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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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04/12/18 16:11

Panico per il verdetto di Bruxelles sulla natura delle AdSP

Allarme a Roma, la CE avrebbe chiuso con esito negativo la procedura sui canoni: le Authorities vanno ‘trattate’ come aziende. D’Agostino (Assoporti) attacca il Governo, ma Rixi dichiara di “non saperne nulla”

Edoardo Rixi

Roma – Alla “non assemblea” organizzata da Federagenti la notizia che scuote la mattinata è “non ufficiale” ma nondimeno dirompente: Bruxelles avrebbe inviato a Roma la lettera di chiusura sulla procedura relativa all’inquadramento dei canoni demaniali percepiti dalle Autorità di Sistema Portuale come redditi tassabili e l’esito non sarebbe quello sperato. Per la Commissione Europea, cioè, le AdSP andrebbero equiparate ad aziende e quindi tassate allo stesso modo per quel che riguarda le rendite demaniali.

A ipotizzare lo scenario come molto probabile è stato il presidente di Assoporti Zeno D’Agostino: “Al di là dell’inquadramento dei canoni, il problema è enorme, perché rivoluziona l’assetto della portualità italiana alle fondamenta. Il sistema del finanziamento pubblico ai porti salterebbe, si bloccherebbe immediatamente qualunque opera di infrastrutturazione finanziata dallo Stato”. Frontale l’attacco al Governo: “Se, come c’è motivo di credere, la situazione è questa, le responsabilità dell’esecutivo sono gravi, perché la cosa sarebbe stata gestibile se affrontata per tempo dialogando con Bruxelles e non contrapponendovisi frontalmente. Invece non si è ricorso sul caso di Napoli, il cavallo di troia della Commissione, e non si è seguita la linea su cui Assoporti aveva lavorato a lungo e che avrebbe evitato quella che potrebbe rappresentare la pietra tombale per i nostri porti”.

Non è l’unico motivo di protesta di D’Agostino, che ha lamentato l’evasività del Governo sul tema, pure con l’associazione, Assoporti appunto, che pure raggruppa questi “pezzi dello Stato”. Ma è una lamentela che cade nel vuoto e che mette a nudo la confusione che a Porta Pia sembra regnare sull’argomento. I direttori del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mauro Coletta, Patrizia Scarchilli) presenti all’assemblea evitano l’argomento coi giornalisti e rimandano ai vertici del dicastero, ma è lo stesso viceministro Edoardo Rixi, delegato alla portualità, a rimpallare, dichiarando di “non sapere nulla di una lettera di Bruxelles, se è arrivata la ha il capo di gabinetto del Ministro”.

E mentre l’allarme in sala cresceva, a dare veste concreta al problema è stato un altro presidente di AdSP, Daniele Rossi, numero uno del porto di Ravenna: “Dopo 10 anni di lavori preparatori, una fatica di Sisifo data la burocrazia da affrontare, prevedevo di bandire fra gennaio e febbraio i lavori per il grande progetto, polmone e volano di sviluppo dello scalo. Se saltano i 60 milioni di euro di finanziamento pubblico previsto, che a questo punto sarebbero un aiuto di Stato, va tutto a monte, cosa diremo a tutti i soggetti che hanno avviato, in alcuni casi anche contrattualizzato, progetti per 500 milioni di euro?”.

Una domanda senza risposta (perlomeno finché non si riuscirà a contattare Guido Scaccia, capo di gabinetto di Danilo Toninelli, finora irreperibile) che, c’è da scommettere, risuonerà da oggi in parecchi porti italiani.

 

Andrea Moizo

 

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