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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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12/10/18 09:20

Savona sta anche peggio di Genova…

Il post-Ponte Morandi nel Ponente ligure è ancora più grave che nel capoluogo, affermano i relatori di un workshop organizzato da Liguria Sviluppo col supporto di Unione Industriali ed ALIS

Savona - La tragedia logistica della Liguria spezzata in due – con una Genova Est e una Genova Ovest scollegate, quasi come Berlino ai tempi della guerra fredda, divise da una sorta di muro invisibile - non si ferma alla Valpolcevera, teatro della sciagura del Ponte Morandi.

Il 14 agosto, che molti hanno paragonato ad un 11 settembre locale, sta facendo probabilmente ancora più danni a Savona che non a Genova, a livello di impatto sulla vita quotidiana e soprattutto sull’economia territoriale.

È questo uno dei dati emersi dal workshop organizzato, con un formato inedito, da Liguria Sviluppo col supporto di Unione Industriali della Provincia di Savona ed ALIS Associazione per la Logistica e Intermodalità Sostenibile.

La tavola rotonda per lo sviluppo infrastrutturale del savonese, intitolata “Superare l’emergenza guardando al futuro”, nasce da un’idea del Think Tank costituito da tre ‘rampolli’ - Lodovico Gavotti, Filippo Bini Smaghi e Gabriele Marino Noberasco – ciascuno con una propria occupazione stabile presso società come Thomson Reuters, ALTEA e Studio Bettini Formigaro Pericu – desiderosi di creare un dibattito tra stakeholders esperti selezionati per capire le criticità esistenti, le opportunità che si possono venire a creare per il futuro che sia foriero di proposte concrete e costruttive.

La prestigiosa dimora storica di famiglia La Spagnuola Gavotti - palazzo gentilizio nato come torre di avvistamento che ha ospitato anche Napoleone prima della battaglia di Cairo Montenotte – è stata la suggestiva location di questo primo incontro, vivacizzato dalla presenza, fra le istituzioni territoriali, del sindaco di Savona Ilaria Caprioglio, di Alessandro Berta, direttore dell'Unione Industriali Savona, e di Angelo Berlangieri, presidente dell'Unione Provinciale Albergatori; tre dei  relatori insieme alla prof.ssa Simona Sacone dell’Università di Genova-CIELI e ad Antonio Errigo, vicedirettore di ALIS.

In platea anche alcuni operatori portuali e dei trasporti come Paolo Canavese dell'Autorità di Sistema Portuale, Ettore Campostano e Massimo Brandi di Campostano Group, Giorgio Blanco di Savona Terminal Auto, Fabio Mandirola di Vectorys, Paolo Miragliotta di Mirasped, Milena Guarino di Marittima Spedizioni.

Se è vero che, per la maniera inaccettabile in cui è accaduta la disgrazia, anche 1 sola vittima sarebbe stata troppa (figuriamoci 43!), ma alla fine, paradossalmente, è andata bene, perché le vittime potevano tranquillamente essere uno ‘zero’ di più in un qualunque altro giorno dell’anno, la vera sciagura è quella rimasta dopo; siamo ormai a 2 mesi da quella drammatica data e ancora molto poco si è fatto, e quasi tutto solo grazie a interventi locali, delle amministrazioni periferiche, e non dalla cabina di regia centrale.

Tutti i partecipanti al workshop convengono che il famigerato Decreto Genova sia una scandalosa presa in giro, anche se non era l’intenzione degli organizzatori fare né politica né polemica.

Si parla sempre di Genova violentata, e su questo non c’è dubbio: ma che dire di Savona? Se vogliamo la marginalità savonese viene accentuata perché è ancora più difficile spingersi a ponente.

“Era un tema già critico ma ora è diventata un’emergenza non più procrastinabile, se si pensa solo al trasporto dei pendolari che si recano nel capoluogo; dal nostro canto abbiamo costruito un parcheggio davanti alla stazione, ma occorre decisamente fare di più, ragionando in termini di  comparto portuale, industria manifatturiera e turismo, molto colpiti” ha esordito il primo cittadino savonese. “Siamo all'anno zero da cui  ripartire con strumenti aggiuntivi rispetto al Decreto Genova, risorse che vengano sfruttate per un territorio che ha già dei problemi. Come facciamo ad essere attrattivi se abbiamo una cesura fra levante e ponente?”

