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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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29/03/19 09:29

L’esecutivo giallo-verde sfila in ordine sparso a casa delle ‘trivelle’ senza lesinare promesse ma neppure prendendo impegni concreti

Le presenze del leghista Giorgetti e della grillina Castelli coprono le prime due giornate dell’OMC Offshore Mediterranean Conference di Ravenna da cui gli operatori traggono solo le certezze della conferma della propria parte attiva nel filone energetico ma senza ricevere risposte adeguate da Roma, che prende una lezione di politica energetica dal giovane sindaco romagnolo

Dal nostro inviato

Ravenna – Si chiude con buone risposte dalla parte imprenditoriale e con accenni di presenza anche da parte istituzionale l’edizione 2019 dell’OMC Offshore Mediterranean Conference, la kermesse organizzata dal 1993 su iniziativa delle piccole e medie imprese locali di Ravenna che ruotano intorno all’industria estrattiva (radunate nel raggruppamento di interessi del ROCA) che fa della città romagnola, da oltre un quarto di secolo, l’ombelico del settore oil & gas mediterraneo.

La partecipazione di 634 espositori provenienti da 33 paesi del mondo e il bilancio ufficioso di oltre 20mila tra visitatori e delegati nella tre giorni fieristica sono certamente numeri di conforto per il Ravennate.

Anche la politica nazionale, oltre a quella internazionale, ha fatto capolino al Pala De Andrè, il quartiere fieristico intitolato al legale di fiducia del Gruppo Ferruzzi, che lo volle erigere e intitolare a un collaboratore prematuramente scomparso, Mauro De André, fratello del notissimo cantautore Fabrizio, inaugurato nell’ottobre 1990, struttura polifunzionale che ospita grandi eventi sportivi, commerciali e artistici.

Le ‘danze’ al gran ballo degli idrocarburi erano state aperte con il taglio del nastro di rito da parte del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, ‘scortato’ dal sindaco di Ravenna Michele De Pascale, dal chairman della conferenza Michele Titone e dal presidente di OMC, Renzo Righini.

Il rappresentante della parte ‘verde’ del governo, pur mostrando un interesse apparentemente sincero per le questioni dell’oil & gas, affermando di essersi tolto qualche pregiudizio conoscendo la passione degli imprenditori e dei lavoratori del comparto, non è andato oltre dichiarazioni abbastanza di circostanza, senza soprattutto potere (o volere?) sciogliere le riserve sullo sblocco delle prospezioni di estrazione di idrocarburi che, secondo il DL Semplificazione voluto dall'esecutivo, dovrebbero fermarsi per la famosa ‘moratoria’ di 18 mesi.

Il sottosegretario di Palazzo Chigi, dopo avere incontrato gli operatori e i sindacati, ha affermato di volere riportare le rispettive istanze presso i tavoli decisionali romani.

"Il Mediterraneo è tornato strategico nella geopolitica internazionale in ordine a fattori politici ed energetici e il nostro paese ha riacquistato un ruolo che dobbiamo essere in grado di valorizzare e gestire; è dunque indispensabile che non si fermino le infrastrutture di trasporto del gas, come l'Eastmed e il GNL; fatte le opportune valutazioni basate su analisi concrete di potenziali vantaggi, potrà rappresentare una grande opportunità in termine di sicurezza e di risparmio, oltre a un valido contributo in termini di diversificazione delle fonti" ha affermato all'Opening Session Giorgetti, mostrando di aver preso a cuore le problematiche del distretto dell’upstream, fortemente agitato in questi ultimi mesi. “La necessità di garantirsi la certezza degli approvvigionamenti a condizioni economicamente sostenibili ci ha spinto a diversificare nei paesi fornitori e nel tipo di fonti, con all'orizzonte il traguardo del raggiungimento degli obiettivi climatici, ottenendo significativi progressi nel risparmio e nell’efficienza energetica grazie ai progressi fatti sulle rinnovabili.

