APRI
Già registrato? Download PDF ACCEDI o REGISTRATI
Direttore Responsabile: Angelo Scorza
Stampa
25/03/20 16:51

Il virus gaullista non risparmia nessun porto

La sete di fondi e poteri speciali più contagiosa del Covid-19: soci e transfughi di Assoporti bussano insieme a De Micheli. Ma per il MIT il modello Genova resta inapplicabile

di Andrea Moizo

I porti italiani non ci pensano proprio a ridimensionare le spese a fronte della possibile drastica riduzione (e della sicura ricalibrazione del mix) dei traffici e, “con una ritrovata unità di intenti”, si sono rivolti via lettera al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli.

Tutti e 16 i presidenti di Autorità di Sistema Portuale, anche coloro che si sono sempre piccati della propria capacità di gestire il sistema affidatogli a legislazione vigente e in base a criteri ed esigenze di mercato, infatti, hanno sottoscritto una missiva volta a dettagliare (solo al Ministro, gli altri si devono accontentare della sintesi: la lettera non è stata divulgata) “le ragioni per cui è necessario che il Governo intervenga con provvedimenti urgenti per mitigare l’impatto che la crisi economica e produttiva conseguente alla emergenza sanitaria riverserà inevitabilmente sui porti”.

La richiesta, però, non è quella di sospendere l’automatismo fra mancato pareggio e commissariamento affinché le AdSP possano rispondere all’emergenza, magari attingendo ad avanzi pregressi, e abbiano il tempo di rimodulare i propri piani di investimento ad una domanda potenzialmente ridotta e certamente mutata. Ad esempio congelando e convertendo ad altro gli investimenti legati al crocierismo moribondo. L’invito, invece, è a “garantire la sostenibilità dei loro bilanci trovando forme di ristoro per le entrate tributarie e demaniali perse”.

L’occasione quindi è ghiotta per rilanciare velleità che nulla hanno a che vedere col Covid-19, laddove, ad esempio, si evidenzia “l’opportunità di cancellare la norma sui tagli lineari di spesa per non incidere sulle attività correnti anche di carattere essenziale”. Il riferimento sembra essere all’articolo 591 della legge di stabilità (precedente all’emergenza coronavirus), che non prevede alcun taglio lineare, bensì un tetto “all’acquisto di beni e servizi”, individuato nel “valore medio sostenuto per le medesime finalità negli esercizi finanziari 2016, 2017 e 2018”.

Peraltro, a mitigare il meccanismo, il comma 593 prevede la possibilità di superare il suddetto tetto, “in presenza di un corrispondente aumento dei ricavi o delle entrate accertate in ciascun esercizio rispetto al valore relativo ai ricavi conseguiti o alle entrate accertate nell'esercizio 2018”. Se un porto cioè nel 2019 fa più traffici che nel 2018 e incassa quindi più tasse, coeteris paribus, nel 2020 potrà sforare il suddetto tetto. L’obiettivo non appare tutto sommato improbo, quindi. Oggi ancora meno: basti solo pensare ai risparmi obbligati sulla convegnistica, a partire dagli oltre 300mila euro che ogni anno le AdSP spendono per partecipare al Seatrade di Miami.

Il viatico è comunque ideale per passare al bersaglio grosso, anch’esso perseguito in tempi (di salute pubblica) non sospetti: “Sperimentare in via temporanea il modello normativo utilizzato per la ricostruzione del ponte Morandi a Genova, nominando gli stessi presidenti commissari straordinari per la realizzazione delle opere infrastrutturali già programmate e finanziate”.

Un’ambizione che, oltre che con i presupposti della democrazia parlamentare, cozza con la normativa comunitaria e la sua stringente interpretazione da parte della Corte di Giustizia, dato che starebbe all’Italia dimostrare cosa abbia di emergenziale una programmazione infrastrutturale ordinaria, risalente, pluriennale ed omnicomprensiva. Come cioè “la tempestiva realizzazione di opere per oltre un miliardo di euro” programmate da anni (in larga parte, peraltro, senza alcuna analisi economica giustificativa nemmeno nello scenario precedente) possa aver a che fare con il post-epidemia da coronavirus.

Ad ogni modo, domandare è lecito, anche se una volta di più il MIT ha ribadito che non è cosa. In un’intervista a Portnews, infatti, il viceministro Roberto Traversi ha rigettato l’ipotesi, suggerendo piuttosto un modello Taranto (senza rivelare, purtroppo, in cosa esattamente starebbe l’esemplarità a fronte dei recenti rilievi in proposito sollevati dalla Corte dei Conti).

 

Stampa