E d’altronde, se anche il Morandi non fosse crollato, ci sarebbe stato bisogno di fermarlo prima o poi per quella manutenzione straordinaria che è stata fatalmente temporeggiata; dunque la tanto invocata ‘ridondanza delle opere’, a partire da una Gronda che è progetto fermo nel cassetto dei sogni dal 1980, è una necessità assoluta. Non si può immaginare lo scenario logistico futuro del Nord Ovest – locomotiva economica nazionale – con uno dei suo gangli vitali colpito in pieno, decapitato in un nodo fondamentale di scorrimento dei traffici di merci e persone.

Il leader degli albergatori savonesi Berlangieri ha rimarcato come sia assurdo dovere attendere la tragedia per pianificare opere richieste da tempo.

“Purtroppo scontiamo una situazione di emarginazione; è aumentata in giro, specie all’estero, la percezione che siamo una destinazione isolata, abbiamo avuto un calo drammatico delle presenze e subiamo una campagna denigratoria da parte delle concorrenza che addita la Liguria come una terra non sicura; i tedeschi hanno fatto già parecchio come proposta turistica alternativa”.

Le magagne sono quelle solite, anteriori alla tragedia di ferragosto.

“Il deficit infrastrutturale ci penalizza e la credibilità del sistema paese è bassa. Occorre il raddoppio della ferrovia Genova-Ventimiglia, il Terzo Valico, il collegamento ferroviario dal Piemonte, un’Aurelia bis, un sistema aeroportuale più accogliente.

Dal nostro canto abbiamo fatto una proposta all’assessore Berrino per una campagna di riposizionamento dell’immagine della Liguria, considerando peraltro che la qualità della nostra ricettività è in  crescita come percezione del turista con un valore di 7,8 su un massimo di 10 (il top è il Trentino Alto Adige). Ma senza infrastrutture per l’accesso è difficile fare l’albergatore e trovare investitori, considerando che c’è una bassa redditività attorno al 3%” ha concluso Berlangieri, ricordando come la collaborazione con le compagnie di crociera, che pure sono veicolo di promozione del territorio, è ancora bassa e caratterizzata da diffidenza.

Ragionando con un approccio scientifico, la Prof.ssa Sacone ha trattato il problema del traffico e la viabilità nel savonese tra criticità esistenti ed impatto dell'emergenza.

“In Liguria abbiamo una rete trasportistica semplice e dunque fragile, non ridondante, di età, e con morfologia complicata. Dobbiamo dunque ottimizzare una rete che parte già penalizzata. La misurazione dei flussi è azione fondamentale, ma non ci sono strumenti sufficienti, dovremmo prendere esempio da Israele che ha veicoli bluetooth i quali dunque fungono da fonte di informazione primaria per quantificare i flussi. Le Autostrade sono gestite in maniera molto diversa in tutto il mondo, come informazioni all’utenza” ha spiegato la docente dell’ateneo genovese, Facoltà di Ingegneria, che insegna anche al Campus di Savona, prima di lanciare una proposta ai concessionari delle autostrade: “rimodulare le tariffe in base agli orari. E poi mettiamo a fattore comune le conoscenze e procediamo con l’innovazione tecnologica attraverso l’uso della sensoristica e della mobilità elettrica. Il problema è che da noi esiste anche una scarsa educazione all’uso del trasporto pubblico, come in tutta Italia”.

Mettendo a frutto la propria esperienza di ‘europeista’, Errigo, nel trattare del tema del trasporto delle merci e della logistica integrata, ha raccomandato di ‘credere’ nell’UE.

“Dobbiamo interloquire con le istituzioni europee perché non si cada nel rischio delle procedure di infrazione, tenendo presente che abbiamo un Commissario della DG Trasporti come Violeta Bulc che ci ha ascoltato quando ci siamo presentati come ALIS; Bruxelles in fondo è vicina, basta volersi far sentire… Inoltre dobbiamo porre fine allo scollamento fra imprese e pubblica amministrazione. Cerchiamo di aiutare il Viceministro Rixi – che certamente è ‘sul pezzo’ - a fare da collettore delle istanze delle merci. In questo senso giudichiamo ottima l’istituzione della ZLS proposta a Genova, ma senza indugiare in assistenzialismo, dobbiamo poter monitorare e pianificare ciascuna delle misure adottate” ha concluso Errigo.

