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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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01/08/18 15:21

In aumento i livelli di utilizzo dei terminal container mondiali

Guerre commerciali permettendo, nei prossimi 5 anni il loro impiego passerà dal 68% all’80% della capacità, prevede Drewry

Sono positive, nel medio periodo, le previsioni di Drewry per quel che riguarda i livelli di utilizzo dei terminal container di tutto il mondo. La società di consulenza britannica ha spiegato nel suo Global Container Terminal Operators Annual Review and Forecast 2018 di attendersi infatti da qui al 2022, un aumento della domanda per i servizi terminalistici, che potrà essere frenata solo da guerre commerciali o simili.

A orientare le previsioni degli analisti verso l’ipotesi di una crescita è soprattutto la scarsità di investimenti in progetti greenfield (cioè totalmente nuovi e non relativi a riconversioni) osservata negli ultimi anni, che avrà la conseguenza di far incrementare in modo marcato l’impiego delle strutture già esistenti da qui al 2022.

Una dinamica, questa, che secondo Drewry sarà osservata, sebbene in misura diversa, in tutte le aree del globo. In primis nel Medio Oriente, che vivrà una crescita media annuale del 5,5%, passando dai circa 67 milioni di TEUs movimentati complessivamente nel 2017 ai 94 del 2022. Ma anche in Asia, regione che già adesso è la più forte come volume del traffico (402 milioni di TEUs nel 2017) e che, al tasso del 6,1% di incremento annuale, arriverà a toccare i 541 milioni di TEUs nel 2022.

Nello stesso anno, secondo gli analisti britannici, arriveranno inoltre a 62 milioni i TEUs movimentati nei terminal sudamericani (dai 45 attuali) grazie a una progressione media del 6,6%. Un buon incremento dell’utilizzo si osserverà anche nelle strutture africane, che gestirammo nel 2022 34 milioni di TEUs (+5,5% all’anno) dai 26 del 2017. Così come a crescere saranno i porti del Vecchio continente, con movimentazioni che da 129 milioni di TEUs, a un tasso di incremento del 4,5%, arriveranno a 161 milioni. Identica percentuale di crescita si osserverà in Australia e nei Paesi vicini, che da un più modesto volume di 13 milioni di TEUs arriveranno a 16. Una crescita minore, ma pure non inconsistente, sarà infine quella dei terminal nordamericani, che dagli attuali 63 milioni di TEUs arriveranno a gestirne 76, crescendo in media del 3,7% ogni anno. Nel dettaglio le sottoaree più dinamiche saranno quelle della Greater China, dell’Asia settentrionale, del Sud Est asiatico e della costa sud occidentale del continente sudamericano.  

Nella sua nota, Drewry spiega di aspettarsi che la domanda di servizi terminalistici, nel segmento container, cresca nel periodo di quasi il 6% ogni anno, un aumento che in valore assoluto corrisponde a 240 milioni di TEUs, ovvero circa 45 milioni all’anno (valore che, rilevano i consulenti, è pari alla movimentazione annua del maggiore porto container del modo, ovvero Shanghai). Di contro, secondo le proiezioni a livello globale la capacità dei terminal container crescerà complessivamente di circa il 2% ogni anno (ovvero 125 milioni di TEUs da qui al 2022), proprio per via della già menzionata scarsità di investimenti in nuovi progetti. L’effetto combinato di queste due dinamiche farà sì che a livello globale l’utilizzo medio dei terminal container passerà da un tasso di utilizzo del 68% nel 2017 a uno pari all’80% nel 2022.  

F.M.  

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