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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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07/12/18 11:11

Porto di Genova, effetto Morandi annullato ad ottobre

Lo scalo ha guadagnato a settembre il 3,6% e perso il 5,6% il mese dopo: determinante la crisi VTE iniziata in estate. Vola il bacino di Sampierdarena

Le cassandre che hanno imperversato dal 14 agosto (con l’obiettivo, centrato, della pioggia di fondi stanziata dal combinato disposto di Decreto Genova, Decreto Fiscale e Legge di Bilancio) sono state smentite: l’effetto del crollo di Morandi, se c’è stato, è stato molto più blando del previsto sul porto di Genova.

Lo spiegano i dati di traffico finalmente pubblicati dall’Autorità di Sistema Portuale relativi a settembre e ottobre. Nel primo mese il traffico commerciale è addirittura cresciuto del 3,6% rispetto al settembre 2017 in termini di tonnellate movimentate. Il lieve calo di container e rotabili (-2,7% complessivo) è stato ampiamente compensato dal +18,7% delle rinfuse liquide.

Significative le dinamiche dei singoli terminal a settembre, quando la ferrovia in entrata/uscita dal porto storico era interrotta e la Via della Superba per facilitare il collegamento di Sampierdarena al casello di Genova Sestri non ancora inaugurata: il porto storico, quello come appena detto, più toccato dall’incidente, ha tenuto (lievissime crescite per Sech e Messina, calo forte di Terminal San Giorgio che perde traffico dall’inizio dell’anno, e grande crescita di Spinelli sui rotabili a compensare ed oltre il calo nei TEUs, oltre ad ottimo risultato di Genoa Metal Terminal) mentre VTE ha ridimensionato (-3,4%) la stagnazione iniziata a giugno (+0,7%) e trasformatasi in crollo già a luglio (-7%). Quando il Morandi era in piedi.

Il fatto che l’effetto del crollo sia stato molto più psicologico che strutturale è evidenziato poi dai numeri di ottobre, quando la crisi del VTE, dovuta ai noti problemi di congestionamento e organizzazione emersi in estate, si è acuita portando al -14,1% del primo terminal dello scalo, che, con la ricaduta delle rinfuse liquide (-11%) e il -20,2% dei siderurgici, ha trascinato il traffico commerciale ad un -5,6% complessivo.

Il crollo verticale, nel mese in cui è stata inaugurata la Via della Superba e ripristinata la ferrovia (e fermata l’economia italiana, -0,3%), è stato evitato quindi grazie all’area del porto in teoria più coinvolta dal crollo, il bacino di Sampierdarena. Qui, a parte per il Terminal San Giorgio che ha proseguito nel suo pessimo trend annuale, i traffici sono decollati: +11,6% per il Sech, +37,9% per Messina nei TEUs e +23,1% nei rotabili, +28,2% nei rotabili per Spinelli e -0,2% nei TEUs, +515,4% per GMT, +34% per il Forest Terminal.

In sintesi i dati mostrano che il crollo del ponte ha avuto un’incidenza limitata in larga parte ad un effetto psicologico sul traffico dell’unico terminal (fra i principali) già in difficoltà prima dell’incidente e meno interessato alla compromissione della viabilità comportata dal sinistro. La reazione degli altri li ha portati ad ottenere risultati eccellenti, non solo compensando ma superando di gran lunga le difficoltà logistiche create dal Morandi.

Resta da capire, dunque, l’esatta motivazione del mezzo miliardo stanziato per un’emergenza se non inesistente assai meno significativa di quanto sia stato narrato in queste settimane. A fine ottobre il progressivo dello scalo era in crescita dello 0,4% sul mercantile e del 2,9% sui passeggeri.

 

Andrea Moizo

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