In questo scenario un ruolo vitale lo ha il gas, il combustibile fossile meno inquinante. Ma a fronte di un consumo di 400 miliardi di metri cubi, negli ultimi 15 anni la produzione ha registrato un deficit del 40%, attualmente supera appena i 150 miliardi di metri cubi, costringendoci ad aumentare le importazioni. È evidente che il distretto di Ravenna, costruito in 60 anni da imprenditori locali, costituisce un punto di eccellenza mondiale ed assume particolare rilievo nel contesto internazionale; la parte politica che io rappresento lo intende tutelare e stimolare per continuare a essere un riferimento mediterraneo" ha soggiunto il sottosegretario lamentando che da 10 anni le attività e gli investimenti sono rallentati, con ricadute anche sull'occupazione. “Nessuna attività economica può prosperare in assenza di investimenti; saluto con soddisfazione lo sblocco del progetto del deposito costiero di GNL nel porto che, alimentando i serbatoi per lo stoccaggio del gas con navi metaniere, valorizzerà la funzione fondamentale di Ravenna nel campo energetico".

Poi Giorgetti è tornado sulla questione ‘calda’ delle disposizioni recentemente adottate in materia di individuazione delle aree per la prospezione, la ricerca e l'estrazione degli idrocarburi e della proposta di Piano nazionale integrato per l'energia ed il clima (PNIEC) che il governo ha inviato a gennaio a Bruxelles. “Risultato di una non facile negoziazione, in cui la parte politica che rappresento ha costantemente sottolineato la necessità di conciliare l'esigenza della salvaguardia ambientale con quella socioeconomica di non pregiudicare iniziative con ingenti impegni finanziari che sono punto di riferimento per il territorio. Ad esempio gli investimenti di 2 miliardi di ENI per l'ammodernamento di alcune piattaforme in Adriatico potranno aumentare i volumi di gas estratto ed avere una ricaduta sull'intero settore. Le disposizioni contenute nel DL Semplificazioni dovranno trovare attuazione con particolare riguardo al PNIC per coniugare sostenibilità ambientale e potenzialità di un settore strategico” ha proseguito Giorgetti confermando che porterà le proposte ricevute ai tavoli istituzionali con approccio basato su buon senso ed equilibro in un settore che fa riferimento alla sovranità del paese, che non può sussistere se manca la sovranità energetica.

Dal suo canto il giovane e brillante primo cittadino ravennate, nel ringraziare ‘di cuore’ il sottosegretario per la sua partecipazione all’evento, ha confermato che il cluster energetico romagnolo continuerà ad offrire tutto il supporto tecnico e scientifico al Governo per prendere una strada diversa rispetto a quella finora intrapresa, che porta a sbandare pericolosamente sulle politiche sulle attività estrattive, aggiungendo – forse con una punta di malizia – che in Romagna si sia soliti apprezzare quasi di più chi sa correggersi rispetto a chi non sbaglia mai.

Rammentando che il porto si configura come uno dei più importanti scali industriali dell’Adriatico, parte della rete trans europea dei trasporti (TEN-T network), essendo toccato da 2 dei 9 corridoi totali Mediterranean e Baltic-Adriatic, rientrando nella lista degli 83 core ports europei, De Pascale ha citato la svolta storica che rappresenta il progetto Hub Portuale, che offrirà la certezza dell’approfondimento dei fondali alle imprese e ai tanti investitori che guardano con interesse allo scalo e garantirà la realizzazione di investimenti importanti come il nuovo terminal container alla Piallassa Piomboni, funzionali anche ad un eventuale ruolo nei nuovi rapporti instaurati con la Cina nella Nuova Via della Seta.

