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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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16/10/20 14:44

Il cluster marittimo chiede più semplificazione anche nella Babele delle concessioni

Munari (SIPoTra): “Passi avanti con le ultime norme”. Rossi (Assoporti): “Un altro tema su cui manca un coordinamento nazionale”. Signorini (AdSP Genova-Savona): “L’Europa è il grande assente”

di Pietro Roth

Più semplificazioni e una visione d’insieme, a livello nazionale, per evitare che ogni porto vada per la sua strada. Sono le due richieste portate avanti dal cluster marittimo anche per quanto riguarda le concessioni demaniali, nello specifico quelle portuali, come è emerso dall’incontro organizzato nella sede dell’AdSP del Mar Ligure Occidentale, il palazzo San Giorgio di Genova, da SIPoTra, la Società Italiana di Politica dei Trasporti.

Due richieste che ricalcano quasi pedissequamente quanto in questo ambito si ribadisce su più fronti e a più livelli: analoghe considerazioni sono state espresse, per quanto di competenza, nell’assemblea generale di Assoporti andata in scena recentemente all’interno della Naples Shipping Week, ma anche nel webinar organizzato da Pino Musolino, commissario ed ex presidente dell’AdSP del Mare Adriatico Settentrionale (porti di Venezia e Chioggia) per fare il punto sulla riforma portuale del 2016 a quattro anni dalla sua applicazione.

“Sul tema delle semplificazioni – ha spiegato Francesco Munari, che per SIPoTra ha curato la parte del rapporto dedicata proprio alle concessioni portuali – sono stati fatti significativi passi avanti nell’ultimo, omonimo, decreto: il paragrafo 4 dell’articolo 2 va addirittura oltre il cosiddetto ‘modello Genova’ e di fatto cancella il codice dei contratti pubblici. È qualcosa, ma non abbastanza. Quello che sarebbe importante comprendere è come non ci si possa approcciare ad ogni concessione con un unico standard: molte cose dipendono dal tipo dei traffici, dai settori di attività. Inutile imporre canoni insostenibili a chi movimenta merce ‘povera’, ogni concessione è diversa dall’altra”.

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Nella sua introduzione Munari è poi tornato su un tema di stretta attualità, ricordando come il potere autoritativo di una AdSP nei confronti del concessionario si esaurisca con la stipula del contratto di concessione. “Da quel momento in poi – le sue parole – i due soggetti sono su un piano paritario, non ne troviamo uno in una posizione di forza. Ecco perché, anche recentemente, tribunali amministrativi hanno dichiarato in merito la loro incompetenza giuridica”. Il riferimento, fra gli altri, è al caso del Terminal Soteco (controllato dal gruppo MSC) che si era rivolto al TAR (Tribunale Amministrativo della Campania) per ottenere dall’AdSP napoletana un risarcimento danni in merito ai mancati dragaggi: i giudici amministrativi hanno espressamente affermato che la questione è, appunto, di competenza del giudice ordinario.

A chiedere un maggior coordinamento a livello nazionale è stato il presidente di Assoporti e dell’AdSP del Mare Adriatico Centro Settentrionale (Ravenna), Daniele Rossi: “Un coordinamento – ha detto collegandosi da via Antico Squero – che dovrebbe avvenire all’interno della Conferenza dei Presidenti con un dialogo strategico sull’intero sistema portuale. Non ha senso che ogni porto faccia tutto, bisogna individuare delle specificità e puntare su quello. Ad esempio mi chiedo: avrebbe senso, da parte mia, rilasciare una concessione per un grande terminal container?”.

Sul tema allarga il ragionamento Marco Conforti (Confetra): “Da una parte abbiamo un consolidamento orizzontale dei liner che sono confluiti in tre grandi alleanze – ha spiegato – e dall’altro stiamo assistendo a qualcosa del genere anche per quanto riguarda i terminal container, e su questo punto siamo di fronte ad un fenomeno di portata globale che adesso tocca anche l’Italia”. Riferimento, neanche troppo velato, alla recente operazione che ha portato PSA ad avere il controllo, all’interno dello scalo genovese, anche del SECH oltre che del terminal di Pra’.

Come aveva già fatto nel corso della Shipping Week napoletana, Paolo Emilio Signorini, presidente dell’AdSP del Mar Ligure Occidentale, non ha risparmiato critiche all’Unione Europea: “Secondo me a livello continentale non c’è più una visione aggiornata di che cosa stia capitando nel mondo – ha ribadito – e la sua assenza di vede e pesa. Io spesso mi trovo a confrontarmi con esponenti, anche governativi, degli Stati Uniti e dei Paesi del Far East, ma non capitano mai o quasi mai analoghi incontro con emissari di Bruxelles”.

Chiude Mario Mattioli, presidente di Confitarma: “È chiaro che per la nave, principale utente del porto, le concessioni dei servizi in ambito portuale rivestono una particolare importanza. Purtroppo, ancora una volta emerge il fatto che non viviamo in un Paese normale, ma in un Paese ove a fronte di una sorta di ‘bulimia’ normativa vi è una ‘anoressia’ in tutto ciò che implica il controllo di tutte le che è stato creato. Il nostro settore è caratterizzato da una forte regolamentazione che spesso crea problemi tra normative nazionali ed europee, europee e internazionali, mentre non ci rendiamo conto che competitività vuol dire anche e soprattutto saper valutare il costa del tempo, nella realizzazione di un'infrastruttura come nella gestione delle navi in porto. Il settore portuale è purtroppo un esempio di questa anomalia. Per questo continuiamo a ribadire l’urgente necessità di de-burocratizzazione e di avere un’unica amministrazione che sia in grado di svolgere una regia per questo settore e che si apra il più possibile al dibattito con gli stakeholders”.

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