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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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17/02/17 09:16

Spirito: “Fissato un diverso metodo di lavoro, adesso si opera in maniera proattiva”

L’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale vara l’idea pioneristica di un Master Plan annuale per la gestione degli spazi portuali che può fare da apripista al resto d’Italia

Napoli - “Importante, più che le due singole concessioni – che nel caso specifico riguardano ‘cose’ piccole – è aver deciso il metodo. Per abitudine inveterata, restavamo fermi in attesa delle istanze privati, poi una volta pubblicate le richieste di concessione, si attendeva il nulla osta da parte dei potenziali concorrenti prima di procedere alla definitiva assegnazione. Ma quello era un atteggiamento passivo, che ingolfava il processo decisionale, tanto che adesso abbiamo la coda di istanze in esame da smaltire” esordisce Pietro Spirito per introdurre la svolta che è stata fatta nella gestione dei nuovi enti di sistema portuale, chiarendo di avere prima fatto le opportune verifiche.

“C’è lo spazio per questa funzione, e dunque, se mettiamo sul mercato la concessione sul mercato, siamo convinti che le offerte non mancheranno. La legge non dice nulla al riguardo, il nostro metodo è solo una questione di buon senso. L’idea forte alla base è quella di arrivare gradualmente a costruire un Master Plan nel corso del 2017 che serve ad articolare in modo ordinato le varie funzioni portuali, al fine di evitare situazioni di traffici conflittuali e un patchwork di concessioni non amalgamate o in sintonia”.

Nella testa delle 5 nuove ‘teste’ che compongono il comitato di gestione campano, il Master Plan è un inedito strumento di decisione dell’Authority: “Ci diamo una regola in base alla quale la destinazione d’uso deve essere quella e nessun’altra. Si tratta di un documento dinamico che ogni anno si evolve, la regola strategica che ci deve essere necessariamente. Dobbiamo essere consapevoli che lo scenario oggi è cambiato. Se il decisore pubblico assume un contesto relativo tale da porre alti oneri ed elevata complessità, non ci si può stupire dei tempi lunghi del passato”.

In questo senso Napoli per una volta diventa capofila; un porto apripista che indica la via agli altri.

Così, ribadito che le aree di levante debbono ospitare la funzione commerciale, la vera scommessa si gioca davanti a Piazza Municipio, il cuore della città, dal Molo Beverello agli ex Magazzini Generali. “Nel 2004 si prese la storica decisione di assegnare per concorso internazionale l’incarico di ridisegnare il waterfront, con la nota aggiudicazione da parte di uno studio di architettura francese. Ma da allora le discussioni – non oziose, peraltro – si sono protratte per una dozzina di anni senza costrutto, sicchè ora siamo fermi al palo” annota Spirito, che ha un traguardo ben preciso da tagliare. “Vogliamo arrivare all’appuntamento in concomitanza con la chiusura dei lavori per realizzare la nuova stazione della metropolitana a fianco del Maschio Angioino, prevista in completamento nel 2019, che permetterà alla metro di entrare in un porto in cui transitano 6,5 milioni di viaggiatori fra crociere, traghetti e mezzi veloci per le isole; un vasto bacino d’utenza cui occorre dare servizi adeguati.

Nel nostro disegno progettuale c’è anche la realizzazione di una nuova stazione marittima, dedicata esclusivamente al traffico turistico di breve gittata e ai pendolari, che sorgerà sul Molo Beverello. Inoltre, cogliendo l’occasione intendiamo riutilizzare l’edificio dei magazzini generali con una duplice operazione, portando a compimento il progetto originario degli anni ’40 di Marcello Canino, che aveva tratteggiato uno edificio doppio; questa spaziatura ampliata ospiterà per un terzo il Museo del Mare e per due terzi le attività accademiche dell’Università Parthenope, per entrambe centralizzando presso un unico polo di convergenza le loro funzioni, oggi sparse in città. Nello specifico, utilizzeremo il modello vincente genovese quale polo museale del mare di riferimento”.

Un primo assaggio di questa rinnovata vitalità del fronte portuale a diretto innesto urbano si avrà la prossima estate. Il tanto agognato Molo San Vincenzo, da sempre ‘ostaggio’ della Marina Militare, che detiene la giurisdizione dell’accesso al Molosiglio, a luglio 2017 verrà aperto alla città, che potrà così disporre di una banchina lunga quasi un paio di km e larga 14 metri per svolgere liberamente attività ricreative ed eventi culturali.

