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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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31/07/18 14:00

Ecco come lo Stato salverà i camalli genovesi

Pubblicato il regolamento dei titoli partecipativi: l’AdSP sottoscriverà 10,7 milioni di euro di SFP Culmv, un prestito ad alto rischio, basso rendimento, non coperto da garanzia

La sede della Culmv a San Benigno

Altro che prestiti ponte ad Alitalia, stavolta a Bruxelles si dovranno levare il cappello per la fantasia e la pervicacia dimostrate dall’amministrazione pubblica nella ferma volontà di salvare i disastrati conti di una società privata decotta a dispetto di qualunque ostacolo rappresentato da normative su concorrenza e aiuti di Stato.

L’ircocervo giuridico in questione è quello partorito da Autorità di Sistema Portuale di Genova/Savona e Culmv a valle della modifica alla legge portuale introdotta (da un emendamento di Forza Italia) con l’ultima legge di stabilità per consentire agli enti portuali di “finanziare interventi finalizzati a ristabilire gli equilibri patrimoniali dell'impresa o dell'agenzia fornitrice di manodopera nell'ambito di piani di risanamento approvati dall’Autorità stessa”.

Ecco quindi che una modifica statutaria approvata dai soci della Culmv (una cooperativa) la scorsa settimana, consentirà alla stessa di emettere 1.007 certificati “SFP Culmv” (Strumenti Finanziari Partecipativi) che saranno sottoscritti, a 10mila euro l’uno per un totale quindi di 10,7 milioni di euro, dall’AdSP ligure.

Come spiega il relativo regolamento approvato dalla Culmv e pubblicato da S2S, non si tratta di azioni né di obbligazioni né di qualsivoglia titolo di credito. Gli SFP non hanno valore nominale e possono essere trasferiti solo ad altri enti pubblici. I 10,7 milioni saranno apposti in una particolare riserva del bilancio Culmv, cui la società potrà attingere, una volta esaurite le altre riserve e prima di intaccare il capitale sociale, per coprire gli squilibri patrimoniali.

D’ora in avanti, quindi, non saranno più necessarie le acrobazie contabili spot viste negli anni più recenti (i ‘contributi’ a piè di lista dei terminalisti oltre a svariati interventi pubblici): per le perdite di bilancio si potrà attingere a questa riserva, che, dato il trend dei passati esercizi, dovrebbe durare per qualche anno, almeno fino a dopo le prossime elezioni regionali, con soddisfazione del governatore Giovanni Toti, candidato in pectore al secondo mandato e grande sponsor del salvaCulmv di dicembre.

Resta da capire se il Comitato di Gestione (in programma oggi) e i revisori dei conti dell’ente approveranno tale sottoscrizione monstre. Un investimento dichiaratamente di rischio, non coperto da alcuna garanzia e, per giunta, di bassissimo rendimento: solo nel caso di utili o riserve non distribuite l’AdSP beneficerà di un rendimento annuo comunque non superiore al 2% e solo nel caso dovesse residuare ancora qualcosa avrà diritto alla restituzione del capitale.

Risibili i diritti patrimoniali garantiti da questi “titoli similari alle azioni”, pure quelli amministrativi paiono limitati. “Gli SFP non attribuiscono all’AdSP il diritto di intervento né il diritto di voto nell’assemblea dei soci della società, né altro diritto amministrativo”. Unica eccezione la prerogativa di nominare, d’accordo con Culmv, un direttore finanziario che “supporti gli organi gestori nella corretta esecuzione del Piano”.

Trattasi dell’ormai celebre Piano (industriale di riequilibrio, rilancio, sviluppo), che, previsto dalla summenzionata modifica a compensare (?) l’intervento statale e posto come condizione dall’AdSP alla proroga dell’autorizzazione della Culmv, è in gestazione da ben 9 mesi, senza che, malgrado questo e il fatto che in suo nome l’AdSP stia per impiegare oltre 10 milioni di euro, nulla sia stato reso pubblico delle misure pensate per raddrizzare la redditività di una società in costante perdita a fronte di volumi di traffico crescenti nello scalo.

 

L’autonomia finanziaria coprirà varianti di progetto da 14 milioni

 

Interrogato da Repubblica sulla destinazione dei circa 15,3 milioni che l’AdSP di Genova e Savona incasserà dal fondo per l’autonomia finanziaria, il presidente dell’ente Paolo Emilio Signorini ha spiegato che serviranno per coprire “extracosti su alcune opere, l’allargamento della banchina Costa Crociere a Savona, gli interventi sul Ronco Canepa a Sampierdarena”.

Extracosti e costi extra per ammontare. Riguardo a Savona (un progetto che non compare neppure nel POT 2017-2019), dall’AdSP spiegano che  occorreranno 9 milioni in più (non è chiaro come detto il quantum originario) “per consolidamenti di una banchina esistente a seguito di approfondimenti geotecnici del progetto definitivo. Il progetto ha già acquisito il parere favorevole del Comitato tecnico ambientale del provveditorato opere pubbliche ed è ora in via di ottenimento dell’approvazione del progetto mediante Conferenza dei servizi con procedura di intesa Stato/Regione. La chiusura della procedura è prevista per metà settembre”.

Quanto al Ronco Canepa, il POT prevede “opere complementari per pavimentazioni per ampliamento Terminal Contenitori Ponte Ronco e Canepa” per complessivi 16 milioni di euro. In realtà si spenderà oltre il 30% in più, visti i 5 milioni necessari per una “variante in corso d’opera dovuta principalmente a rinforzi strutturali della banchina per sopportare maggiori carichi della gru di cui si deve dotare il piazzale”. La cifra restante servirà per manutenzioni straordinarie.

Quanto sopra non dovrebbe esser comunque argomento del Comitato odierno, che, oltre al caso Culmv, dovrà invece pronunciarsi su due complesse ‘questioni’ concessorie. La prima riguarda la Darsena Nautica: se l’indirizzo dell’ente pareva esser quello di trovare una soluzione che soddisfacesse parzialmente almeno due degli istanti, Amico e Saloni Nautici (Ucina), l’associazione confindustriale ha reso nota in una lunga nota l’indisponibilità ad ogni compromesso, preludio, forse, di una battaglia legale. Il secondo caso è quello di Nuovo Borgo Terminal, l’accettazione della cui istanza dovrebbe esser condizione per la chiusura amichevole del lunghissimo contenzioso fra l’AdSP e la società.   

 

Andrea Moizo

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