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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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28/03/19 09:23

Dossier ROCA consegnato a Palazzo Chigi tramite l’ambasciatore Giorgetti

Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio sale a Ravenna per l’inaugurazione della biennale dell’oil & gas OMC e porta al Governo Conte le proteste, illustrate da fatti concreti, del cluster dei contrattisti offshore romagnoli contro l’improvvido provvedimento del 2018 che taglia le gambe alle trivelle adriatiche

Dal nostro inviato

Ravenna – Torna a Roma con una missiva, consegnatagli da tutto il cluster delle ‘trivelle’ ravennati, Giancarlo Giorgetti, reduce dalla sua (apprezzata) missione all’OMC Offshore Mediterranean Conference.

Quello che il ROCA (Ravenna Offshore Contractors Association) ha trasmesso al vicesegretario federale della Lega, nonché dal giugno 2018 Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri nel Governo Conte, nella giornata precedente l’apertura della grande kermesse biennale che fa della città portuale romagnola l’ombelico del settore oil & gas mediterraneo, più che un cahiers de doléhances, quello che è già oggi sul tavolo di Palazzo Chigi è un dossier istruttivo, un documento che prova a fare aprire gli occhi a quella parte di Governo che ha ispirato un provvedimento con conseguenze drammatiche per la maggiore industria locale.

Ci aveva già provato a fine gennaio l'Associazione Ravennate dei Contrattisti Offshore, guidata sin dalla fondazione (nel 1992) da Franco Nanni, a lanciare il Manifesto Ravenna Capitale dell'Energia, che chiedeva di tutelare le attività offshore e di non far morire, con provvedimenti avventati e che dimostrano poca consapevolezza dei termini della questione, la principale risorsa socio economica territoriale.

Il documento - articolato in una decina di punti e presentato alla Camera di Commercio con obiettivo precipuo quello di continuare a sensibilizzare l’opinione pubblica, la stampa, e tutta la classe politica sull’importanza di riprendere le attività offshore in Italia ed in Adriatico in particolare - ricordava che da 60 anni Ravenna è il principale distretto italiano dell’energia, contando su 50 aziende che danno impiego a 3.000 addetti tra le più avanzate a livello internazionale sul piano tecnologico e della sostenibilità; un comparto ‘sostenibile’, che non a caso ha permesso alla città il riconoscimento di 8 monumenti tutelati dall’Unesco, ha creato un’area marina protetta a livello comunitario con piattaforme dismesse, ha dato vita al Parco del Delta del Po, ha creato migliaia di posti di lavoro qualificati integrandosi nel pieno rispetto dell’ambiente.

Quello che il ROCA chiedeva era semplicemente di continuare su questa strada nella fase di transizione verso le rinnovabili, in nome della scienza e non nella demagogia e della demonizzazione, di poter proseguire l’estrazione di gas in Adriatico al fine di creare ancora nuovi posti di lavoro, di non importare e far pagare alle famiglie e alle imprese lo stesso gas dell’Adriatico che sarà giocoforza estratto (in assenza di quello tricolore) dai paesi frontalieri quali Croazia, Albania e Montenegro; insomma, di far funzionare i fornelli delle cucine, i termosifoni, le industrie manifatturiere e i trasporti con il gas a km 0, l’unica energia di transizione verso le rinnovabili, pagando una bolletta energetica minore e inquinando meno il mare e l’ambiente.

Adesso l’intera comunità romagnola ha rincarato la dose, e in fiera al Pala De Andrè non si parlava d’altro.

Supportata da un’iniziativa del senatore leghista Bini, ROCA ha indetto una riunione la sera antecedente l’inaugurazione che ha visto compatti gli operatori; una settantina di essi in rappresentanza di circa 50 aziende, raccolti attorno ad un tavolo di lavoro che ha lavorato alacremente nel corso di cinque fitte riunioni nel corso di un mese, ha elaborato un dossier molto accurato, che reca le proposte concrete associative con lo scopo di evidenziare idee eco-compatibili sull’attività offshore.

Una decina di pagine indirizzate a Roma per rintuzzare gli effetti negativi del famigerato 11 ter che mette in ginocchio tutta una fiorente economia, che radunando anche in questa XIV biennale ben 643 espositori provenienti da una quarantina di paesi mondiali ha dato una ulteriore prova della propria forza e compattezza, che certo non si possono abbattere con qualche legge ‘ignorante’ e sciagurata, nella speranza che l’opinione degli imprenditori possa essere ascoltata.