Tornando alla zona est del porto, resta da valorizzare la ‘grande speranza’ commerciale, quella Nuova Darsena di Levante da circa 200mila mq. che è stata appena completata nel gennaio 2017, e che ora va collaudata, verificandone i criteri di resistenza. Un compito di cui si occuperà una specifica commissione pubblica la cui designazione è all’ordine del giorno proprio in queste ore e che consterà di rappresentanti del fronte accademico della locale triade universitaria: Federico II, Unina2 e Parthenope.

“Per rendere pronta questa banchina, la cui utilizzazione da parte di chi aveva fatto l’offerta una decina di anni fa (la cordata MSC-COSCO, nda) è fuori discussione, ora occorre fare l’escavo. Oggi scadono i termini per la presentazione delle domande sui lavori di dragaggio che dovranno portare a fondali uniformi sino a –16 metri. Assegneremo i lavori lotto per lotto partendo da levante, e in tutto occorrerà circa un anno e mezzo prima di poter dare modo all’attività dei container di usufruire di un nuovo determinante polmone di sviluppo. Anche qui occorre fare in fretta, abbiamo un concessionario in pectore col fiato sul collo che ci incalza”.

L’altra dura grana che attende il neo presidente è quella dei bacini di carenaggio da sempre contesi.

“Come già detto di recente, qui continuiamo pazientemente a tessere il dialogo fra i tre soggetti; ho indetto la prossima e ultima riunione il 28 febbraio, se l’accordo non c’è con piena armonia fra le parti, ritiriamo la questione, che così diventa una decisione del comitato di gestione. Anche qua il tema dominante è dare la garanzia che l’accesso sia regolato su criteri di terzietà. Anche se non sarà sufficiente questa condivisione dell’asset pubblico a disposizione; il bacino attuale coperto è largo solo 40 metri, ne occorre uno da 50 o 60 metri che il mercato deve acquistare, e non certo l’AdSP, perché l’UE considererebbe immediatamente un eventuale nostro intervento finanziario come un aiuto di stato”.

La rovente ‘questione salernitana’ preoccupa Spirito solo relativamente.

“Si tratta di far passare un  ragionamento di sistema dell’area salernitana per dotare quello scalo, ormai strozzato negli spazi utilizzabili, di un adeguato retroporto, in una zona non ancora individuata, che però è ormai una priorità. Ben vengano certe iniziative private, sicuramente meritorie – il riferimento ai progetti di Gallozzi è palese, nda – ma meglio se il tutto viene coordinato a livello del pubblico. E poi naturalmente occorre mettere a posto i due tasselli fondamentali: le opere imprescindibili del passante stradale e del dragaggio”.

Detto che la decisa caduta nel traffico di crociere 2017 e 2018 atteso su Napoli non preoccupa Spirito, che la riconduce al “generale scenario problematico per il Mediterraneo per i noti eventi socio-politici”, l’attenzione per quanto non marcia al ritmo dovuto è ribadita come attività preminente in seno all’AdSP. “Stiamo facendo una ricognizione puntuale delle revisioni dei piani industriali di tutti i soggetti. Alcuni ci hanno chiesto consapevolmente di rivedere il business plan alla luce dei fatti subentrati”.

In conclusione, secondo il nuovo nocchiero campano, richiesto di un parere specifico sulla qualità della recente riforma varata da Delrio, “le riforme come sempre valgono non per il telaio ma per la loro applicazione. Un passo in avanti che richiede un cambio di  mentalità che verrà interpretato da tutti i soggetti. Le attuali impasse riscontrate testimoniano che in qualche punto non si era ancora pronti; sono peraltro cambiamenti che vanno guardati in un medio periodo. La riforma vuol far smettere la competizione intraportuale degli scali viciniori; finora abbiamo assistito, un po’ attoniti, a un gioco a somma zero: rubarsi il traffico tra vicini, una guerra dei poveri senza alcun vincitore”.

Spirito è ben conscio che fra Napoli e Salerno è rimasto dell’astio, ma ora l’ascia di guerra va sepolta definitivamente, e occorre ragionare in una logica di sistema. “È più importante l’applicazione della legge che non la sua architettura” conclude nuovamente il manager napoletano.

Angelo Scorza

TAG : porti
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