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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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11/07/19 17:15

L’agitazione dei camalli triestini diventa fronte puntofranchista trasversale

CLPT e USB ottengono da Regione e AdSP benedizione e ‘pass’ per discutere a Roma l’eventuale trattenuta nello scalo giuliano (ex Allegato VIII) dell’Irpef dei portuali. Operatori in fermento per l’IMU a FREEeste

I portuali triestini si preparano venerdì scorso all’assemblea (Foto del sito FAQTrieste)

Venerdì scorso il sindacato autonomo USB e il CLPT - Coordinamento Lavoratori Portuali di Trieste ha organizzato una riunione “per valutare i risultati raggiunti in merito alla petizione sottoscritta da oltre 600 lavoratori del porto per l’attuazione di quanto previsto dall’Allegato VIII del Trattato di Pace”, il documento che nel 1947 disciplinò il regime di porto franco del porto di Trieste, oltre che per tirare le somme sul “rispetto di leggi, regolamenti, ordinanze, decreti da parte delle aziende operanti in porto”.

La conclusione è stata che la petizione “è stata finora del tutto ignorata” e che “numerose sono le criticità” sul secondo punto all’ordine del giorno. Tanto da deliberare “l’avvio dello stato di agitazione e l’immediata convocazione di un’assemblea permanente dentro il porto, con la richiesta di un incontro con il presidente della Regione Massimiliano Fedriga (Lega), il senatore Stefano Patuanelli (M5S, considerato fra i potenziali successori di Danilo Toninelli in caso di rimpasto) e il presidente dell’Autorità Portuale Zeno D’Agostino”.

I tre erano fortuitamente tutti a Trieste nelle stesse ore per gli accordi con l’Ungheria, ma, a testimonianza della sensibilità per i temi del lavoro portuale (e non solo, come vedremo) e della portata dell’azione di USB e CLPT, hanno immediatamente raccolto l’invito e incontrato i  rappresentanti dei lavoratori.

Con esito, a giudicare dalla nota rilasciata dalle sigle, più che positivo per i lavoratori. Non solo infatti è stato fissato un incontro in AdSP, svoltosi ieri, per fare il punto sulle questioni più prettamente sindacali. “Va dato atto ai vertici dell’Authority – ha spiegato Stefano Puzzer, del CLPT – di aver messo ordine nel caos che regnava prima sulle banchine triestine, creando un vero articolo 17 (l’ALPT - Agenzia per il Lavoro Portuale del Porto di Trieste), imponendo la trasformazione in articoli 16 delle cooperative che fornivano impropriamente manodopera e favorendo la diffusione di un CCNL prima tutt’altro che scontato. Episodi di abuso sugli orari e di violazioni contrattuali, però, si verificano ancora ed occorre sanarli”.

Ma il risultato i lavoratori lo hanno incassato sull’altro tema, l’applicazione dell’Allegato VIII. E se anche solo una delle rivendicazioni legate (“assunzione diretta di tutti i lavoratori operanti in porto – operativi e amministrativi – da parte dell’Ente gestore del Porto Franco Internazionale di Trieste, cioè l’AdSP; contrattazione di primo livello specifica per il Porto Franco Internazionale di Trieste; regime fiscale speciale per i salari dei lavoratori del Porto) dovesse esserne oggetto, è sicuramente un successo che USB e CLPT abbiano ottenuto da Fedriga, Patuanelli e D’Agostino l’organizzazione di un incontro a fine luglio presso il Ministero dell’Economia.

“Parleremo soprattutto del regime fiscale da applicarsi ai salari dei portuali. L’Allegato stabilisce che le tasse sul lavoro restino al Porto Franco, per cui quello che proporremo è che l’Irpef di tutti i CCNL sottoscritti da imprese triestine non sia versata all’erario ma all’AdSP” ha spiegato Puzzer. Un’idea che, naturalmente, non ha incontrato la contrarietà di Fedriga né, soprattutto, di D’Agostino: “Da che sono presidente ho dialogato bene coi lavoratori. Ma questa è una problematica romana, giusto e positivo che se ne parli a Roma e non a Trieste”.

 

Operatori in fermento per l’IMU a FREEeste

 

L’inedito fronte comune istituzioni-lavoratori potrebbe saldarsi anche con quello imprenditoriale, in fermento, quanto ad Allegato VIII e ricadute fiscali, per le pretese ICI/IMU che il Comune di San Dorligo sta accampando sui capannoni dell’ex Wärtsilä, divenuti da inizio anno sede di Punto Franco sotto il brand FREEeste coniato da Interporto Fernetti (il proprietario) e AdSP.

Vicenda riepilogata da Stefano Visintin, presidente dell’associazione triestina degli spedizionieri: “Wärtsilä, in vista della cessione, ottenne per i capannoni la classificazione E1, vantaggiosa per gli operatori logistici e analoga a quella di cui Interporto beneficia a Fernetti. Recentemente, però, la classificazione è stata riportata a quella industriale, si da indurre il Comune di San Dorligo della Valle al ricalcolo dell’IMU dovuta. Un’assurdità che si somma al noto e risalente caos della classificazione delle aree di questo tipo”.

C’è però un aspetto ulteriore, che lega questa tematica a quella dei portuali sul filo dell’Allegato VIII: “Premesso che della cosa si dibatte da 70 anni senza soluzione, questo documento stabilisce che sulle merci movimentate in Punto Franco non si possono imporre ’dazi doganali o pagamenti diversi da quelli imposti per servizi resi’. È chiaro che IMU/ICI su capannoni usati per il deposito delle merci in questione ricadono indirettamente sulle merci stesse. Così come è chiaro che né il Comune di Trieste a Trieste né quello di San Dorligo nelle aree ex Wärtsilä prestino alcun servizio. Per cui l’imposizione di queste imposte è incompatibile con l’Allegato VIII, occorrerebbe forse che l’AdSP, titolare della gestione del Punto Franco, ottenesse un’interpretazione autentica sul tema” ha aggiunto Visintin.

Da cui la solidarietà con la battaglia dei portuali: “Ci sono due ordini di problemi. Il primo è che l’Allegato VIII non è mai stato recepito nella maggior parte del corpus legislativo repubblicano, con rare eccezioni come l’84/94, sicché oggi esiste una sedimentazione di leggi che ne ignorano il dettato, ponendovisi in contrasto e creando non pochi problemi giurisprudenziali. Il secondo è che i suoi principi generali vanno declinati: se è complesso farlo per l’IMU, per l’Irpef dei portuali è anche più articolato. Ma il modo si può trovare, l’Allegato è in vigore e va attuato. Ne beneficerebbe il porto di Trieste, ma anche il paese, dato che i suoi competitor sono tutti stranieri”.

Andrea Moizo

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