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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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09/11/18 10:36

Gioia Tauro, ancora in balia del Governo, si sta attrezzando per il futuro

Il Ministro dei Trasporti Toninelli replica visita e promesse all’hub portuale calabrese che, in attesa si sblocchi lo stallo istituzionale, provvede a dotarsi di strumentazioni e rilascia concessioni

Gioia Tauro sta a Genova come il Commissario Agostinelli sta al Commissario Bucci.

Allo stato attuale, le due situazioni, nella rispettiva contingenza, sono per certi versi speculari, ed accomunate da un minimo comune denominatore che purtroppo non dà valore aggiunto.

La governance locale, rimboccatasi le maniche, già da un pezzo si sta adoperando per rimettere in marcia rispettivamente il porto calabrese e la città ligure, afflitte da vicissitudini diverse; ma il potere centrale romano ne inficia la piena operatività, rallentando in maniera ormai estenuante alcune decisioni strategiche.

Degli intralci che il Governo gialloverde ha posto finora alla risoluzione del dramma Ponte Morandi a Genova si sa già tutto o quasi.

L’ultima chicca è quella di un ministero che, per bocca del suo viceministro Rixi, pone immediatamente il veto, motivando la presa di posizione con la necessità di una scelta autoctona “per questioni di immagine nazionale”, ad una teorica ipotesi di affidamento dei lavori di ricostruzione del viadotto ad imprese cinesi che il commissario e sindaco Bucci ha unicamente ventilato durante una sua missione a Shanghai.

A prescindere dal merito della decisione (tutt’altro che presa), ma il commissario straordinario non dovrebbe avere poteri decisionali supremi, rispondendo del suo operato solo al Presidente della Repubblica e, in caso, dinanzi alla Magistratura?

Non è molto differente la situazione in Calabria, dove ancora si gioca ‘a bocce ferme’, ma nel senso deleterio del termine; ovvero il governo continua a nicchiare, elargendo promesse finora vane e prive di azioni concrete. Qualcosa di sinistramente analogo a tanti casi precedenti – invero imputabili a governi di cromatismo politico diverso – e appunto al caso-Genova, dove a distanza di ormai tre mesi quasi tutto è fermo al momento drammatico del 14 agosto.

L’ineffabile ministro delle infrastrutture e trasporti di questo ‘governo del cambiamento’, che finora ha prodotto come unico cambiamento sostanziale rispetto al vituperato passato un modo di interfacciarsi con l’opinione pubblica comunicando attraverso i social network di qualunque genere e forma alla stregua di teenager più che di statisti, ha reso nuovamente omaggio alla regione calabrese con una visita che ha fatto seguito a quella di poco più di un mese fa.

Toninelli anche in questa occasione ha fatto proclami importanti: “I problemi ferroviari, portuali e stradali della Calabria - in particolare, il nodo della tratta ferroviaria Frecciargento tra Roma e la Sibaritide, la questione del porto di Gioia Tauro, i lavori della SS 106 Jonica con il collegamento alla Sila e il completamento della Sibari-Sila – sono in primo piano nella nostra agenda” ha annunciato una nota del MIT riepilogando i temi trattati nell’incontro col governatore della Calabria, Mario Oliverio. “Sono risultate ampie le convergenze su dossier che hanno visto particolarmente impegnati anche i parlamentari regionali del M5S. La Calabria, così come il resto del Meridione, è al centro del mio mandato, perché si tratta di un’area del Paese che va assolutamente collegata meglio al proprio interno e al resto d’Italia. Ecco perché abbiamo deciso di comune accordo con il Governo regionale di convocare tavoli tecnici ad hoc per sciogliere nodi che da troppo tempo aspettano una soluzione” ha chiosato lo stesso Toninelli, reiterando argomentazioni deja vù. Era inizio ottobre quando il Presidente di Confindustria Reggio Calabria, Giuseppe Nucera, durante un colloquio riservato con Toninelli, aveva chiesto al ministro pentastellato un prossimo incontro con l’imprenditoria territoriale nonchè l’invito ad inserire tra gli impegni prioritari della sua agenda, il porto e l’Area Industriale di Gioia Tauro unitamente alla necessità urgente di procedere alla nomina del Presidente dell’Autorità Portuale di Gioia Tauro, così ponendo fine ad un commissariamento che rischia tragicamente di insidiare, in termini di durata temporale, quelli tristemente visti nei porti di Cagliari e Napoli, tra i tanti.

Un fatto – quello della carenza nell’hub gioiese di una governance congruente ai dettami della legge di riforma portuale del 2016, e dunque da affidare ad un presidente di Autorità di Sistema Portuale - che resta isolato nel panorama della portualità italiana, dove appunto la citata legge ha posto fine a stalli amministrativi imbarazzanti; tutti tranne che a Gioia Tauro.

In quella circostanza, il ministro aveva rassicurato il presidente regionale che avrebbe tenuto conto di questi legittimi desiderata, apprezzando gli stimoli e le iniziative che Confindustria Reggio Calabria stava portando avanti, impegnandosi ad una risoluzione delle problematiche nel giro di una ventina di giorni. “Sui porti ci sono molti dossier aperti, anche quello di Gioia Tauro è stato gestito molto male” aveva dichiarato Toninelli.

