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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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08/11/19 15:26

Portuali e sindacato smentiscono e attaccano Spirito

Castiglione (CULP): “Dopo la violazione le menzogne. Gli scioperi erano proclamati e con noi non è stato appianato nulla, ecco i documenti”. Convertino e Imperato (Filt e Fit): “Comportamenti abituali e ancora in essere”

Monta la polemica a Napoli sul caso sollevato due giorni fa in Commissione Trasporti alla Camera da Alberto Pagani (PD) relativo ad alcuni presunti illeciti in materia di lavoro verificatisi nello scalo partenopeo nel 2018, con l’avallo dell’Autorità di Sistema Portuale.

I chiarimenti forniti dal presidente dell’AdSP Pietro Spirito hanno lasciato “esterrefatto” Pierpaolo Castiglione, presidente della CULP (Compagnia Unica Lavoratori Portuali), il fornitore temporaneo di manodopera dello scalo partenopeo: “Già lascia allibiti la disinvoltura con cui un funzionario pubblico ammetta di aver violato la legge, consentendo, peraltro con una email e non con atti ufficiali, ai dipendenti di un terminalista ex art.18 di operare nel terminal di un altro concessionario. Ma le affermazioni relative alla ‘improvvisazione’ dell’agitazione dei lavoratori di Turi Transport e quelle sull’appianamento con la CULP sono un falso!”.

A sostegno delle sue parole il numero uno dei camalli napoletani mostra la comunicazione unitaria diramate da Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti per proclamare lo sciopero del 5 aprile e quella relativa a una protesta indetta una settimana prima, ad evidenziare che la vertenza nulla aveva di improvvisato. E, per rimarcare come la cosa non sia stata affatto risolta “nell’immediatezza dei fatti”, riproduce la diffida inviata un mese dopo dal sindacato ad ANAC, Prefettura, AdSP, Ispettorato del Lavoro, INPS, Inail oltre che alle aziende coinvolte (l’appaltante Conateco e l’appaltatore Turi Transport).

“Anche volendo sorvolare poi sul fatto che il personale di Turi fosse legittimamente in sciopero, il terminal Soteco avrebbe dovuto rivolgersi alla CULP per coprire un eventuale picco, non certo ad un altro concessionario facente capo al medesimo gruppo (MSC, nda). Ancor meno dubitabile è che l’Authority, una volta rilevata tale irregolarità, avrebbe dovuto stoppare le operazioni e non, come ha fatto, avallarne le modalità di svolgimento. Di tutto questo abbiamo già chiesto conto al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ma dopo esser stati auditi, abbiamo saputo solo che un mai reso noto documento fornito dall’AdSP ne avrebbe soddisfatto l’istruttoria”.

A rincarare la dose anche due rappresentanti sindacali. “Purtroppo simili comportamenti a Napoli non sono sporadici e vengono spesso giustificati attraverso istituti giuridici, ad esempio il distacco, del tutto incompatibili con la legge portuale e pertanto inapplicabili, senza che chi dovrebbe vigilare eccepisca” spiega Gennaro Imperato, Fit Cisl.

“La cosa grave è che da quando la vicenda si è svolta ed è emersa, ormai più di un anno e mezzo fa, tutto è continuato come prima. La verità è che l’ente prepostovi non dà all’organizzazione occupazionale dello scalo il valore che la legge gli attribuisce, sostenendo tesi di una presunta piena libertà di mercato del tutto infondate nell’ordinamento vigente. E il piano dell’organico redatto rispecchia esattamente questo, come a suo tempo segnalato dal sindacato” gli fa eco Vita Convertino, Filt Cgil.

Andrea Moizo

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