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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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04/07/15 16:20

Il Piano dei porti approvato in Consiglio dei Ministri

Con l’ok del Governo si avvicina la tanto attesa riforma portuale fatta di accorpamenti, impronta europea e sburocratizzazione

Graziano-Delrio

Il Consiglio dei Ministri del 3 luglio segna una nuova svolta storica per la politica di riordino della portualità italiana a oltre 20 anni di distanza dalla legge n.84 del 1994.

Il tanto atteso Piano Strategico Nazionale della Portualità e della Logistica (PSNPL) nella sua ultima versione è stato infatti approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri su proposta del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio e dovrà poi essere successivamente adottato con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. 

Secondo quanto spiega un ampio documento pubblicato sul sito del Ministero dei Trasporti, l’obiettivo del Piano è di “integrare la rete logistica italiana connettendo al meglio i porti con i sistemi di trasporto ferroviario, stradale, con le piattaforme logistiche (Interporti) e con i distretti industriali e intervenendo su ritardi, disorganizzazioni e inefficienze dell’organizzazione attuale. Non riguarda solo le merci, ma i milioni di passeggeri e crocieristi che ogni anno passano per i porti italiani”. Il Piano verrà ora sottoposto alle competenti Commissioni parlamentari per l’espressione del previsto parere e tornerà successivamente all’esame del Consiglio dei ministri per l’approvazione definitiva ma si tratta di passaggi formali, l’imprinting è quello delineato nella presentazione che spiega i contenuti del documento.

Completamente bocciato il sistema attuale con 24 Autorità portuali fondato su una “governance complessa e che sconta uno scarso coordinamento nazionale” sottolinea il Piano, aggiungendo poi: “Si contano in ogni porto 113 provvedimenti amministrativi all’import/export gestititi da 23 soggetti pubblici responsabili dei controlli. […] È scarso il coordinamento degli investimenti: ognuna delle 24 autorità portuali decide in autonomia le priorità di investimento infrastrutturale nei porti, al di fuori di un piano nazionale e strategico, con una dispersione di risorse e di efficacia complessiva (“particolarismo portuale”). Attualmente vi sono progetti finanziati per circa 5 miliardi di euro. Vi è quindi una inefficienza diffusa dovuta a numerose pratiche burocratiche complicate e lente, sia per gli investimenti, sia per le operazioni di import ed export”.

La strategia del governo Renzi in tema di governance portuale poggia dunque su 10 obiettivi da Semplificazione e snellimenti, competitività, accessibilità, integrazione logistica e imprese, infrastrutture, innovazione, sostenibilità, certezza delle risorse, coordinamento nazionale e nuova governance. Proprio il capito della governance sarà uno dei più rivoluzionari perché, come preannunciato, porterà a un deciso ridimensionamento del numero e dei poteri delle Autorità Portuali. “La governance – recita la nota del dicastero di Delrio - viene ripensata in modo incisivo e sinergico per guadagnare più competitività, passando: dal sistema  attuale con scarso coordinamento nazionale, a un ruolo di coordinamento con la Direzione generale unica per Porti e Logistica del Mit; da 336 membri complessivi nei Comitati portuali a circa 70 membri nei nuovi Comitati di gestione; da 113 procedimenti amministrativi in porto e 23 soggetti pubblici responsabili dei controlli in ogni porto a uno Sportello Unico dei Controlli in capo all’Agenzia delle Dogane, mentre numerosi altri procedimenti amministrativi ordinari saranno in capo a uno Sportello Amministrativo Unico; da 24 Autorità Portuali a Autorità di Sistemi Portuali”.

Quante Autorità di Sistema Portuali non è stato ancora ufficialmente comunicato ma par di capire che l’Italia voglia rispettare, seppure con qualche modifica,  l’elenco dei Core port europei più Civitavecchia. Savona e Genova insieme dunque, La Spezia con Marina di Carrara, Piombino con Livorno, Civitavecchia a sé stante, i due scali campani di Napoli e Salerno, Gioia Tauro con Messina, due sistemi portuali siciliani (uno orientale sotto il controllo di Augusta e l’altro occidentale sotto Palermo), un unico sistema sardo, un altro pugliese, più quattro sistemi per le regioni Marche (Ancona), Emilia Romagna (Ravenna), Veneto (Venezia) e Friuli (Trieste).

L’elenco preciso delle Autorità di Sistemi Portuali si avrà solo dopo l’inevitabile confronto politico che si avrà durante il passaggio alle camere del Piano Strategico Nazionale della Portualità e della Logistica.

N.C.

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