È passato il doppio del tempo richiesto per la decisione e ancora una volta la promessa fatta pubblicamente dal rappresentante dell’esecutivo è rimasta lettera morta.

L’unica ‘azione’ (si fa per dire…) concreta finora attivata in Calabria dal ministro è stato l’affossamento perentorio del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. “Per il bene dell’Italia, la più grande opera che possiamo realizzare è quella di mettere in sicurezza le migliaia di piccole e grandi opere che abbiamo” aveva puntualizzato l’ex liquidatore di sinistri assicurativi cremonese, stigmatizzando il progetto come “rappresentazione plastica del fallimento della vecchia politica di un passato da rimuovere in toto” –  e sfoderando la teoria della bontà delle ‘piccole opere diffuse’ come modo di innalzare la qualità della vita delle imprese e delle persone espresso anche all’assemblea annuale di Confetra.

Ma questo rigetto d’istinto dell’infrastruttura di collegamento tra Sicilia e Calabria, vista anche la decisamente scarsa dimestichezza di Toninelli coi ponti – ogni riferimento alla vicenda della Val Polcevera è puramente voluto… - era una notizia ampiamente preannunciata.

 

Angelo Scorza

 

 

Scanner per le merci, lavorazione del tonno e terminal auto per esorcizzare l’inerzia governativa

 

In attesa che si dipani la matassa che imbroglia da troppo tempo un mega-porto che versa in crisi di traffici, che attende lumi sulla ZES e che latita da ormai tre anni nella sua forma di governance a regime, confidando che l’attuale governo, al di là dei proclami da perenne campagna elettorale, faccia qualcosa in questa duplice direzione rispetto a quanto ereditato da un predecessore che sostanzialmente non aveva fatto niente, il porto di Gioia Tauro si consola a modo proprio, intraprendendo un paio di iniziative che meritano di essere segnalate.

L’azienda autoctona Tonno Callipo Group, leader nella produzione di tonno pinna gialla, si è insediata all’interno dello scalo gioiese; la ditta calabrese, all’interno dell’area interportuale, gestirà un capannone di 5mila metri quadrati, con annesse aree esterne asservite, dotato di celle frigorifero,  utilizzato per l’immagazzinamento e lo stoccaggio del prodotto prima di essere sdoganato.

“È un’attività che manifesta un forte segnale di controtendenza, operato da un’azienda manifatturiera calabrese di importanza nazionale, presente nel mercato italiano ed estero; un importante insediamento che, certamente, avrà anche  riflessi sull’occupazione” ha così espresso la sua grande soddisfazione il commissario straordinario dell’Autorità Portuale di Gioia Tauro, Andrea Agostinelli, che ha firmato l’atto di subingresso, sottoscritto da Pippo Callipo, titolare della Ditta, di fronte al comandante della Capitaneria di Porto, Gianpiero Carbonara ed ai rappresentanti dell’Agenzia delle Dogane e del Posto di Ispezione Frontaliero.

Era presente anche Francesco De Bonis, amministratore delegato della Auto Terminal Gioia Tauro, il quale ha colto l’occasione per anticipare la futura organizzazione e sistemazione del terminal, che negli ultimi 36 mesi ha registrato un vistoso incremento dei traffici di autovetture. Questo risultato fa da viatico ad un progetto che sta per essere messo a punto insieme all’Autorità Portuale che si concretizzerà nella disponibilità di nuove aree di stoccaggio, previo inserimento dei lavori nel prossimo Piano Operativo Triennale, a cura dell’ente portuale, con ripercussioni positive sull’occupazione con l’assunzione a tempo indeterminato di 25 addetti attinti dal bacino dell’Agenzia nata dall’Accordo di Programma del 2016.

Agostinelli ha anche comunicato che la Prefettura di Reggio Calabria ha risposto positivamente alla sua sollecitazione di restituire una parte del capannone, finora gestita dalla Protezione Civile, che andrà ad aggiungersi alle infrastrutture in uso dal terminalista che gestisce il traffico di autovetture.

La stessa Prefettura ha rilasciato il nulla osta propedeutico a far partire la fase formativa per 20 addetti doganali che utilizzeranno lo scanner mobile non invasivo, acquistato dall’Autorità Portuale, per garantire una maggiore incisività e celerità nell’attività di vigilanza e controllo delle merci in transito nel porto di Gioia Tauro.

Il Sistema di ispezione scanner mobile a raggi X e detector raggi gamma sarà gestito dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che a maggio 2018 aveva sottoscritto il protocollo d’intesa con l’Ente, in cui sono state cristallizzate le disposizioni di comodato d’uso gratuito, in quanto all’interno degli spazi doganali, la vigilanza e il controllo delle merci viene esercitata in via esclusiva dall’Agenzia delle Dogane. L’hub calabrese di transhipment, collegato a 120 porti, si è così dotato di uno scanner modello NUCTECH MD1213DE, che garantisce performance ad alta tecnologia per controllare le merci che giungeranno nei piazzali del porto di Gioia Tauro in modo più efficace e celere.

 

A.S.

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