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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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18/03/20 18:38

Lavoro difficile in porto a Genova, ma l’accordo tiene

A dispetto della denuncia di episodi di mancata osservanza pure fra i terminalisti, per il sindacato confederale i problemi sono sul fronte dell’autotrasporto (rigettata a livello nazionale la proposta Unatras). A Napoli servono mascherine

Malgrado il faticoso accordo raggiunto la scorsa settimana a Genova fra le parti sociali per organizzare il lavoro in porto compatibilmente alle disposizioni governative relative alla necessità di contenere l’epidemia di coronavirus, anche in questi giorni si sono registrate problematiche sulle banchine dello scalo ligure.

Mentre a livello nazionale le segreterie di Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti si concentrano sull’autotrasporto, riscontrando “negativamente la richiesta di ulteriori deroghe ai tempi di guida e di riposo del personale viaggiante (avanzata al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dal coordinamento di associazioni datoriali Unatras, ndr), perché meglio sarebbe garantire le sole merci con reali priorità, a scapito di altri materiali non di necessità primaria”, quelle provinciali rilevano una problematica duplice, ricomprendendovi anche il fronte terminalistico.

“Ad oggi, ci sono ancora aziende non in regola nel rispetto del DPCM. La percezione è che le aziende di autotrasporto antepongano, anche in questo momento di emergenza, il fatturato e la produttività alla salvaguardia della salute dei propri dipendenti. Negli ultimi giorni, in porto a Genova, si sono aggravate le già critiche condizioni operative degli addetti al trasporto merci, soprattutto in merito ad assembramenti riconducibili alle restrizioni che i vari terminal hanno dovuto mettere in atto a tutela dei propri dipendenti, intervenendo altresì con misure insufficienti a contenere il rischio di diffusione di contagio dal virus tra i fornitori esterni. Per quanto sopra denunciamo la scarsa osservanza del DPCM dell’11 marzo 2020 da parte di alcune Società del settore autotrasporto e terminalistico del porto di Genova”.

Il focus, dato che a firmare la nota sono i responsabili del settore, è però anche in questo caso sull’autotrasporto: solo per i camionisti, infatti, si ventila l’astensione dalle attività lavorative “in assenza di adeguati DPI e idonee misure precauzionali”. Un tema però sentito anche sul lato banchina, dato che oggi i rappresentanti delle segreterie provinciali dei portuali hanno diffuso una nota per ricordare che “le norme devono essere rispettate anche a costo di non poter servire le navi” e che “la dotazione dei DPI è molto scarsa e serve quanto prima una nuova scorta che le aziende hanno difficoltà a reperire”.

Il problema è serio e non solo genovese (anche la CULP di Napoli, il fornitore di manodopera portuale, ha lanciato un appello per “ovviare al mancato reperimento di DPI che rende pericoloso lo svolgimento di alcune operazioni di imbarco e sbarco), ma per ora l’equilibrio trovato pochi giorni fa tiene. Anche la soluzione trovata dall’AdSP per coniugare lo smart working con l’esigenza di verificare puntualmente il rispetto delle norme sembra funzionare. Vero che gli ispettori devono muoversi da soli e non più in coppia (sebbene i sindacati avessero suggerito di continuare a usare le auto dell’AdSP in due, col secondo ispettore sul retro), ma, come riferisce un RSU “il sistema a chiamata da parte nostra, in caso di rilevazione di problemi, ha finora funzionato: quando c’è stato bisogno il personale è intervenuto”.

 

A.M.

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