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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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04/12/18 18:01

Morandi: 12 mesi senza ponte costeranno il 10% del fatturato all’industria logistico-portuale

Confindustria, Unige e Camera di Commercio presentano lo studio “Effetti economici indotti del crollo del viadotto Morandi – stime preliminari”

Genova - Il crollo di ponte Morandi ha già causato danni diretti alle imprese per 422 milioni di euro, secondo quanto gli stessi operatori economici coinvolti hanno stimato compilando gli appositi moduli messi a disposizione dalla Camera di Commercio di Genova.

Ma quali potranno essere gli effetti economici sul tessuto locale, e non solo, della mancanza di questa importare arteria autostradale? Certamente rilevanti, soprattutto per le aziende del cluster marittimo portuale, le cui difficoltà impatteranno in misura considerevole sul PIL di tutto il Nord Ovest italiano.

E’ su questi aspetti che si è concentrato lo studio “Effetti economici indotti del crollo del viadotto Morandi – stime preliminari”, svolto da Confindustria Genova, Università di Genova e Camera di Commercio e presentato nella sede dell’associazione degli industriali.

Alla presenza del Presidente di Confindustria Giovanni Mondini e del suo ‘omologo’ alla Camera di Commercio Luigi Attanasio (recentemente succeduto ad un presidente ‘storico’ come Paolo Odone), Guido Conforti, Vice direttore di Confindustria e responsabile del Centro Studi, e il Professor Claudio Ferrari, docente della Facoltà di Economia (che dovrebbe a breve prendere il posto del collega Francesco Parola nel Comitato di Gestione dell’AdSP genovese), hanno illustrato i risultati di una ricerca, basata su un questionario “a cui hanno risposto 109 aziende per una percentuale del campione calcolata sul numero dei dipendenti pari al 12%”, si legge nella ‘nota metodologica’ allegata alla documentazione.

Come hanno ribadito sia Conforti che Ferrari, d’altra parte, quella scattata dallo studio è una fotografia dell’attuale situazione a cui seguono alcune ipotesi di scenario, formulate sulla base di quelle che sono le previsioni degli stessi soggetti economici che hanno partecipato all’indagine. Al momento non ci sono quindi dati certi, da poter consuntivare, ma solo calcoli statistici effettuati sulla base dei danni che le aziende prevedono (o temono) di poter subire a causa della carenza di un’infrastruttura fondamentale quale era il viadotto Morandi.

Ogni scenario ipotizzato può essere quindi influenzato, sia positivamente che negativamente, dall’evoluzione della situazione, che muta rapidamente a seconda dell’apertura di nuove strade, percorsi alternativi, e soluzioni di viabilità che possono consentire di ridurre gli effetti negativi della mancanza del ponte, riconducibili soprattutto, quando si parla di logistica, ad un aumento tempi e costi di trasporto.

Entrando nel merito, le aziende del settore porto e logistica di Genova e Savona (è stato considerato solo il traffico merci, escludendo quello delle rinfuse liquide che viaggia da e per il porto quasi esclusivamente tramite pipeline) stimano, per i 12 mesi successivi alla caduta del ponte – e, ipoteticamente, per ogni anno trascorso senza la possibilità di utilizzare un viadotto sostitutivo del Morandi – di perdere il 9,4% del fatturato (rispetto ai 12 mesi precedenti), dovendo parallelamente fare i conti con un incremento dell’8,4% dei costi del personale  e del 4,8% degli altri costi. Contingenza che determinerà una perdita del valore aggiunto pari al 10,4%, ovvero di 178,3 milioni di euro in valore assoluto. Cifra che, data una situazione in costante evoluzione, potrebbe scendere a 85,7 milioni nell’ipotesi più ottimistica e salire fino a 205,7 milioni nell’ipotesi più pessimistica.

Ma questa situazione di difficoltà del cluster logistico portuale cittadino non avrà effetti solo a livello locale: secondo lo studio di Confindustria, Unige e Camera di Commercio, infatti, a risentirne sarà tutta la macro-regione economica del Nord Ovest, il cui PIL potrebbe subire una perdita in valore assoluto pari a 784 milioni di euro (la forbice tra l’ipotesi più ottimistica e quella più pessimistica va da 490 a 980 milioni di euro).

Molto difficile, però, calcolare l’incidenza percentuale di questi numeri, poiché la ricerca non fornisce un dato relativo al valore assoluto del PIL del Nord Ovest, su cui parametrare i 784 milioni di perdita stimata.

Meno rilevante, anche se non trascurabile, l’impatto stimato per le imprese del settore industriale: -1,3% del fatturato e -2,2% del valore aggiunto, pari ad una perdita (di valore aggiunto) di 53,5 milioni di euro (24,3 milioni nell’ipotesi ottimistica e 97,3 nell’ipotesi pessimistica).

Per quanto riguarda infine l’economia turistica, lo studio suddivide l’analisi tra Genova, dove si stima una perdita di valore aggiunto di 94,9 milioni di euro (forbice da 73 a 146 milioni), e Savona, dove la perdita ipotizzata è di 22,1 milioni di euro (forbice da 19,5 a 34 milioni).

 

Francesco Bottino

TAG : porti
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