‘Gran finale’ con la veemente arringa di Alessandro Berta,  che nel suo 'Keynote Speech’ non ha lesinato biasimi e reprimenda per una classe politica che sembra sorda alle istanze liguri.

“Abbiamo già notizia che alcune compagnie di ro-ro sposteranno dal 1° gennaio 2019 i loro traffici savonesi perché i trailers non possono più fare la spola fra Vado, Voltri e Sampierdarena, dunque rischiano di perdere i carichi di ritorno, su cui si fondava la convenienza di fare scalo a Savona. Ed anche il project cargo si sta allontanando dalle nostre banchine. Purtroppo a Roma non si è ancora realizzato che non è crollato un viadotto a Genova ma è caduto il ponte che connetteva Italia a Francia e Spagna. Noi siamo l’unica fusione tra porti che funziona dopo la riforma portuale di fine 2016, qui da noi c’è grande cooperazione tra imprese e lavoratori, e a Savona funzionava bene anche l’Autorità Portuale. Vedo un grosso problema politico, se Savona-Vado è stata assorbita dall’AdSP di Genova, è bene che siamo un unico porto sempre, anche nella divisione dei benefici che arriveranno dal decreto governativo; ma attenzione a non tirare troppo la corda con richieste di compensazione e risarcimento non fondate” ha ammonito Berta.

L’attenzione degli industriali savonesi è tutta rivolta alla ferrovia.

“Il vero problema di oggi è che mancano le tracce a rendere non competitivi i treni. Il Terzo Valico deve essere fatto perchè serve a portare via la merce grazie alla sua Alta Capacità, ed inoltre risolve l’acclività, un problema forte; dunque è un’opera non solo per Genova ma che serve anche a Savona perché porta via la merce che esce da Vado.

Inoltre dobbiamo quadruplicare la linea tra Brignole e Voltri-Prà e quella fra Tortona e Voghera.  RFI deve migliorare il segnalamento sulla Savona-San Giuseppe di Cairo-Alessandria per arrivare agli interporti di Rivalta e Orbassano. Urge anche il raddoppio della ferrovia a Ponente, che invece non c’è nel contratto che il MIT ha mandato al Parlamento e costa 400 milioni.

Sono tutte misure note al viceministro Rixi, ma per ottenerle occorre battere i pugni” incalza Berta, che sposta poi l’attenzione sulla rete stradale; la strada di scorrimento veloce deve essere inserita nel POT per connettere Vado col casello di Savona per il traffico pesante. In più ci vuole un autoparco per fare pre-clearing ed evitare conflitto dei flussi tra città ed area portuale.

Per la Carcare-Predosa, annoso progetto autostradale mai decollato, dubito che si possa fare qualcosa con questo Ministro; più urgente è completare la bretella Cuneo-Asti (mancano solo 10 km per arrivare alla Torino-Piacenza) quale sfogo per la Val Bormida e il porto di Vado al fine di aggirare il blocco dell’autostrada Savona-Genova causato dagli incidenti dei mezzi pesanti (40 giorni di blocco l’anno scorso). E poi si deve risolvere con ANAS la questione dell’Aurelia bis, che si chiamava collegamento porto, ma in realtà non ci arriva” completa la sua circostanziata prolusione il rappresentante degli industriali savonesi.

La tavola rotonda si è conclusa con gli organizzatori che hanno stilato per iscritto una serie di proposte concrete idonee ad affrontare le criticità di breve termine e prepararsi alle sfide future.

“Un Think Tank come il nostro nasce dalla volontà di unire giovani professionisti e imprenditori accomunati dall’amore per la propria terra; uno spirito che abbiamo cercato di trasmettere nell’organizzazione di questo workshop, focalizzato su un titolo di piena attualità per inaugurare quello che confidiamo essere il primo appuntamento di una lunga serie” ha commentato Gavotti, in rappresentanza del trio di fondatori di Liguria Sviluppo. “Partire da una situazione di emergenza, per fare ciò che noi liguri sappiamo fare meglio, ovvero rimboccarsi le maniche, con concretezza, pensando ad affrontare le sfide del futuro e a non ripetere i medesimi errori. Speriamo che la nostra  iniziativa non rimanga isolata e tutti coloro che hanno a cuore lo sviluppo del territorio vogliano partecipare, dando il proprio contributo di competenze e idee, in un confronto diretto e aperto con le istituzioni e gli operatori del settore”.

Angelo Scorza

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