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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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16/05/18 08:50

I turchi sbarcano in Puglia (ma solo per ‘curiosare’)

Il padrone di Yilport in missione esplorativa a Brindisi si informa su dettagli tecnici delle banchine e giuridici sulle concessioni

È difficile che un ‘pezzo da Novanta’ come Robert Yuksel Yildirim, gran capo del gruppo Yilport (variegato network di terminal portuali) e della holding Yildirim (attiva nel trasporto marittimo e nella produzione di cementi, oltre ad altre attività in settori diversi), si scomodi in prima persona per venire a visitare uno scalo di seconda fascia come Brindisi, se dietro la sua ‘missione’ non ci sia un interesse davvero radicato.

Anche perché il magnate di Istanbul in passato aveva snobbato più di un’offerta di take-over di attività terminalistica proveniente dal Belpaese, ritenendo evidentemente l’Italia un’area non idonea ai suoi poderosi investimenti: la galassia Yilport detiene partecipazioni di maggioranza in una ventina di terminal (di merci unitizzate, ma anche di rinfuse solide) in tutto il mondo ed anche in Europa, con fiore all’occhiello il terminal container Malta Freeport di Marsaxlokk.

Dunque, una delegazione turca – capeggiata dal proprietario del gruppo - ha visitato il porto salentino, accolto dal segretario generale dell'AdSP MAM Mar Adriatico Meridionale, Tito Vespasiani, e da un paio di dirigenti dell'ente portuale, che hanno illustrato le possibilità offerte per lo sviluppo di nuovi traffici, evidenziando la significativa rete infrastrutturale, potenziata ultimamente dalla realizzazione del raccordo ferroviario che ha portato i binari allo sporgente di Costa Morena Est, dotato sulla carta di capacità infrastrutturali per accogliere traffico container.

Chi ha buona memoria ricorda che un tentativo di realizzare un terminal di transhipment a Costa Morena – quando la corsa al container hub era uno sport assai diffuso in tutto il Mediterraneo, con epicentro di progetti proprio lo Stivale – era già stato fatto, invero con scarsissimo successo una ventina di anni fa, sotto la reggenza della Port Authority da parte del funzionario genovese Mario Ravedati, proprio da una compagnia maltese, imparentata con lo stesso Freeport Terminal, che aveva coniato l’accattivante acronimo di BIT Brindisi International Terminal.

Secondo la descrizione rilasciata dall’AdSP MAM, lo sporgente di Costa Morena Est misura 20 ettari con due banchine della lunghezza di 400 metri per 600 metri e pescaggio fondali di 12 metri. L'AdSP nell'immediato futuro prevede il dragaggio dei fondali fino a 14 metri e la realizzazione della cassa di colmata, opere finalizzate ad aumentare la capacità recettiva delle banchine anche per le navi di ultima generazione.

Sarà piaciuta o meno questa ipotesi progettuale ai vertici di Yilport?

Dunque sono da attendere investimenti infrastrutturali turchi in Puglia prossimamente?

Secondo una nota ufficiale, al termine della visita, gli ospiti turchi si sono riservati di valutare la possibilità di utilizzare lo scalo per la gestione delle proprie attività commerciali ed operative.

Frase volutamente criptica che dice tutto e niente sulla pagella rilasciata al porto di Brindisi: promosso, bocciato o rimandato?

Al di là delle dichiarazioni di circostanza, di certo si è trattato di un incontro interlocutorio, con gli imprenditori di Istanbul interessati a capire le potenzialità infrastrutturali del porto di Brindisi per esaminare la possibilità di avviare concretamente attività sullo scalo, ma soprattutto a cercare di capire, sotto l'aspetto amministrativo, come si articola l’attuale legge per il rilascio delle concessioni in banchina e come è regolamentato il lavoro portuale; premure ovvie per chiunque avesse intenzione di fare investimenti corposi e non desiderasse ‘brutte sorprese’ dietro l’angolo avendo a che fare con l’impianto giuridico-sociale italiano, non sempre chiaro agli occhi di tutti (figuriamoci per uno straniero). Il resto alla (eventuale) prossima puntata.

Angelo Scorza

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