“Le due grandi vocazioni industriali della città - la chimica nel campo degli elastomeri e dell’economia circolare, e l’estrazione di gas natural e l’offshore - sono temi alla base delle politiche industriali dell’amministrazione, protesa a favorire gli investitori alleggerendo la burocrazia e snellendo gli strumenti urbanistici, in sintesi stimolando un ‘permitting’ più veloce, dialogando con le aziende che intendono investire sul territorio e favorendo lo sviluppo di idee progettuali. Diverse importanti aziende stanno investendo oggi su Ravenna: le multinazionali della chimica Yara, Orion Carbon ed Eni-Versalis - Syndial, la PIR con l’istallazione dell’impianto di stoccaggio di GNL, Rosetti Marino e Marcegaglia con progetti di ampliamento. Nel dibattito sulla transizione energetica l’Emilia-Romagna, con quasi 1000 aziende riconducibili all’industria upstream, 10mila addetti e un indotto di100mila lavoratori - in particolare Ravenna col 13% delle aziende e il 29% dell’occupazione regionale nel settore – è baricentrica. I due grandi obiettivi dei prossimi anni saranno ottenere energia col minor impatto possibile sull’ambiente e a un costo il più basso possibile. Il combinato disposto di tali target ci porta a dover investire sul mix di energie rinnovabili e gas naturale, abbandonando progressivamente le fonti maggiormente inquinanti; in termini di politiche energetiche, il mondo dell’offshore è la grande risposta e il mare la grande opportunità. Per questo siamo molto preoccupati, l’Italia ha preso una strategia energetica sbagliata, non sapendo distinguere i criteri scientifici dalla demagogia, col rischio di respingere possibili investimenti italiani e stranieri e di pregiudicare lo sviluppo energetico del Paese” ha proseguito De Pascale, concludendo con una piccola ‘lezione’ al Governo. “Da OMC rinnoviamo l’appello a Governo e Parlamento italiano affinché venga subito abbandonata la strada che si è intrapresa con il DL Semplificazioni a gennaio e dunque si rimetta mano a tutta la normativa che riguarda le attività estrattive, collegando le autorizzazioni esclusivamente ad elementi di valutazione di carattere scientifico e ambientale, per tutelare il lavoro e l’occupazione in un settore strategico; alle condizioni attuali una politica energetica nazionale può essere costituita solo dalla combinazione di investimenti sulle rinnovabili, estrazione di GNL e importazione di gas da altri paesi in misura progressivamente limitata”.

La seconda giornata della kermesse è stata dedicata alle potenzialità del Mediterraneo orientale, che coi giacimenti di gas si conferma un hub regionale.

“L’East Med si sta affermando come una provincia di idrocarburi di rilevanza mondiale. Dopo Zohr, le nuove scoperte annunciate nella EEZ di Cipro e in Egitto nel 2018 e 2019 stanno ulteriormente sviluppando la capacità dell’area, e presto nuove attività verranno condotte in Libano, Cipro ed Egitto” ha detto Luca Bertelli, Chief Exploration Officer ENI. “Dopo aver assicurato il soddisfacimento della domanda dei mercati nazionali, lo schema logico per l'esportazione del gas in eccesso dell'East Med dovrebbe essere quello di privilegiare innanzitutto il pieno utilizzo delle infrastrutture e della capacità di liquefazione già esistente in Egitto e attualmente ferma o sotto utilizzata. Ulteriori investimenti in esplorazione e nuove scoperte sono probabilmente ancora necessari per giustificare la costruzione di nuovi costosi impianti di GNL a Cipro o alternativamente la costruzione di pipeline di trasporto verso l'Europa che richiederebbe altri massicci investimenti. La cooperazione tra i Paesi dell'area sarà fondamentale per condividere sinergie sulle infrastutture di trasporto e di liquefazione e per assicurare all' Europa o ad altri mercati del Nord Mediterraneo forniture di gas competitivo in una situazione di mercato in continua e rapida evoluzione”.

Altro momento centrale della XIV edizione di OMC è stato il convegno sul tema ‘Internationalization & capacity building for a sustainable business environment in Oil&Gas producing countries’, approfondimento sulla sostenibilità ambientale collegata al settore introdotto dal presidente di Assomineraria, Luigi Ciarrocchi, con la partecipazione di Laura Castelli, Viceministro all’Economia e alle Finanze.

