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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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04/02/20 16:58

I lavoratori del SECH sconfessano il sindacato

Dura lettera della RSU contro i vertici confederali che avevano espresso perplessità sulla fusione con PSA. Replica di Poggi (Filt Cgil): “Doveroso chiedere garanzie all’AdSP”

Dopo aver lambito i banchi parlamentari, la fusione fra i terminalisti genovesi PSA e SECH torna ad accendere gli animi in banchina, questa volta quelli dei lavoratori portuali.

In una lunga lettera inviata a varie testate (qui la versione integrale) e contenente anche critiche di altra natura, la RSU dei lavoratori del terminal del porto storico ha attaccato duramente la posizione assunta recentemente da Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti in merito all’operazione. Le tre sigle sul finire della settimana scorsa, infatti, hanno chiesto al riguardo un incontro al presidente dell’Autorità di Sistema Portuale Paolo Emilio Signorini, rappresentando le proprie “preoccupazioni sulle ricadute delle condizioni economiche, normative e occupazionali che potrebbero riguardare i lavoratori degli art. 16, 17 e 18 della Legge 84/94”.

Una mossa che ai lavoratori del SECH suona come un improvviso e non concordato cambio di strategia: “Ci interroghiamo su che cosa sia cambiato, dato che è un fatto che i lavoratori di SECH e VTE (PSA Prà, ndr) possano godere dei migliori contratti integrativi di tutta la portualità, è un fatto che le procedure di sicurezza siano tra le più all’avanguardia in assoluto, è un fatto che ci è stato assicurato che le due aziende resteranno separate pur facendo capo ad una sola società e pertanto nessun lavoratore di una realtà potrà lavorare nell’altra, è un fatto che in tutti questi anni entrambe le aziende hanno ampiamente attinto al bacino dei lavoratori della C.U. facendo sempre fronte puntualmente a quanto loro dovuto, cosa non sempre scontata nella portualità genovese, ed è altresì un fatto che tutto ciò è il risultato delle corrette relazioni industriali che nel corso degli anni sono state mantenute. Infatti abbiamo anche ottenuto l’impegno ad aprire un tavolo di confronto per migliorare le condizioni dei lavoratori non appena l’operazione sarà conclusa”.

In sostanza, secondo la RSU, alle preoccupazioni, condivise e per le quali con le OOSS “ci siamo seduti ai tavoli”, sono state date “risposte che fino ad oggi tutti avevano ritenuto adeguate”. Da qui la perentoria conclusione: “Riteniamo di essere i soggetti più qualificati per conoscere la situazione e pertanto riteniamo anche che dovremmo essere tempestivamente informati di ogni cambio di strategie delle OOSS. Se ciò non avviene quantomeno si pecca in termini di trasparenza”.

No comment, per il momento, dalle segreterie di Fit Cisl e Uiltrasporti, mentre Enrico Poggi, Filt Cgil, spiega che “è doveroso, senza entrare nel merito dell’operazione, che il sindacato ne chieda conto all’Autorità di Sistema Portuale. Se cambiano gli assetti in porto, preso atto delle rassicurazioni provenienti dalle parti, deve essere il soggetto garante degli interessi di tutti, cioè appunto l’AdSP, a assicurarci che ciò non avverrà sulla schiena dei lavoratori. Anche perché non c’è solo il comma 7, la legge dice anche che i piani industriali che sottostanno alle concessioni dei terminalisti vanno onorati”.

Quanto agli emendamenti che prevedono l’abrogazione più o meno elastica del comma 7 dell’articolo 18 della legge portuale, quello che impedisce a un terminalista di detenere due concessioni nello stesso porto per movimentare la stesse tipologia di merce, caduto quello proposto dalla maggioranza, nei giorni scorsi sono stati ritirati dai lavori di conversione in legge del Milleproroghe anche quelli di simile tenore proposti da deputati di Forza Italia (uno a firma di Giorgio Mulè, due ad opera di Roberto Cassinelli, Roberto Bagnasco e Andrea Mandelli).

Ma una modifica della legge non è necessaria secondo Signorini, che nei giorni scorsi ha dichiarato che porterà la delibera all’attenzione del prossimo Comitato di Gestione.

A.M.

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