L’elemento di base – afferma uno degli imprenditori leader di questa protesta pacifica ma ferma – è che tutto il mondo attinge dalle proprie risorse naturali, tranne che l’Italia, dove si fa finta di non capire che il gas è fonte energetica senza alcun effetto collaterale negativo in termini di inquinamento o rischio operativo.

Il mercato offshore, lo dimostrano anche dati e numeri illustrati nella manifestazione dai relatori internazionali, è in ripresa in tutto il mondo; dunque l’Italia adesso invoca a gran voce di avere un supporto legislativo favorevole, e non contrario, alla crescita e sviluppo dell’attività estrattiva.

“Abbiamo invitato Giorgetti a farci visita, e lui non si è tirato indietro, perché la Lega è favorevole a nuovi investimenti e insediamenti produttivi di questa industria pulita. Oltre a noi contrattisti, c’erano anche vertici di colossi quali Edison e PIR, per citarne solo un paio, tutti imprenditori, né burocrati né politici, ma col ‘dente avvelenato’ per quanto di sconcertante è stato varato nel 2018” spiega in esclusiva a Ship2Shore Franco Nanni.

“Formalmente abbiamo prodotto due distinti documenti; una proposta di riforma di legge 11 ter che promuova l’attività oil & gas e possa sbloccare un settore che oggi si trova a pagare un conto salato; 25 volte più di prima i canoni concessori, senza considerare il 10% in più da mettere come prezzo delle royalties.

Il secondo documento è una serie di suggerimenti per chi si appresta a varare il nuovo Piano Energetico Nazionale, che dovrà essere predisposto in circa 18 mesi, che tenga conto delle nostre legittime istanze.

Tra le misure principali, rivedere quell’assurda imposizione del limite delle 12 miglia per insediare attività estrattive, emanato sulla scorta emozionale del disastro alla piattaforma offshore del Golfo del Messico; ma qui parliamo di altre cose, non di petrolio e non di fondali così profondi, chi ha fatto quella legge ha preso un grosso abbaglio” invoca l’arzillo 80enne, portavoce del movimento Sì Triv. Occorre sbloccare le attività a ridosso della costa, abbiamo stimato che si possono installare in  breve tempo circa 50 nuove piattaforme, a fiancheggiare il centinaio già esistente, nel solo arco adriatico prospiciente Ravenna, che vada a ‘pescare’ su un mare ricco di risorse energetiche: 150 miliardi di metri cubi di gas capaci di creare 15mila posti di lavoro e di innalzare, secondo le nostre stime, il PIL dei 2 punti percentuali in un decennio, non è poco una crescita dello 0,2% annuo se si considera ad esempio che le tanto magnificate fonti di energia rinnovabili, per il quale lo Stato – e dunque alla fine le tasche del cittadino – hanno pagato ben 96 miliardi di euro, hanno avuto  scarsissima incidenza sul PIL. Lo dice anche una ricerca di Nomisma Energia nella quale Davide Tabarelli ha predetto nel mix energetico nazionale la drastica riduzione di carbone e petrolio, col metano saldamente assiso al 40%” prosegue il leader plebiscitario di ROCA, un’associazione nata perché era necessario costituire un’entità giuridica separata alla prima edizione dell’OMC nel 1993.

“Eravamo, un quarto di secolo fa, sola una dozzina di imprese alla base dell’iniziativa, per un centinaio di espositori. Oggi ne abbiamo più di 600 e sono stimati in questi tre giorni 25mila visitatori, a dimostrazione che questa industria è viva e vegeta, ed anche la fiera pare avere quasi raggiunto i dati dell’edizione record del 2017, malgrado tutte le vicissitudini sofferte, ben note.

D’altronde non è un caso che oramai Ravenna sia internazionalmente riconosciuta come l’epicentro di questa industria; una leadership non contrastata dall’analoga fiera che viene organizzata in autunno ad Alessandria d’Egitto, il MOC, che è più una fiera nazionale egiziana, e con la quale peraltro siamo pure imparentati. Mentre le due nel resto del Vecchio Continente che si alternano ad anni pari e dispari ad Aberdeen, Scozia e Stavanger, Norvegia, sono un fatto del Nord Europa” conclude Nanni.

Angelo Scorza

 

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TAG : Gas
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