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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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06/03/19 18:59

Il caso Napoli riaccende l’attenzione del sindacato sull’autoproduzione

Mentre i lavoratori genovesi solidarizzano coi partenopei richiamando l’importanza dell’organico porto, le segreterie nazionali valutano la riapertura della vertenza al MIT

Ancorché limitato, per diffusione geografica e volumi, il caso del confronto fra GNV e Culp di Napoli, esploso nei giorni scorsi, è stata una secchiata di benzina sul fuoco dell’autoproduzione. Che, rimasto sopito ma acceso dopo lo sciopero del maggio 2018, rischia ora di riattizzarsi e tornare a scaldare le banchine a livello nazionale.

“Dopo la manifestazione della scorsa primavera – racconta Maurizio Diamante, responsabile porti di Fit Cisl – ci sono stati due incontri al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Ma l’ultimo è stato il 2 agosto e da allora non ci siamo più visti. Una nostra richiesta congiunta al MIT per parlare in generale di portualità, autoproduzione ma anche confronto con Bruxelles sulla natura giuridica delle Autorità Portuali, è stata riproposta anche di recente ma è rimasta inevasa. A questo punto faremo il punto con le altre sigle, una riapertura della vertenza è probabile”.

Sulla linea di Diamante anche Giuliano Galluccio, responsabile di Uiltrasporti: “I pochi incontri svolti ci hanno confermato quanto la confusione e la difformità regnino sovrane in tema di autoproduzione e come, a livello sanzionatorio, ci siano forti carenze. In più il caso napoletano ha evidenziato le attinenze fra autoproduzione e ‘organico porti’, altro tema su cui il MIT non ha fornito assolutamente linee guida degne di questo nome. A ciò si ricollega a sua volta la questione degli esodi e della farraginosa applicazione del 15bis modificato dal ‘correttivo porti’. Insomma di portualità da mesi il Governo si occupa solo a livello estemporaneo, vedi Gioia Tauro, mentre occorre un’attenzione costante. Valuteremo quindi la riattivazione del tavolo, il caso di Napoli rischia di diventare un precedente pericoloso, vogliamo capire cosa pensa il MIT”.

A dettagliare questo pericolo e i legami con l’organico porto e a sollecitare con esplicita richiesta le segreterie nazionali ha contribuito un volantino diffuso dai “Lavoratori per l’unità portuale di Genova”, sigla trasversale che raccoglie, fra i dipendenti delle imprese ex art. 16, 17 e 18 di Genova, anche iscritti e delegati del sindacato confederale (in quota principalmente Cgil). Il documento, oltre a solidarizzare coi portuali napoletani, spiega quanto sia complessa la questione dell’autoproduzione, che coinvolge i lavoratori portuali non meno di quelli marittimi oltre le istituzioni preposte alla vigilanza.

“GNV ha minacciato di mettere a lavorare dei lavoratori non iscritti tra i lavoratori dell’organico portuale come prevede la legge, ma appartenenti all’organico dei marittimi. Così facendo GNV andrebbe in deroga alla sua stessa concessione. Come è possibile e sostenibile un tale paradosso, se non per una provocazione contro i lavoratori di Culp, i loro diritti e la loro occupazione, per sostituirli con costi in dumping ottenuti grazie allo sfruttamento supplementare del lavoro dei marittimi a bordo dei traghetti?”.

Evidente, nelle accuse conclusive a GNV, il timore che l’esasperazione delle relazioni industriali vista a Napoli si diffonda anche altrove: “La posizione di GNV nei confronti della Culp non è improvvisata, da anni ci prova con il ricatto dell’autoproduzione insieme agli altri armatori soprattutto dei traghetti, ma oggi si sente più forte e arrogante perché coperta da Assarmatori e dalla sudditanza politica del governo agli affari di Aponte”. 

 

Andrea Moizo

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