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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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15/12/17 15:40

CPC esulta: “Col correttivo i 17 diventano servizi di interesse generale”

La Compagnia Portuale di Civitavecchia si ascrive il merito dell’abrogazione dei due commi della legge portuale che consentirà il sostegno pubblico al bilancio dei fornitori di manodopera temporanea. Regolamento concessioni, ecco perché non passerà

Lavoratori di CPC

L’obiettivo che le compagnie portuali fornitrici di manodopera temporanea (i cosiddetti articoli 17 disciplinati nella legge 84/94) inseguono da anni sarebbe stato centrato.

A sostenerlo, ascrivendosene il merito (ma riconoscendo la collaborazione della Culmv di Genova e di ANCIP oltre all’appoggio istituzionale delle commissioni parlamentari competenti  e dello stesso MIT), è stata la Compagnia Portuale di Civitavecchia nel corso di una conferenza stampa convocata apposta per spiegare i decisivi effetti dell’abrogazione (prevista dal cosiddetto correttivo porti appena adottato dal Governo) del comma 9 dell’articolo 17 dell’84/94, che stabilisce (stabiliva) che i 17 non possono essere considerati “imprese incaricate della gestione di servizi di interesse economico generale”.

Il combinato disposto dell’abrogazione del comma 9 e di quella (prevista sempre nel correttivo) del comma 4 lettera c) dell’articolo 6, che sostanzialmente affidava al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti l’individuazione dei servizi di interesse generale, consentirebbe ad una AdSP di attribuire tale status alla fornitura di manodopera temporanea. Aprendo quindi alla possibilità, ha spiegato la CPC, “che lo Stato intervenga con aiuti per le compagnie che non riescono a coprire i costi, proprio perché quelle società svolgono servizi di interesse pubblico”.

Interpretazione contraria a quella del Consiglio di Stato, per il quale non sembrano esserci dubbi sul perimetro dei servizi di interesse generale, ma avallata da Roberta Macii, segretario generale dell’Autorità di Sistema Portuale di Civitavecchia, intervenuta alla conferenza. Perplesso Luca Becce, presidente di Assiterminal, che dopo aver salutato il mancato riconoscimento diretto ai 17 dello status di prestatori di un servizio di interesse generale ha espresso dubbi sulla lettura di CPC: “Sarebbe non giustificato qualificare il lavoro temporaneo portuale servizio di interesse generale, ove si consideri che lo stesso esiste solo in funzione delle esigenze delle imprese portuali di cui agli artt. 16 e 18 e che i lavoratori del 17 sono inseriti nell’attività organizzata dalle suddette imprese, le quali ne sono responsabili a tutti gli effetti”.

Possibile, inoltre, che le succitate modifiche alla 84/94 facilitino l’arrivo al traguardo dell’emendamento alla finanziaria proposto da Forza Italia, che altro non è che una declinazione di quanto auspicato da CPC, vale a dire la possibilità esplicita per le AdSP di “finanziare interventi finalizzati a ristabilire gli equilibri patrimoniali dell'impresa o dell'agenzia fornitrice di manodopera”.

Con il riconoscimento ai 17 dello status di fornitori di un servizio pubblico, infatti,  risulterebbe indebolita la principale obiezione del Governo, che con Ivano Russo, consulente del Ministro Delrio, si era detto pochi giorni fa intenzionato a stralciare l’emendamento alla Camera (dopo averlo però fatto passare al Senato…) perché configurerebbe possibili aiuti di Stato sanzionabili da Bruxelles.

È in questo contesto che oggi si sta svolgendo lo sciopero nazionale dei lavoratori portuali (delle imprese ex art. 16, 17 e 18) indetto dai sindacati confederali contro il correttivo per la mancanza di previsioni di sostegno ai prepensionamenti e alle inabilità dei lavoratori portuali. Adesioni altissime secondo Filt, Fit e Uiltrasporti, pronte a nuove iniziative se in finanziaria non si interverrà: “Nella legge di Stabilità serve il completamento di una norma che investa sul futuro della portualità. Vanno considerate le sempre più frequenti inabilità dei lavoratori, non riconosciuti tra le categorie usuranti, e vanno previste, tra le politiche attive, misure di sostegno per l’accompagno alla pensione per affrontare le evoluzioni tecnologiche, che rischiano di espellere tanti lavoratori dai cicli produttivi”.

Regolamento concessioni, ecco perché non passerà

A proposito di Ivano Russo, l’ottimismo mostrato a favore di taccuino dal consulente di Delrio riguardo alla possibilità di condurre in porto un provvedimento cui l’esecutivo lavora da oltre due anni, il regolamento sulle concessioni portuali ex art.18 atteso da 23 anni, non sarebbe saldamente radicato nell’entourage del Ministro.

Un altro autorevole membro, dietro anonimato, spiega infatti che “non c’è speranza di vincere la contrarietà del Ministero dell’Economia e delle Finanze alla bozza prodotta dal MIT. I rilievi per una volta riguardano non problemi di copertura ma questioni giuridiche”.

Il MEF, chiamato ad emanare di concerto col MIT il decreto in questione, ne avrebbe impantanato l’iter e non sarebbe intenzionato a cambiare avviso se non ribaltando due cardini della bozza, vale a dire la previsione di limitarsi a procedure di evidenza pubbliche e trasparenti nel rilascio di concessioni o proroghe, senza cioè obbligo di gara, e il criterio di premialità, alla scadenza della concessione, per il concessionario uscente.

“Sono i due principali rilievi sollevati dal parere del Consiglio di Stato sulla bozza di decreto e al MEF sono ritenuti insormontabili”. Erroneamente però, secondo la nostra fonte: “Nessuno in Europa applica criteri così rigidi. L’organizzazione di gare per l’assegnazione di beni come i terminal presenta in molti casi dei costi tali, non solo per l’amministrazione ma anche e soprattutto per le imprese, da rendere del tutto sconveniente per entrambi il loro svolgimento. Se passasse cioè la linea del CdS, gli investitori scapperebbero invece che essere attratti!”.

E lo stesso dicasi per la premialità: “È impensabile, soprattutto se si tratta di uno dei tanti criteri, che a chi esce da investimenti ultradecennali non venga riconosciuto un plus, nell’ambito di una possibile proroga, qualora abbia operato positivamente, per sé ma evidentemente anche per il bene concessogli. Vogliamo spesso fare i primi della classe, ma finiamo per impantanarci in soluzioni che nessun altro paese europeo sceglie per il semplice fatto che non ottimizzano l’utilizzo del demanio. Temo quindi, data la fermezza della ritrosia del MEF, che il regolamento non potrà che essere un legato al nuovo esecutivo”.

 

Andrea Moizo

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