La sessione ha avuto lo scopo principale di presentare e discutere la scelta dell’associazione (che rappresenta più di 120 aziende del settore) di creare partnership con Paesi produttori di Oil&Gas, in particolare il Mozambico.

“L’obiettivo è quello di attrarre maggiori investimenti per produrre risorse naturali in ambito locale, implementare la cooperazione con il sistema industriale italiano e sviluppare infrastrutture e know how locale per uno sviluppo sostenibile a lungo termine. Un processo basato anche sulla creazione di un framwork a livello legale, che incoraggi lo sviluppo di un’infrastruttura a livello locale e la creazione di una capacità industriale sul territorio mozambicano” ha spiegato il numero uno di Assomineraria, il cui processo di internazionalizzazione si basa sul know how delle diverse aziende associate, supportato dall’azione del Governo.

“Il Paese ha una sfida da cogliere non più procrastinabile: promuovere una nuova politica energetica nazionale che assicuri il minor impatto possibile sull’ambiente, supporti la crescita economica e garantisca un costo dell’energia il più basso possibile e al tempo stesso la certezza degli approvvigionamenti. Un combinato disposto che sarà possibile realizzare solo attraverso il coinvolgimento, in un percorso comune, di tutti gli attori per ridefinire in maniera strategica la politica energetica nazionale e internazionale con altri Paesi produttori di petrolio e gas, e trovare il giusto equilibrio tra crescita economica, sviluppo industriale e sostenibilità sociale” ha lapidariamente sentenziato l’esponente della corrente ‘gialla’ del Governo al workshop, partecipato dal vicepresidente di Assomineraria, Sergio Polito, dal CEO di EniProgetti, Luciano Vasques, dal vicepresidente esecutivo di RINA Consulting, Leonardo Brunori, da Reinaldo Almeida, Istituto Nacional de Petroleo del Mozambico.

Angelo Scorza

Crippa chiude una edizione da record anticipando strumenti di incentivazione per lo sviluppo dell’energia da fonti rinnovabili

Si è chiuso con 23.400 visitatori l’edizione di Omc 2019. Si tratta del record storico della manifestazione internazionale dedicata all’energia che si tiene a Ravenna fin dal 1993.

“Come organizzatori siamo molto soddisfatti di questa edizione sia per la presenza di 634 aziende espositrici sia per il numero di visitatori. Ma ciò che ci soddisfa maggiormente è la qualità dei rapporti instaurati tra visitatori ed espositori che lasciano prevedere una continuità di relazioni nel tempo” commenta Enzo Titone, chairman di OMC, che alla giornata di chiusura ha ospitato il sottosegretario allo Sviluppo Economico Davide Crippa chiusura, che ha potuto toccare con mano la portata del settore energetico.

“Non a caso nel suo intervento a uno dei panel ha affermato che le imprese dell’oil&gas avranno un ruolo nel futuro nel preparare i giovani che poi opereranno nel settore dell’energia da fonte rinnovabile. Per questo motivo il settore estrattivo degli idrocarburi deve restare vivo, proprio in funzione della transizione verso le rinnovabili. Infatti ormai non parliamo più semplicemente di imprese oil&gas, ma di imprese del settore energetico” ha chiosato Titone.

Per il sottosegretario Crippa “le aziende del settore presenti a OMC hanno know how strategico per produrre infrastrutture per l’eolico marino”.

Particolare la sottolineatura all’impiego del GNL.

“L’obiettivo è creare le infrastrutture, soprattutto piccoli e medi depositi, per essere in grado di fronteggiare la concorrenza del Nord Europa. Ci sono importanti progetti in Sardegna e in Adriatico che vanno sostenuti” ha aggiunto Crippa, annunciando che il Governo metterà in campo strumenti di incentivazione per lo sviluppo dell’energia da fonti rinnovabili.

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