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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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04/11/19 17:18

Terminal container italiani: calano i traffici ma tengono gli utili nel 2018

La movimentazione complessiva è scesa del 3,3% lo scorso anno, ma LSCT ha superato (di poco) VTE registrando profitti record, mentre CICT, MCT e Sech hanno chiuso in perdita

Nel 2018 i principali terminal container italiani hanno perso traffico, ma sono riusciti a mantenere stabili gli utili, dopo il balzo in avanti registrato l’anno precedente.

Secondo i dati raccolti da Fedespedi – l’associazione italiana degli spedizionieri – nel suo consueto report “I terminal container in Italia: un’analisi economico-finanziaria”, infatti, a livello complessivo le 11 strutture considerate – che occupano una superficie complessiva di 4,987 milioni di mq e dispongono in totale di 88 gru di banchina – hanno movimentato, durante lo scorso anno, 7,893 milioni di TEUs (il 74,4% di tutto il traffico nazionale), registrano un calo del 3,3% su base annua, che si è riflesso anche sui ricavi passati dai 650 milioni di euro del 2017 a 642 milioni nel 2018, a fronte però di utili che, dopo il vero e proprio exploit del 2017 (+31,1%), sono rimasti sostanzialmente stabili a quota 81 milioni di euro.

Rispetto al 2017, quando l’unico terminal a chiudere l’anno in rosso era stato il Sech di Genova, nel 2018 – fa notare però Fedespedi – sono state 3 le società a chiudere i bilanci in negativo: lo stesso Sech (controllato da GIP con il 60% e partecipato col restante 40% da PSA, che però ha siglato un accordo per rilevare tutto il capitale della società), che ha perso 831.000 euro, nonostante una modesta crescita dei traffici (+0,6% da 312.689 a 314.494 TEUs) e del fatturato (+5,3% da 32,2 a 33,9 milioni di euro); il Medcenter Container Terminal di Gioia Tauro (da quest’anno controllato al 100% da MSC), che ha perso 2,4 milioni di euro a causa di un calo dei traffici (-4,9% da 2,44 a 2,32 milioni di TEUs) e del fatturato (-1,3% da 84,88 a 83,81 milioni di euro); Cagliari International Container Terminal (CICT, al 100% di Contship Italia), che ha di fatto cessato le attività nei mesi scorsi dopo una vera e propria emorragia di traffico, dimezzatosi tra 2017 e 2018 da 432.717 a 214.639 TEUs (-50,4%), con conseguente crollo del fatturato da 23,8 a 15 milioni di euro (-36,7%) e risultato negativo per 3,3 milioni di euro.

A guidare la classifica dei terminal più profittevoli è invece il La Spezia Container Terminal (LSCT, controllato da Contship Italia col 60% e partecipato dal gruppo MSC col 40%), che nel 2018 ha realizzato un utile netto di ben 39,5 milioni di euro (rispetto ai 30,2 milioni del 2017), superando il VTE di Genova che nel 2017 era stato primo con 38,4 milioni di euro di utile, ma che lo scorso anno si è fermato a 34,7 milioni di euro. Non così per il fatturato, parametro in base al quale il terminal PSA di Prà (che è controllato da PSA col 60% e partecipato da GIP col 40%, ma che in base al già citato accordo potrebbe presto passare sotto il controllo esclusivo della Port of Singapore Authority) resta al vertice con 170,2 milioni di euro (-2,5% sui 174,7 milioni del 2017) rispetto ai 166,7 milioni del concorrente spezzino (che però è cresciuto del 7,6% sul 2017, quando il fatturato era stato di 155 milioni di euro), e per i traffici dove ancora una volta è in testa il terminal genovese con 1,58 milioni di TEUs (-1,2% su 1,6 milioni del 2017) rispetto a 1,35 milioni di TEUs di LSCT (+0,8 su 1,33 milioni di TEUs del 2017).

In positivo, ma su cifre decisamente più contenute, i risultati 2018 del Vecon di Venezia (5,9 milioni di utile su 28,3 milioni di fatturato, per 304.000 TEUs movimentati), del TCR di Ravenna (2,7 milioni di utile su 21 milioni di fatturato, per 180.934 TEUs movimentati), del TMT di Trieste (2,6 milioni di utile su 68,3 milioni di fatturato, per 625.767 TEUs movimentati), del TDT di Livorno (1,4 milioni di utile su 48,8 milioni di fatturato, per 502.108 TEUs movimentati) e dell’ACT di Ancona (615.000 euro di utile su 6,3 milioni di fatturato, per 159.061 TEUs movimentati). Nessun indicatore economico-finanziario viene invece riportato in relazione al SCT di Salerno, poiché non sono disponibili i dati di bilancio 2018, mentre per quanto riguarda i traffici il terminal campano ha movimentato 331.521 TEUs lo scorso anno.

Il report di Fedespedi prende poi in considerazione molti altri indicatori economico-finanziari, a partire dal ROE (Return on Equity), ovvero il ritorno sul capitale investito, che risulta essere non calcolabile per il CICT, negativo per MCT (-9%) e Sech (-8,4%) e positivo per tutti gli altri, con punte davvero molto elevate per LSCT (33,9%), ACT (38,2%), VTE (41,5%) e infine Vecon (ben 63,4%).

Tutti piuttosto bassi, precisamente compresi tra 3,66 del Sech e 1,75 di LSCT, i valori del quoziente di indebitamento (la leva finanziaria), salvo il dato relativo al CICT che supera i 16 punti.

Infine, interessante rilevare come l’andamento del rapporto tra costo operativo per TEU movimentato e fatturato per TEU segua sostanzialmente le stesse dinamiche, passando dal 70,6% di LSCT (che infatti è il terminal più profittevole) fino al 138,3% di CICT, che è la società con le peggiori performance economiche tra le 11 prese in esame dallo studio di Fedespedi.

 

Francesco Bottino

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