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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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07/05/19 17:39

Porti liguri: Ambrosetti a sostegno delle aspirazioni autonomiste di Toti

Al convegno Liguria 2022, tra le proposte avanzate dal think-tank per lo sviluppo dell’economia marittima regionale la prima è quella di decentralizzare la governance degli scali, come vorrebbe il governatore ligure

Genova - Il ruolo determinante dell’economia del mare per il sistema ligure, e lo speculare impatto positivo di questo settore sul tessuto produttivo nazionale, sono ben noti. Ma per far crescere ancora entrambi, e catapultare Genova nel novero delle principali capitali mondiali della ‘maritime economy’, sarebbe necessario, tra le altre cose, concedere una maggiore autonomia alle istituzioni locali in relazione alla gestione dei porti situati nei territori di competenza.

E’ questa una delle proposte avanzate, in occasione del convegno Liguria 2022, da The European House Ambrosetti, il principale think thank italiano, da tempo consulente della Regione Liguria nella definizione delle linee guida di sviluppo del territorio.

E non può sfuggire, infatti, l’identità di vedute tra la stessa Ambrosetti, che appunto indica tra gli interventi utili a favorire un’ulteriore sviluppo della ‘blue economy’ regionale un maggior coinvolgimento delle amministrazioni locali nella gestione dei porti, e il governatore Giovanni Toti, che ha più volte rilanciato l’idea di un’unica autorità portuale regionale per i 3 scali liguri e ha poi formalizzato quest’istanza autonomista all’inizio dello scorso febbraio, costituendo anche un apposito comitato scientifico messo subito al lavoro sul tema.

La premessa su cui questa proposta si basa è contenuta nella visione strategica, messa a punto da Ambrosetti e denominata “Liguria: dal mare alla vita”, che poggia su tre pilastri: economia del mare e logistica; turismo e qualità della vita; innovazione, ricerca e alta tecnologia.

In particolare nell’ambito della maritime economy, oggetto di un’apposita tavola rotonda a cui hanno preso parte Merijn Zondang, direttore di PortXL, World Port Accelerator di Rotterdam, Leonardo Massa, Country Manager Italia di MSC Crociere, Stefano Messina, Presidente di AssAramtori e del Gruppo Messina, e Paolo Emilio Signorini, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, Ambrosetti ha ulteriormente certificato il primato ligure a livello nazionale. La Liguria è infatti al vertice in Italia per incidenza dell'economia del mare sul totale (9,2%). Ma la regione è anche la prima per numero di imprese cantieristiche ogni 1.000 imprese manifatturiere e per esportazione di prodotti della cantieristica (9,4 miliardi di euro), e rappresenta inoltre il primo sistema portuale nazionale con il 51,9% dei TEUs movimentati a livello nazionale.

L'economia del mare – ha spiegato il CEO di Ambrosetti Valerio De Molli nel suo intervento – costituisce anche un importante volano di crescita e può generare impatti significativi sul territorio, grazie ad un moltiplicatore del 2,8. Ciò significa che per ogni euro speso in beni, servizi, investimenti o esportazioni del cluster marittimo, vengono generati 2,8 euro a beneficio di tutto il sistema economico”.

Cosa fare, quindi, per consacrare il sistema dei porti liguri quale polo dell’economia marittima di livello mondiale? Ambrosetti ricorda innanzitutto che Genova, per merito dell’attività di ‘advocacy’ che lo stesso think-tank italiano avrebbe svolto (così si legge nel report), nel 2019 è stata inserita, al 34° posto, nella classifica delle prime 50 città marittime del mondo stilata da Menon Economics. Posizione che beneficia delle eccellenze nell’ambito della cantieristica navale e della logistica portuale, ma che risente di una debolezza nel settore assicurativo e legale, ambiti in cui infatti, secondo Ambrosetti, sarebbe il caso di intervenire (in realtà, è opinione diffusa tra gli operatori del settore che, se Genova ancora oggi conserva una certa visibilità sullo scacchiere internazionale dello shipping, ciò sia dovuto proprio alla presenza di un gran numero di professionisti dei servizi all’industria attivi sotto la Lanterna, primi fra tutti proprio quelli dei settori legale e assicurativo; ndr).

Ma la prima delle “proposte di valorizzazione e ulteriore sviluppo del sistema portuale” avanzate da Ambrosetti, come detto, riguarda la governance dei porti (tema attorno al quale peraltro da tempo infervora un articolato dibattito politico), e ipotizza di “dare maggiore autonomia alle autorità locali nella gestione dei porti, sull’esempio delle altre capitali della maritime economy”.

I 2/3 delle prime 15 città della classifica di Menon, secondo Ambrosetti, sono infatti caratterizzate da una gestione locale dei rispettivi porti (le prime tre sono Singapore, Rotterdam e Amburgo), mentre solo il terzo restante vede un controllo statale degli scali, che sono comunque dotati di un elevato grado di autonomia. Indicazione che, come detto, è nettamente allineata con gli obbiettivi politici dell’attuale giunta regionale sul tema.

Tra le altre proposte di Ambrosetti: sviluppare attività di promozione del sistema portuale ligure all’estero e fare di Genova il porto più ‘smart’ d’Europa.

 

Francesco Bottino

TAG : porti
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