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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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20/11/18 17:34

Sempre più redditizi i terminal container italiani

A fronte della modesta crescita di traffico (+2,1%), i 10 concessionari attenzionati da Fedespedi con meno dipendenti (-10,5%) valgono 625 milioni di euro di fatturato e 81 di utili (+30%). Volano LSCT e VTE

Il traffico container nei porti italiani è rimasto praticamente stabile nel 2017 (10,65 milioni di TEUs contro i 10,5 del 2016), ma i terminal, in linea generale, fruttano sempre più ai loro azionisti.

È questo il dato principale che si ricava dall’annuale studio di Fedespedi sui terminal container, che, come l’anno scorso, ha preso in considerazione i dati di 10 fra le principali società del settore (74% del movimentato). Rispetto all’anno scorso è stato inserito nella ricerca l’Adriatic Container Terminal di Ancona in luogo del Salerno Container Terminal. Il traffico complessivo è cresciuto solo del 2,1%, ma il fatturato degli altri 9 (CICT di Cagliari, LSCT di La Spezia, SECH e VTE di Genova, MCT di Gioia Tauro, TCR di Ravenna, TDT di Livorno, TMT di Trieste e Vecon di Venezia) è però aumentato del 5,2% (619,3 milioni di euro) e il loro utile (80,08 milioni di euro) addirittura del 31,1%.

A trainare il gruppo VTE (38,4 milioni di utile su 174,7 di fatturato, Ebitda di 59,9 milioni) e LSCT (30,2 su 155 con Ebitda di 68,7), che, primi fra i terminal gateway in valore assoluto, hanno registrato anche, insieme al TMT (+21,6%), i maggiori incrementi di traffico (+16,5% e +17%). Ma anche chi ha ottenuto le performance di traffico peggiori (dal -10,9% di MCT al -32,2% di CICT) ha chiuso in attivo, con il SECH unico in perdita (-0,56 milioni di euro, a fronte peraltro di un +5% di traffici).

Risultati che si rispecchiano in indici di performance da record (tutti negativi solo per il SECH, mentre MCT ha un ROE ancora positivo all’1,8%). Eccezionali, date le dimensioni aziendali, i ROE in particolare di VTE e LSCT (44,9% e 31,3%), ma notevoli anche quelli di operatori di medie o piccole dimensioni come Vecon o ACT (65,5% e 43,3%). In zona salvezza TDT e MCT (1,1% e 1,8%), gli altri remunerano più che onorevolmente il capitale investito (fra 12,9% e 18,5%).

Sotto controllo, secondo Fedespedi, il leverage (rapporto fra passività totali e mezzi propri, misura della dipendenza da terzi per il finanziamento dell'impresa) di quasi tutti i soggetti considerati (compreso fra 2 e 3, solo il SECH eccede, a 3,23, evidenziando secondo gli autori dello studio un problema di sottocapitalizzazione). Più problematico il quick ratio, che rapporta “le liquidità immediate (cassa e assimilati) e quelle differite (tipicamente crediti vs. clienti) con le passività correnti totali, indicando pertanto il grado di copertura dei debiti operativi e finanziari a breve (con scadenza entro l'anno) da parte della liquidità”: solo Vecon e ACT superano l’unità. Ci si avvicinano VTE e TCR, mentre gli altri oscillano fra 0,26 e 0,71.

Da rilevare, infine e rinunciando a molti altri dati che è impossibile riepilogare in questi spazi (vedasi, ad esempio, l’immagine riprodotta in pagina), il decremento dei dipendenti dei 9 terminal considerati nei due anni, scesi da 3.652 a 3.303 (per una disamina più significativa sul fattore lavoro va però detto che la statistica non considera il ricorso alle imprese portuali ex art.16 e ai fornitori temporanei di manodopera ex art.17), con fatturato specifico per dipendente variabile fra i 93mila euro di MCT e i 331mila del Vecon e costo fra i 43mila del TMT e gli 80mila del Vecon.

Andrea Moizo

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