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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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10/09/18 22:00

Messina non può essere sede di AdSP

Lo scalo non figura fra i nodi ‘core’ europei come previsto dalla riforma del 2016 ma secondo D’Agostino (Assoporti) la legge è da cambiare

Antonio De Simone (Autorità portuale di Messina)

Il porto di Messina non potrebbe essere nominato sede di Autorità di Sistema Portuale nonostante invece il Ministero dei trasporti abbia appena comunicato, su impulso del Ministro Danilo Toninelli, la volontà di istituire la nuova Autorità dello Stretto (alla quale faranno capo i porti di Messina e Milazzo per la Sicilia e di Reggio Calabria e Villa San Giovanni per la Calabria) che andrebbe ad aggiungersi alle 15 previste per legge. Il motivo risiede nel fatto che lo scalo siciliano non risulta fra i porti centrali (‘core ports’) selezionati dalla Commissione Europea con il Regolamento UE n.1315/2013 mentre risulta invece classificato come porto globale (‘comprehensive’), dunque ‘di serie B’.

L’ultima riforma portuale italiana del 2016 aveva stabilito infatti che “i porti di rilevanza nazionale – è scritto in una nota del dicastero romano risalente a due anni fa - riorganizzati nelle nuove 15 AdSP debbano essere centri decisionali strategici con sedi nelle realtà maggiori, ovvero nei porti definiti ‘core’ dalla Comunità Europea”. Più nel dettaglio l’art.7 comma 3 del decreto legislativo n.169/2016, recita testualmente: “Sede della AdSP è la sede del porto centrale (porto core, ndr),  individuato nel Regolamento (UE) n.1315/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, ricadente nella stessa AdSP. In caso di due o più porti centrali ricadenti nella medesima AdSP il Ministro  indica la sede della stessa. Il Ministro, su proposta motivata della regione o delle regioni  il  cui  territorio è interessato dall’AdSP, ha facoltà di individuare in altra sede di soppressa Autorità Portuale aderente alla AdSP, la sede della stessa”. Quest’ultima previsione era stata inserita successivamente e ad hoc per trasferire da Augusta a Catania la sede dell’AdSP del Mar di Sicilia Orientale.

Messina ha dunque speranza di diventare comunque sede di Autorità di Sistema Portuale? Probabilmente sì, perché anche Civitavecchia nel 2013 non era stato classificato dall’Europa come un porto ‘core’, eppure si è meritata la promozione a scalo ‘di serie A’ nella riforma Delrio vantando il fatto di essere il porto della capitale.

Antonino De Simone, Commissario straordinario dell’Autorità portuale messinese, commenta la questione ricordando che in effetti “in passato erano state fatte delle deroghe come quella di Civitavecchia perché aveva la specificità di essere porto di Roma”, poi aggiunge che “anche le istituzioni locali messinesi a suo tempo avevano evidenziato la specificità dello Stretto. È l’ottavo in Europa e il primo in Italia per attraversamento di passeggeri, nonché una via di transito per il traffico marittimo e uno spartiacque di rilevanza internazionale. Quindi la specificità a Messina sicuramente c’è”.  

De Simone riconosce poi che la scelta di istituire o meno un’Autorità di Sistema Portuale a Messina è una decisione di carattere puramente politico ma al contempo accende un faro sulla difficoltà ad accorpare due sistemi portuali che fanno parte di due regioni a statuto differente (la Sicilia è a statuto speciale). 

Sul caso è intervenuto anche Zeno D’Agostino, in qualità di presidente di Assoporti, che senza mezzi termini dice: “È chiaro che la legge va cambiata. In teoria forse andava cambiata anche prima perché abbiamo già porti non ‘core’ che sono comunque sede di AdSP (Civitavecchia e Catania). Io ritengo che vadano fatte anche altre modifiche perché comunque si parlava di un certo numero di Autorità di sistema portuale e ora le andiamo ad aumentare, mentre nella legge si prevede entro tre anni di rivederne il numero ma al ribasso, non al rialzo”.

Il numero uno di Assoporti poi aggiunge: “Prendo per buona dunque la volontà di istituire la nuova AdSP dello Stretto ma vanno chiaramente fatte delle modifiche normative perché il fatto che un’AdSP abbia solo porti ‘non core’ diventa difficile da sostenere. Finché ne avevi una ma poi avevi il porto core è discorso. Poi lì ci sarebbero due Regioni coinvolte, di cui una a statuto speciale. Spero che in qualche modo si sia ragionato con le due regioni per capire se questa formula sia più accettabile di quella precedente, e poi comunque si presuppone che alcuni passaggi della riforma dei porti, quelli che parlavano delle AdSP, vadano modificati perché altrimenti le cose dichiarate non sono perseguibili. Non vorrei che questa cosa sia stata dichiarata e poi sia difficilmente attuabile”.

Nicola Capuzzo

 

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