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08/05/20 14:35

Sul ‘caso Venezia’ Federagenti attacca: “Dal Governo solo promesse non mantenute”

Dopo la manifestazione del 13 febbraio il MIT aveva assicurato di aver sbloccato il protocollo fanghi. Duci: “E invece è ancora chiuso in qualche cassetto romano”

di Pietro Roth

In effetti quella nota stampa era sembrata piuttosto curiosa, soprattutto per l’orario della sua divulgazione. Ma per capire bene i contorni di una vicenda tipicamente italiana bisogna riavvolgere il nastro e tornare al 13 febbraio scorso, quando per l’Italia il coronavirus era ‘solo’ un problema cinese, per quanto pesante anche per la portualità del nostro Paese, legata a doppio filo ai traffici da e per Pechino e i suoi scali. Quel giorno Federagenti, l’associazione degli Agenti Marittimi, aveva dato vita a Venezia ad una manifestazione simbolica lungo il canale della Giudecca, per chiedere al Governo risposte concrete per la città lagunare, appena colpita dall’acqua alta, e il suo porto. All’interno della Stazione Marittima, poi, era stato firmato un manifesto (qui il testo integrale) che aveva messo d’accordo tutte le varie ‘anime’ presenti in sala: chiaramente quella di Federagenti, rappresentata dal Presidente (in scadenza di mandato, ma ‘prorogato’), ma anche dei lavoratori portuali, degli spedizionieri, dei vertici dell’Autorità Portuale a partire dal Presidente Pino Musolino, per arrivare a Comune e Regione. Tutti d’accordo nel ‘suonare la sveglia’ a Roma, “perché Venezia senza il suo porto è una città fantasma”. Eppure quel giorno mancava proprio chi avrebbe potuto fornire risposte: il Ministro dei Trasporti Paola De Micheli, il suo vice Giancarlo Cancelleri o ancora il Sottosegretario Roberto Traversi, tutti assenti. Epperò nel pomeriggio della stessa giornata, con un tempismo quantomeno sospetto, era arrivata la nota congiunta del MIT e del Ministero dell’Ambiente: “Oggi è stato acquisito il parere dell'Istituto Superiore di Sanità sul protocollo fanghi, che pone fine all'iter amministrativo propedeutico per l’approvazione del protocollo voluto dal Ministero dell’Ambiente e dallo stesso MIT”. "Avevamo promesso che entro fine febbraio ce l’avremmo fatta, e, lavorando insieme e in maniera coordinata e organica, siamo riusciti a centrare questo importantissimo obiettivo”, aveva commentato il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa.
“Grazie al lavoro svolto abbiamo mantenuto l’impegno preso in occasione della mia ultima visita e fornito alla città uno strumento fondamentale per la salvaguardia della Laguna" aveva aggiunto il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli.

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Un fatto, questo, che avrebbe dovuto così dare il via a tutta una serie di lavori di escavi vitali per il porto. Eppure, secondo Federagenti, “questo non è successo e oggi scopriamo che in realtà il protocollo è ancora dentro qualche cassetto ministeriale e non certamente per colpa del virus che nel frattempo ha sconvolto il nostro Paese ed il mondo intero”.

“Quel nostro manifesto che oggi potrebbe suonare profetico e al quale ha fatto seguito in questi giorni anche la sfida ‘Rimbalzaitalia’ lanciata dal Sindaco Brugnaro, riaccreditava e, oggi proprio sotto la pressione del virus, convalida ulteriormente due considerazioni di fondo: che i danni di un’operazione di snaturamento storico, specie delle città marittime che hanno svolto funzioni di emporio, porto e capolinea di commerci, possono diventare fatali se non si pianifica in queste realtà una convivenza fra funzioni e vocazioni economiche; che Venezia proprio per  le sue caratteristiche mercantili e per la crescente consacrazione turistica, può e deve diventare il laboratorio per un ripensamento globale della struttura economica e sociale di una fascia straordinariamente importante di città italiane” spiega Gian Enzo Duci.

Secondo l’associazione, le conclusioni della vicenda sono sostanzialmente tre: “Le città la cui economia è basata su di una monocultura (nel caso di Venezia, il turismo diventato una risorsa essenziale, ma da gestire e ripensare) rischiano di essere annientate da emergenze globali;  senza investimenti immediati e da sbloccare a ogni costo, finalizzati a interventi infrastrutturali (nel caso del porto di Venezia spiccano i dragaggi dei canali attraverso i quali la transitano le navi) anche il tessuto economico apparentemente più sano può facilmente disgregarsi e sgretolarsi;  l’unico fattore strategico vincente che consente anche di affrontare “il cigno nero” di emergenze globali è la logistica, quella supply chain della quale i porti sono elemento essenziale e irrinunciabile”.

“Venezia è per noi, ma potrebbe diventare per tutti – prosegue Duci - il simbolo di ciò che non va perseguito, di ciò che va fatto urgentemente e di ciò che avrebbe dovuto essere realizzato per tempo. Quel manifesto non solo conserva intatta la sua validità, ma assume oggi le caratteristiche di una scelta obbligata, in assenza della quale la politica si assumerà precise responsabilità nel declino del Paese”.

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