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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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04/12/18 09:21

Mezzogiorno di fuoco per Assoporti a Bari nelle more della Sicilia

Conclave delle AdSP del Sud Italia nel porto capoluogo pugliese (senza le tre Autthorities sicule). Ma il ‘ribelle’ Monti tuona da Palermo: “I porti siciliani negano il ruolo di Assoporti sulla portualità del Sud”

Sono stati affrontati i principali temi dei porti del Mezzogiorno dai relatori convenuti a Bari, accolti da una platea numerosa, dove si è svolto nel moderno terminal crociere il convegno organizzato da Assoporti, con la collaborazione dell’AdSP del Mare Adriatico Meridionale.

Dopo i saluti introduttivi del Sindaco di Bari e del rappresentante della Regione Puglia, che hanno sottolineato l’importanza dei porti per l’economia e per lo sviluppo, è stato dato il via agli interventi dei Presidenti delle AdSP al centro del dibattito.

Quello dell’AdSP del Mar Tirreno Centrale, Pietro Spirito, si è soffermato sulla necessità di riavere una visione realistica e complessiva del Paese e di collocare i porti e, in particolare i porti del mezzogiorno, in questa visione.

Per il Presidente dell’AdSP del Mare Adriatico Meridionale, e dunque padrone di casa, Ugo Patroni Griffi, le Zone Economiche Speciali (ZES) possono essere uno strumento importante per il Sud e, in questo senso, i porti possono essere il traino degli sviluppi connessi.

È toccato a Massimo Deiana, Presidente dell’AdSP del Mare di Sardegna, affrontare il tema del transhipment, da alcuni anni in forte crisi e che, proprio per questo, deve essere integrata con altre attività e traffici.

Il Presidente dell’AdSP del Mar Ionio, Sergio Prete, ha concluso gli interventi sui porti del Mezzogiorno con una relazione sul Sud quale fattore di sviluppo per il Paese, illustrando dati e potenziale di notevole interesse.

La discussione è stata chiusa dal Presidente di Assoporti, Zeno D’Agostino, il quale ha chiesto al Governo una politica dei porti decisa e chiara. Inoltre ha illustrato le numerose iniziative e attività dell’Associazione che stanno andando avanti in sede nazionale e dell’Unione Europea, dichiarando: “Ci mettiamo a disposizione in maniera seria e concreta con il nostro lavoro per sostenere ed affiancare il Governo nell’affrontare le tematiche del nostro settore in modo costruttivo, grazie anche al ruolo di Vice Presidente recentemente acquisito dal sottoscritto in ESPO (European Sea Ports Organization) a Bruxelles. Come Assoporti stiamo lavorando su tutti i fronti e la portualità del Mezzogiorno va valorizzata. Il nostro convegno aveva l’obiettivo di avviare un dibattito importante che proseguirà su tutti i tavoli istituzionali e le sedi opportune”.

All’evento erano inoltre previsti gli interventi di Edoardo Rixi, viceministro alle Infrastrutture e Trasporti, e di Andrea Cioffi, sottosegretario di stato per lo Sviluppo Economico.

Assenti alla tavola rotonda erano invece le AdSP siciliane, che hanno colto l’occasione per sfiduciare l’operato dell’associazione.

“Ma quale linea strategica per la portualità del sud? se Assoporti non è riuscita a definire una pianificazione complessiva per gli scali del Mezzogiorno in associazione, ci chiediamo come possa farlo a livello nazionale” ha spiegato in una nota ufficiale Pasqualino Monti, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale della Sicilia Occidentale, parlando anche a nome dell’Autorità di Sistema Portuale della Sicilia Orientale e dell’Autorità Portuale di Messina, tuttora commissariata.

Tale motivazione è stata assunta all’origine della decisione di disertare il convegno organizzato a Bari dall’Associazione nazionale sul tema dello sviluppo e del recupero dei porti del Mezzogiorno. Una scelta non sorprendente, ma che certo sancisce e consolida la frattura esistente e già sfociata nelle dimissioni da Assoporti dei due presidenti delle AdSP siciliane e del commissario straordinario dell’Autorità Portuale di Messina.

