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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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10/09/18 22:00

Toninelli pronto allo strappo con Bruxelles per il porto di Messina

Dal Ministero nessuna retromarcia sull’istituzione della AdSP: “Dalla classificazione europea dei porti emerge palesemente una grave vulnus nel trattamento riservato allo scalo siciliano”

Il Ministero dei trasporti, nonostante Messina non avrebbe le carte in regola per diventare sede di Autorità di Sistema Portuale secondo quanto stabilito da Bruxelles che lo ha classificato come porto globale (comprehensive) e non centrale (core), non intende fare marcia indietro su quanto annunciato. Nei giorni scorsi il dicastero guidato dal Ministro Danilo Toninelli, annunciando l’intenzione di istituire la 16ma AdSP (nonostante la legge ne preveda 15), ha detto che “la scelta va nella direzione di tutelare e valorizzare la peculiarità dello Stretto di Messina, un territorio altamente svantaggiato e attraversato ogni giorno da tantissimi passeggeri, molti dei quali pendolari. A queste persone è giusto dare un servizio di trasporto adeguato e per questo è emersa la necessità di dotare la zona di un’autorità di sistema portuale ad hoc”.

A precisa richiesta se il Governo intenda procedere con un ulteriore correttivo all’ultima riforma portuale per derogare nuovamente a quanto scritto nel decreto legislativo n.169/2016, dal Ministero fanno sapere a Ship2Shore con un’ampia e diffusa spiegazione che “da una piana lettura del Regolamento n.1315/2013 (quello cioè che ha stabilito quali scali siano core e quali comprehensive, quindi di serie B, ndr) si evince che i porti marittimi europei sono stati classificati adottando quali criteri principali il volume totale annuo del traffico dei passeggeri e delle merci, indici dell'importanza, dimensione e capacità dello scalo portuale. Si distingue, nella suddetta classificazione, una rete globale, ove sono individuati i porti cc.dd. comprehensive, e una rete centrale, o porti cc.dd. core. I secondi, in tesi, dovrebbero avere delle caratteristiche tali da assumere un maggior rilievo strategico in ambito nazionale rispetto ai porti comprehensive. Così non è”. Dunque il Ministero rimette completamente in discussione la classificazione degli scali marittimi voluta da Bruxelles cinque anni fa e sulla quale poggia tutta la riforma dell’ordinamento portuale completata nel 2016.

La spiegazione del dicastero prosegue dicendo: “Dalla lettura del suddetto Reg. Europeo, al capo III art. 39, l'unico elemento che distingue un porto core da un semplice porto comprehensive è dato dalla, non meglio precisata, ‘disponibilità di combustibili puliti alternativi’. Elemento che di per sè è ictu oculi inidoneo a differenziare un porto principale da uno ‘secondario’ sicché deve ritenersi che l’effettiva scelta dei porti core derivi dalla dimensione, per traffico passeggeri o merci, del singolo porto”.

In Italia sono stati infatti individuati 14 porti core (Genova, La Spezia, Livorno, Napoli, Gioia Tauro, Cagliari, Palermo, Augusta, Bari, Taranto, Ancona, Ravenna, Venezia, Trieste) come  sedi di altrettante Autorità di Sistema, cui si aggiunge l’unica eccezione costituita dal porto di Civitavecchia, porto comprehensive che tuttavia costituisce sede di autonoma AdSP.

“Analizzando i dati che hanno determinato la qualifica prima di porto core e poi di sede di AdSP, emerge palesemente una grave vulnus nel trattamento riservato al porto di Messina” affermano dal Ministero richiamando gli oltre 4,5 milioni di passeggeri in transito ogni anno nel porto (secondo solo a Napoli in Italia). Il MIT nella sua spiegazione evidenzia poi che nel sistema portuale sinora gestito dall’Autorità Portuale di Messina e Milazzo si sviluppano traffici di diversa natura, con una netta predominanza del flusso passeggeri e ro/ro (servizio di attraversamento dello Stretto di Messina e autostrade del mare Messina-Salerno-Messina) e di movimentazione di idrocarburi nel comprensorio di Milazzo. A questi si aggiunge anche la movimentazione di rinfuse solide.

“Appare, pertanto, irragionevole che il porto di Messina sia classificato come porto comprehensive, allorquando sono stati individuati numerosi porti core il cui traffico di passeggeri annuo non supera il milione (La Spezia, Cagliari, Bari, Ancona, Gioia Tauro, Augusta, Ravenna, Trieste) o a stento si avvicina a 1,5 milioni (Livorno, Palermo, Venezia)” dice il Ministero guidato da Toninelli. “Ben 11 porti italiani presentano una media di traffico passeggeri annua pari a meno di 1/3 di quella esistente nel porto di Messina, che tuttavia viene irragionevolmente considerato in Europa ed in Italia un porto ‘secondario’.”

In conclusione, quindi, per il Governo M5S-Lega, “l’importanza del porto di Messina nei termini su espressi, nonché le peculiarità legate alle gestione del porto di Milazzo (che si caratterizza anch'esso per un'ingente numero di passeggeri in transito dettato dai collegamenti con le isole Eolie oltrechè per la presenza della Raffineria Petrolifera che determina un notevole traffico di merci pericolose in transito nello scalo) e del porto di Tremestieri (su cui gravita tutto il traffico pesante dei trasporti su gomma tra le regioni Sicilia e Calabria), impongono la presenza di un Autorità di Sistema autonoma, dedicata alla pianificazione e organizzazione del sistema portuale appena delineato”.

In attesa di vedere se e come effettivamente l’istituzione della 16ma Autorità di Sistema Portuale avverrà, in diversi porti italiani vittime di accorpamento (Savona, Augusta, Olbia, Salerno, ecc.) gli operatori e le istituzioni tornano ad affilare le armi in vista di una nuova stagione di battaglie per l’indipendenza.

Nicola Capuzzo

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