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30/06/20 15:11

Il TAR ‘cassa’ ANAC, D’Agostino torna Presidente

Secondo il tribunale amministrativo l’Authority ha adottato “un’applicazione estesa di una norma di stretta interpretazione”: il MIT non ha poteri né finanzia TTP, quindi era libero di scegliere il manager veronese per il vertice dell’AdSP

di Pietro Roth

Zeno D’Agostino è di nuovo il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, ovvero del porto di Trieste. Lo ha deciso la Prima Sezione del TAR del Lazio, cui si era rivolto il manager veronese, supportato dalla stessa AdSP e da Assoporti, dopo che ANAC lo aveva dichiarato decaduto per presunta incompatibilità con il ruolo di Presidente (senza deleghe) di TTP, Trieste Terminal Passeggeri.

I giudici amministrativi (Presidente Antonino Savio Amodio, estensore consigliere Laura Marzano, consigliere Francesca Petrucciani) hanno accolto il ricorso soprattutto sulla base del primo motivo avanzato dai legali Piero Guido Alpa, Francesco Munari, Federico Tedeschini e Luca Di Donna, che hanno assistito sia D’Agostino sia Torre del Lloyd. E fanno notare come ANAC abbia “fondato la delibera impugnata sulla asserita violazione dell’art. 4 del D.Lgs. 39/2013” che recita testualmente: “1. A coloro che, nei due anni precedenti, abbiano svolto incarichi e ricoperto cariche in enti di diritto privato o finanziati dall'amministrazione o dall'ente pubblico che conferisce l'incarico ovvero abbiano svolto in proprio attività professionali, se queste sono regolate, finanziate o comunque retribuite dall'amministrazione o ente che conferisce l'incarico, non possono essere conferiti: a) gli incarichi amministrativi di vertice nelle amministrazioni statali, regionali e locali; b) gli incarichi di amministratore di ente pubblico, di livello nazionale, regionale e locale; c) gli incarichi dirigenziali esterni, comunque denominati, nelle pubbliche amministrazioni, negli enti pubblici che siano relativi allo specifico settore o ufficio dell'amministrazione che esercita i poteri di regolazione e finanziamento”.

Sulla base di questo, il TAR spiega che “la disposizione in parola individua tre presupposti per la sua applicabilità: - che il potenziale destinatario dell’incarico abbia svolto, nei due anni precedenti, incarichi e ricoperto cariche in enti di diritto privato finanziati o regolati da una amministrazione o da un ente pubblico; - che gli incarichi non conferibili sono quelli indicati alle lettere a), b) e c); - che a conferire l’incarico sia l’amministrazione o l’ente pubblico che finanzia o regola l’ente di diritto privato in cui il destinatario dell’incarico abbia svolto incarichi o rivestito cariche nei due anni precedenti. I suddetti tre presupposti devono indefettibilmente sussistere congiuntamente e non già alternativamente, con la conseguenza che la mancanza di uno solo di essi preclude l’operatività del divieto sancito dalla disposizione (simul stabunt, simul cadent)”.

“Nel caso di specie – si legge ancora nella sentenza - è certo che l’Autorità competente alla nomina dei Presidenti delle AdSP sia il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in forza di espressa norma attributiva del potere (cfr. art. 8, comma 1, L. 84/1994, che attribuisce il suddetto potere di nomina al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, d'intesa con il Presidente della regione interessata). Analogamente non è contestato, né sarebbe contestabile, che il MIT non svolga alcuna forma di finanziamento, ne abbia poteri regolatori su TTP. Ne discende che la norma in rassegna non è applicabile al caso di specie, stante l’assenza di un presupposto indefettibile per l’operatività dell’inconferibilità in parola”.

In estrema sintesi: è il Ministero dei Trasporti ad aver nominato Zeno D’Agostino prima Commissario e poi Presidente dell’AdSP, e non avendo tale dicastero alcun potere né finanziando TTP la nomina deve ritenersi legittima. I giudici amministrativi, inoltre, sottolineano che non può essere accolta la tesi di ANAC secondo cui “poichè la ratio della preclusione prevista dal citato art. 4 risiederebbe nella volontà di impedire che l'esercizio delle funzioni pubbliche affidate possa essere inquinato da interessi personali di cui gli amministratori possono essere portatori, l'inconferibilità degli incarichi a soggetti provenienti da enti di diritto privato regolati o finanziati dalle Pubbliche Amministrazioni, ‘deve essere interpretata alla luce delle finalità che la disposizione intende perseguire, che non può essere (solo) quella di preservare il procedimento di nomina da situazioni di conflitto di interesse, bensì quella di salvaguardare da conflitti di interesse (anche) l'esercizio della funzione’. Secondo l’ANAC, accedere all'opzione ermeneutica proposta dal ricorrente, ossia che la disposizione sull'inconferibilità non sarebbe applicabile quando l'incarico è conferito da una amministrazione diversa da quella in cui la carica è destinata ad essere svolta, ‘sarebbe non coerente con le finalità della disciplina, poiché limiterebbe gli effetti di prevenzione del conflitto di interessi al solo procedimento di nomina’.

In sintesi, trattandosi, relativamente al citato art. 4 del D.Lgs. 39/2013 di “norma di stretta interpretazione”, non risulta consentita “l’applicazione estensiva operata dall’ANAC”.

Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, quindi, “compensa le spese del giudizio fra tutte le parti” e “ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa”.

Ad esprimere soddisfazione per il pronunciamento del TAR è anche Assoporti, che si era costituita con ricorso ad adiuvandum, elaborato dall’avvocato Zunarelli, ribadendo la non applicabilità delle previsioni di inconferibilità al caso in esame. “La sentenza del TAR Lazio - ha sottolineato il legale - contribuirà indubbiamente a rendere più sereni i soggetti sia italiani che soprattutto stranieri interessati a investire nei porti italiani, che sentono molto il bisogno di chiari punti di riferimento istituzionali”. 

“Siamo soddisfatti che D’Agostino possa riprendere il suo ruolo e che sia stato fugato ogni dubbio sulla legittimità della nomina -  il commento del Presidente di Assoporti, Daniele Rossi - Non possiamo che ribadire quanto sia vitale per la portualità la continuità della gestione delle attività nei porti italiani, che necessitano di un presidio amministrativo operante nel pieno delle sue funzioni. Confidiamo questo sia un primo passo per ristabilire serenità in tutti i porti italiani, in un momento così difficile per l’economia del Paese”. 

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