“Il convegno di Bari, che dovrebbe focalizzare l’attenzione sull’intera portualità del Mezzogiorno, è destinato a confermare e a sancire la totale incapacità di Assoporti di essere protagonista in un ruolo che dovrebbe essere istituzionale e che è invece diventato solo formale e autoreferenziale” hanno velenosamente osservato i referenti dei porti siciliani, secondo cui “affrontare il tema complessivo della portualità del Mezzogiorno, travolta da una crisi senza precedenti, non compiendo uno sforzo di comprensione e di ascolto delle esigenze e delle priorità della Sicilia, significa confermare i dubbi crescenti sull’utilità stessa di Assoporti, anche e specialmente nel confronto con il Governo, che al convegno sulla portualità del Mezzogiorno si troverà - laddove dovesse partecipare con suoi autorevoli esponenti - senza le tre Autorità siciliane” hanno concluso i rappresentanti di Palermo-Trapani, Augusta-Catania e Messina.

 

A.S.

 

Intanto nel Tirreno nasce il sistema dei sistemi portuali tra i porti di Liguria, Toscana e Lazio

Per un Assoporti che rischia seriamente lo scisma, avendo già perso alcuni pezzi non di secondario conto, nasce in parallelo il sistema dei sistemi portuali tra i porti di Liguria, Toscana e Lazio, in ossequio al dogma lasciato in eredità nell’impegno assunto dalla riforma Delrio della prima riforma portuale. E siccome, anche se le prime riunioni ci sono state, i tempi stanno allungandosi, dalle due parti della penisola l’iniziativa è passata ai sistemi più attenti, ora con la partenza del Tirreno centro-settentrionale, con appuntamento schedulato a Livorno.

L’iniziativa è stata di Federmanager, con il personale impegno del presidente livornese Claudio Tonci e di quelli della Liguria e di Roma; questo singolare tridente punta a far funzionare un ‘sistema dei sistemi’ tra Livorno, La Spezia, Genova e Civitavecchia, anche per non innescare guerre al massacro specie sulle infrastrutture.

Al convegno livornese hanno dato adesione le autorità dei quattro sistemi portuali coinvolti: tre presidenti di Port Authorities (Stefano Corsini per il sistema Livorno-Piombino-Isola d’Elba; Carla Roncallo per La Spezia-Marina di Carrara e Francesco Maria Di MaJo per i porti laziali, più Paolo Emilio Signorini, numero uno dell’Adsp del Mar Ligure Occidentale, non fisicamente presente perché impegnato a Genova ma d’accordo con lo spirito dell’iniziativa).

Alla prima tavola rotonda hanno aderito il direttore marittimo della Toscana ammiraglio Giuseppe Tarzia, il presidente del consiglio regionale della Toscana Eugenio Giani, l’assessore comunale alla formazione Francesca Martini e il sindaco di Piombino Massimo Giuliani; mentre alla seconda tavola rotonda, oltre ai quattro presidenti di sistema e all’ammiraglio Tarzia, hanno aderito il presidente di Confindustria locale Alberto Ricci, il direttore commerciale della Porto 2000 Giovanni Spadoni, l’amministratore delegato degli aeroporti toscani Gina Giani, il sindaco di Portoferraio Mario Ferrari e Carlo Torlai del Tuscany terminal di Piombino.

 

Il Viceministro ai trasporti Edoardo Rixi: la sinergia tra le Adsp è determinante

 

Un Sistema dei sistemi di tutto l’arco tirrenico, sotto il cui ombrello possano stringere sinergie positive i porti liguri, toscani e laziali, è la scommessa per il futuro. “A più di due anni dall’entrata in vigore del D.lgs. 4 agosto 2016, n.169, che ha cambiato il volto delle 24 autorità portuali trasformandole in 14 Autorità di Sistema, è arrivato il momento di dotare le Adsp di nuovi strumenti di Governance, e sfruttare le potenzialità che i singoli porti dell’arco tirrenico sono in grado di sviluppare per offrire un’offerta logistica adeguata” ha dichiarato Corsini in apertura.

L’obiettivo è quello di ampliare i bacini di traffico mettendo insieme le potenzialità dei singoli scali in un contesto di competizione con i porti del Nord Europa. Si viene affermando uno scenario di trasversalità, dove i cicli trasportistici si potrebbero consolidare in filiere che si potebbero definire di tipo macro-regionale rispetto a quelle del Northern Range con al centro l’offerta di portualità.

Genova, Livorno, Civitavecchia, La Spezia possono o non possono rappresentare un grande, polivalente unicum sul mercato globale?

