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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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10/05/18 16:25

Servono più gare nei porti italiani

Per la Corte dei Conti le proroghe di concessioni e servizi non danno sufficienti garanzie di concorrenza e trasparenza: occorre l’applicazione stringente del Codice degli Appalti

La Corte dei Conti ha deciso di scendere in campo sul tema delle concessioni portuali.

In 3 delle 5 relazioni di controllo pubblicate nel 2018 (relative agli anni 2015 e 2016 delle ex Autorità Portuali di Genova, Trieste, Ravenna, Bari, Piombino), infatti, i giudici hanno sollevato rilievi sulle modalità di proroga di concessioni terminalistiche o assegnazione della gestione di servizi, in generale stigmatizzando le previsione normative risalenti al regolamento (del 1952) d’attuazione del Codice della Navigazione e caldeggiando l’adozione per tali procedure di quanto invece dettato dal nuovo Codice degli Appalti.

“Il d.lgs. 50 del 2016 (il nuovo Codice degli Appalti appunto, nda) non può che costituire il riferimento normativo cui devono rappresentarsi le procedure poste in essere dall’AP e questo in maggiore misura all’aumentare della durata, del valore della concessione e soprattutto nel caso in cui il concessionario sia tenuto all’effettuazione di opere destinate ad essere acquisite al patrimonio delle AP” si legge nella relazione su Trieste, dove è citato il caso del rinnovo della concessione di Samer Seaport.

Nello stesso testo, a tentare di rafforzare la propria tesi, i magistrati contabili riferiscono di come anche il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti abbia “concordato sul fatto che i procedimenti tendenti al conferimento di una concessione di un’area demaniale marittima devono ritenersi sottoposti ai principi di evidenza pubblica”, senza però soffermarsi sul placet sostanziale del Ministero stesso (almeno fino ad oggi) all’attuale sistema di istanza di parte (cioè del concessionario in scadenza) e di pubblicità mediante albo pretorio e sito di tale istanza. Placet confermato dalle bozze di regolamento prodotte negli ultimi anni (per quanto mai arrivate in porto) e dall’ultima circolare in materia.

Viene invece menzionata l’iniziativa avviata nel 2017 (in corso) dall’Autorità di Regolazione dei Trasporti e ripresa in toto la posizione di ANAC, che “in sede di aggiornamento 2017 del Piano nazionale anticorruzione, ha ribadito che la normativa di settore ‘presenta certamente un grado di dettaglio inidoneo a prevenire molti rischi corruttivi tipici delle procedure di scelta dei pubblici contraenti e deve essere integrata con i principi derivanti dal diritto primario nazionale e dell’Unione europea: economicità, efficacia, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza, proporzionalità, pubblicità, tutela dell’ambiente ed efficienza energetica”. Da cui il suddetto richiamo al Codice degli Appalti.

Concetti che ritornano anche nella relazione su Ravenna, nella quale “si esprimono perplessità riguardo alle procedure di conferimento di aree demaniali marittime, ai sensi dell’articolo 18 del d.p.r. n. 328/1952, anche tenuto conto di quanto evidenziato da questa Corte e più di recente dal Consiglio di Stato e dall’ANAC, relativamente all’ esigenza di utilizzare, per queste tipologie di rilascio concessorio, procedimenti di gara comunitaria in quanto garantiscono, in maggior misura, la pubblicità, la trasparenza dell’azione amministrativa e la non discriminazione delle imprese concorrenti”.

E questo dopo aver biasimato il fatto “che l’Ente continui a ricorrere all’istituto della proroga contrattuale nell’affidamento dei servizi di interesse generale”. Così come, per quel che riguarda l’Authority di Bari, “si sottolinea che numerosi rapporti di concessione sono scaduti e risultano in proroga”. Ragion per cui ancora una volta la Corte “segnala pertanto la necessità che l’Autorità provveda sollecitamente nei termini indicati nel decreto legislativo n. 50 del 2016 (Codice dei contratti pubblici) a regolari affidamenti, ciò conformemente anche alle norme comunitarie, che impongono una procedura competitiva improntata ai principi di trasparenza e di non discriminazione”.

Nessun rilievo in tal senso, invece, nelle relazioni su Piombino e su Genova. Il che può incuriosire dato che il porto ligure in particolare è stato il principale palcoscenico del dibattito sulle modalità di proroga delle concessioni. Possibile però che la relazione non ne faccia menzione dato che si riferisce unicamente al 2015, quando solo sul finire dell’anno il tema divenne ‘caldo’, mentre le proroghe in questione solo due anni dopo divennero effettive.

Andrea Moizo

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