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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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09/11/18 16:18

Saras vuole riportare il bunker (low-sulphur) in Sardegna

In vista del 2020 la raffineria intende riadattare il proprio terminal e noleggiare due bettoline per produrre e distribuire carburante navale ‘pulito’

Il 1° gennaio 2020 – data in cui entrerà in vigore il nuovo limite (0,5%) alle emissioni di zolfo per le navi stabilito dall’International Maritime Organizzation (IMO) – si avvicina, e diversi operatori italiani si stanno attrezzando per fornire al mercato bunker a basso tenore di zolfo, che diventerà fondamentale per quegli armatori che non avranno ancora (o che, per varie ragioni avranno, deciso di non farlo) installato scrubbers sulle proprie navi.

Oltre all’Eni, e alla raffineria Iplom di Busalla, anche la Saras della famiglia Moratti ha deciso di investire in questo ambito, con l’obbiettivo di dotare il proprio stabilimento sardo di Sarroch (Cagliari), adattando il terminal esistente, di un pontile dedicato al rifornimento delle navi, e di noleggiare due bettoline con cui effettuare la fornitura fisica di bunker ship-to-ship.

Un’iniziativa che consentirebbe di riportare a Cagliari un servizio, quello del bunkeraggio via nave, che non viene più effettuato ormai da molti anni, e di cui Saras aveva già parlato nel suo ultimo piano industriale, spiegando: “Il gruppo prevede di produrre e vendere olio combustibile a bassissimo contenuto di zolfo (compatibile con la nuova normativa IMO). Grazie alla sua peculiare configurazione, il sito di Sarroch sarà infatti in grado di produrre tale combustibile a condizioni competitive e di commercializzarlo, favorito dalla collocazione geografica nel mezzo del Mediterraneo. Si anticipano condizioni di mercato favorevoli per questo carburante anche in relazione al fatto che sarà disponibile in quantità limitate poiché sono pochi i grezzi in grado di poterlo produrre”.

Nei giorni scorsi il CEO di Saras Dario Scarfatti è poi tornato sull’argomento, e parlando all’agenzia di stampa Reuters ha ribadito: “Attualmente il bunkeraggio si basa sostanzialmente sul blending di carburanti diversi, che per il Mediterraneo viene fatto soprattutto a Malta. Con le nuove norme, diventerà molto difficile fare dei bland con contenuto di zolfo così basso, per ragioni tecniche. Quindi per chi, come noi, è in grado di produrre direttamente il bunker a basso contenuto di zolfo, si aprono delle importanti opportunità, perché in questo senso possiamo sfruttare un vantaggio competitivo” ha spiegato Scarfatti.

Saras – secondo quanto scrive la Reuters – sta investendo in una nuova infrastruttura che consentirà alle navi di ormeggiare al di fuori della raffineria di Sarroch (che ha una capacità di 300.000 barili al giorno), per caricare direttamente ultra-low-sulphur marine fuel oil (ULSFO).

Nessuna indicazione precisa circa l’entità dell’investimento messo in campo dall’azienda della famiglia Moratti, anche se il CEO di Saras ha aggiunto che, “con un investimento modesto, possiamo dotarci di un’infrastruttura per il bunkeraggio e di una bettolina, per iniziare a vendere il nuovo carburante ed espandere il mercato”.

In realtà, secondo quanto rivelato a Ship2Shore da diverse fonti di mercato, Saras sarebbe a caccia non di una sola, bensì di due bettoline di diverso size: una più piccola e una più grande. In entrambi i casi la società avrebbe intenzione di noleggiare i mezzi in time-charter a scafo armato, per poi occuparsi direttamente della gestione commerciale delle due navi e poter così distribuire fisicamente ai propri clienti il bunker a basso contenuto di zolfo prodotto nella raffineria di Sarroch.

Saras potrà quindi fare il suo ingresso in un mercato con promettenti prospettive di crescita, quello del carburante navale low-sulphur, e al contempo riattivare il servizio di bunkeraggio che in Sardegna mancava da anni.

 

Francesco Bottino

TAG : bunker
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