“Secondo me sì, i quattro sistemi portuali non soltanto possono, ma devono poter sviluppare nuove sinergie che li porti ad avere una posizione unitaria su una serie temi importanti, a cominciare per esempio da quello dell’applicazione dei regolamenti e delle normative” è la risposta di di Majo, che ha fatto riferimento in particolar modo alle sfide poste dal Regolamento (UE) 2017/352 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 febbraio 2017, che istituisce un quadro normativo per la fornitura di servizi portuali e norme comuni in materia di trasparenza finanziaria dei porti, che deve poter essere affrontato da parte dei porti italiani, e nella fattispecie, da quelli del Mar Tirreno e Ligure, in modo uniforme.

D’accordo anche Roncallo, sostenitrice dello spirito della riforma voluta dal precedente Governo: “Il dlgs 160 ha cambiato in meglio il sistema di governance delle autorità portuali; ora si tratta di guardare avanti e di valutare se su alcuni temi, come quello della promozione, non possano essere trovate nuove alleanze che ci consentano di fare sistema nelle fiere internazionali. Trovo molto interessante l’obiettivo finale di questo percorso, che è quello di attrarre nuovo traffico, diventando ancora più competitivi rispetto ai porti del Northern Range”.

Anche a Livorno – come a Bari per Assoporti – l’arrivo del viceministro Edoardo Rixi, a chiudere i lavori, insieme al presidente dell’AdSP livornese Corsini e al presidente di Federmanager Claudio Tonci, è stato il fiore all’occhiello dell’evento.

L’unione fa la forza, è il concetto che sta a cuore al vice ministro ai trasporti.

“L’aumento dei traffici sul bacino del Mediterraneo, la Via della Seta e lo sviluppo dei paesi dell’africa, pongono nuove sfide ai nostri porti; la sinergia delle Autorità Portuali sarà determinante nei prossimi anni. Credo che l’arco Tirrenico possa fare sistema e individuare politiche comuni che portino a individuare nuovi bacini di traffico, consolidando così la capacità di penetrazione commerciale non solo in Padania, ma anche Oltralpe” ha dichiarato Rixi, per il quale il tema dell’economia del mare deve essere affrontato a 360° sia nel campo della semplificazione amministrativa (“Le Adsp devono avere la possibilità di fare gli investimenti in tempi rapidi”), sia in quello del marketing nazionale (“vorrei che i porti italiani si muovessero all’unisono e non si trovassero in competizione tra di loro”), sia dal punto di vista della possibilità di revocare facilmente le concessioni che non funzionano (“è chiaro che tenere ferma una concessione che non dà nulla è un danno per una economia nazionale”).

Il viceministro genovese, che ha comunicato di considerare come obiettivo prioritario quello della semplificazione delle procedure di dragaggio (“Nei prossimi mesi arriveranno delle risposte”), si è anche soffermato sul tema della trasformazione delle Autorità Portuali in Spa: “O noi in Italia diciamo che i porti hanno strumenti diversi rispetto a quelli dell’ente pubblico non economico o saremo sempre in sofferenza”.

Per Rixi l’ente pubblico non economico è una struttura fotografica che analizza se in un determinato momento sono stati rispettati determinati parametri e se la procedura è corretta, ma il vero obiettivo da traguardare non è quello di realizzare la migliore procedura del mondo senza poi riuscire a realizzare l’opera, ma di riuscire a realizzare l’opera con una procedura che ti consenta di farlo.

“Le Spa pubbliche sono più flessibili. Sia chiaro, non sono innamorato del modello società per azioni, però a me interessa arrivare a raggiungere il risultato, che è quello di avere meccanismi più flessibili di gestione delle priorità all’interno di un perimetro prevalentemente pubblico”.

Occorre prendere delle scelte, e in fretta, anche perché presto l’Unione Europea potrebbe sciogliere il nodo sul tema degli aiuti di Stato alle Autorità Portuali: “Abbiamo una interlocuzione aperta con l’Ue ma se la commissione Europea dovesse alla fine emettere il verdetto e considerare le Autorità Portuali come imprese esercenti attività economiche, ci troveremmo nella condizione di non poter più finanziare più le Autorità Portuali” ha dichiarato Rixi, secondo cui si potrebbero raggiungere risultati in tempi minori se ci fosse un Ministero del Mare: “Non esiste un unico ministero che si occupi dell’economia del mare; preferirei essere il ministro di un Ministero del Mare dotato di poche risorse piuttosto che il viceministro di un Ministero come quello delle Infrastrutture e dei Trasporti che arriva ad avere 57 miliardi di budget senza però riuscire a spenderli”.

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