso e polemizzante intervento del Sen. Azzollini.

“La nostra associazione nasce per incentivare l’intermodalità e contribuire a ridurre il traffico e l'inquinamento atmosferico. Questa realtà di associazionismo innovativo opera in un ambito di primaria importanza per l’economia del Paese: il settore della logistica incide infatti sul PIL per un 14%, quello portuale per un 2,6%, con un indotto di 160.000 imprese e 1 milione di addetti.

Sin dall’inizio ALIS è entrata in pieno nella fase operativa, compiendo interventi concreti, sia a livello nazionale sia soprattutto in ambito internazionale, con la recente adesione al protocollo del Centro Servizi per il Mare, inaugurato a Bruxelles. Con la recente riforma portuale la logistica ha guadagnato una centralità mai avuta prima - ha concluso Di Caterina – e dunque ora l’obiettivo sarà porre attenzione sugli investimenti nelle aree retroportuali per permettere a tutti gli operatori associati di servire i mercati di riferimento con rapidità e puntualità”.

Giovanni Demari, Presidente del Consiglio Nazionale degli Spedizionieri Doganali, ha sottolineato il movimento spontaneo delle merci, “che si dirigono verso i Paesi che presentano meno ostacoli, perché le merci sono come l’acqua, che scorre dove non trova impedimenti. Nei porti del Nord Europa ci sono meno controlli o meglio, controlli più coordinati e programmati rispetto a quello che avviene oggi in Italia, dove prolifera una miriade di organi di controllo, una dilatazione dei tempi delle operazioni doganali e quindi di scorrimento delle merci”.

De Mari ha ricordato il problema basilare: “intercettare le merci. Oggi la Dogana potrebbe sdoganare in remoto, ma ancora non si realizza appieno il preclearing, col quale noi potremmo  lavorare come notai senza andare in dogana. La colpa è dei politici che non hanno adottato una chiara politica doganale; l’Italia non ha mai avuto lungimiranza in tal senso, tale da non vedere più la dogana come collettore di dazi e di imposte, ma viceversa come regolatore di traffico e garante della sicurezza della merci, della salute e degli standard qualitativi”.

All’esperto spedizioniere napoletano si è accodato nel giudizio il collega e concittadino Massimo De Gregorio, presidente di Anasped, sostanzialmente il sindacato di categoria, rimarcando l’esigenza “di fare proposte mirate; per la nostra professione occorre essere sempre pronti e preparati”.

In chiusura il Prof. Giuseppe Paolone Rettore dell’Università Telematica Pegaso, candidamente dichiaratosi “un pesce fuor d’acqua, venuto qui a imparare e conoscere il vostro settore, i cui meccanismi onestamente mi sfuggono” ha fatto risaltare “una necessità comune a tutte le imprese, che siano o meno marittime e portuali: c’è bisogno di più comunicazione”.

 

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Da Molfetta a Bari (e ritorno). Vito Totorizzo: i suoi primi 40 anni in banchina

Una bella storia di impresa portuale privata di successo, condivisa tra i due porti pugliesi, quella di SPAMAT Group, celebrata con la giusta enfasi al terminal crociere di Bari

 

La storia di SPAMAT Group in questi 40 anni di attività si interseca in maniera ineludibile, andando di pari passo, a quella delle banchine italiane, con le numerose evoluzioni organizzative e normative subentrare da metà degli anni ’70 ad oggi, ondeggiando tra i principali eventi innovativi sotto il profilo legislativo: nel 1989, i decreti Prandini emessi dall’allora Ministro della Marina Mercantile, che liberalizzarono il lavoro portuale con l’eliminazione della riserva di lavoro costituita nel 1939, e consentirono ad imprese portuali di costituirsi e competere con le storiche compagnie portuali.

E soprattutto la legge n. 84 del dicembre 1994 che aprì definitivamente alle imprese private la possibilità di investire e lavorare quali imprese portuali sottraendo agli Enti o Consorzi la gestione delle operazioni portuali.

In breve, SPAMAT è stata costituita a Molfetta il 10 febbraio 1977 per svolgere le operazioni doganali per conto delle due agenzie marittime C.I. Spadavecchia e Rag. Cosmo Amato, quando si sbarcavano tronchi di faggio provenienti dalla Jugoslavia e rottami di ferro provenienti dalla Russia, mentre da Molfetta si spedivano in Gran Bretagna i prodotti dell’acciaieria AFP, i profilati di ferro.

Nel 1979 SPAMAT snc incluse tra i soci il Capitano Vito Totorizzo, proveniente dal Consorzio del Porto di Bari ove svolgeva l’attività di capitano di banchina e si trasformò in SPAMAT SRL svolgendo tutte le attività di agenzia marittima e casa di spedizioni.

SPAMAT colse le opportunità legislative e, impegnando risorse economiche importanti, iniziò a dotarsi di mezzi meccanici costituendo una nuova società denominata ISTOP (Imbarchi, Sbarchi, Terminal Operatori Portuali) SPAMAT SRL come impresa portuale, e staccando SPAMAT SNC al posto di SPAMAT SRL, con mansioni di agenzia marittima raccomandataria e casa di spedizioni. Ancora oggi le due società danno vita al Gruppo SPAMAT.

Nel tempo si sono succeduti (e alcuni ancora persistono) clienti di prestigio come Agrimont, Ilva, Casillo, che permettono alla società di Totorizzo – la cui famiglia è oggi unico proprietario - di operare con tutte le sue diverse valenze funzionali nei due porti di Bari (a partire dal 1995) e Molfetta, supportando investimenti di rilievo in equipment e una crescita condotta a ritmo costante. 

 

Angelo Scorza

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