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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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13/10/21 13:23

C’eravamo tanto amati: D’Agostino e i portuali di Trieste allo scontro

Il presidente minaccia le dimissioni in caso di blocco dello scalo, i lavoratori tirano dritti: “Arrivederci e grazie”. I timori degli operatori per la perdita di traffici, mentre Genova prova ad anticipare il caos con un vertice in Prefettura. Merlo: “Il MIMS è di fatto commissariato”

C’eravamo tanto amati. Nel giugno dell’anno scorso, quando ANAC (Autorità Nazionale Anti Corruzione) destituì Zeno D’Agostino dal ruolo di presidente dell’Autorità di Sistema Portuale di Trieste e Monfalcone, nello scalo giuliano i portuali si strinsero intorno al numero uno di Torre del Lloyd, un unicum nel panorama degli scali italiani, con tanto di applauso al suo rientro in ufficio dopo che il TAR aveva annullato quella delibera, contestata da tutto il cluster marittimo.

LO SCENARIO - Solo 15 mesi più tardi lo scenario è cambiato radicalmente. Ad innescare la miccia della tensione l’obbligo di essere in possesso di Green Pass per accedere ai luoghi di lavoro, siano essi pubblici o privati. Un’imposizione mal visto negli scali e a Trieste in particolare, con il CLPT (Comitato Lavoratori Portuali) che ha annunciato l’intenzione di bloccare il porto da venerdì prossimo, 15 ottobre, quando l’obbligo entrerà in vigore. E non è servita a rasserenare gli animi la circolare del Ministero dell’Interno con cui si invitano le imprese operanti in ambito portuale a “mettere a disposizione del personale sprovvisto di Green Pass test molecolari o antigenici rapidi gratuiti".

Zeno D’Agostino ha già annunciato la sua volontà di dimettersi nel caso in cui il blocco dovessere effettivamente andare in scena. “Siccome per me la gestione del porto è fatta a partire da un sostegno dal basso, ci mancherebbe altro che io assecondassi un'iniziativa di blocco delle attività. Mi dispiace, ma non ci sto più – ha detto il manager – Non credo che ci saranno novità entro venerdì e al momento non vedo soluzioni. Tengo troppo al sostegno dei lavoratori per non capire che non c'è più una comunione d'intenti e di visione tra quello che penso io e quello che pensano loro. Io sono sì vax e sì Green Pass. l'ultima cosa da fare è fermare l'attività. Quando lo hanno fatto per manifestare in mio favore, sono stato io a oppormi, perché ci sono centomila forme di lotta diverse da questa. Non è rabbia la mia, è invece amarezza: ci stiamo facendo del male. Se i portuali, venerdì, vieteranno l'ingresso sul posto di lavoro, metteranno in atto lo stesso comportamento che dicono di non digerire da parte del governo. Ci ragionino su. Incontri per evitare il disastro? Il rapporto è amicale, sanno come contattarmi".

Eppure, neanche questa netta presa di posizione sembra far vacillare le intenzioni dei portuali, che in merito ad eventuali dimissioni del presidente dell’AdSP scaricano la colpa sul Governo: “L'unica apertura nei nostri confronti è togliere il Green Pass. Il blocco di venerdì è confermato, oggi ci saranno sorprese perché non si fermerà solo il porto di Trieste. Anche quello di Genova? Non mi fermerei a quello di Genova, quasi tutti i porti si fermeranno”, dice il portavoce del CLPT, Stefano Puzzer. "Il danno economico che verrebbe causato dal blocco del porto di Trieste? Il 14 ottobre il Green pass verrà tolto – prosegue - Il danno economico, se ci sarà, sarà causato dalla testardaggine del solo Governo italiano a mantenere questa misura criminale. Speriamo che in giro per l'Europa vengano tutti a tirare le orecchie al Governo italiano affinché tolga questo decreto".

LE REAZIONI - Secondo Puzzer il 40% dei portuali triestini non sarebbe vaccinato “ma alla protesta hanno aderito 850 lavoratori su mille. Non tracciateci come no vax, io sono vaccinato e credo nel vaccino. Il Green pass non è una soluzione sanitaria, non vedo perché devo farmi il tampone altrimenti altri non incassano. Favorevole all'obbligo vaccinale? Io sono favorevole alla libera scelta delle persone".

E sulla ‘minaccia’ di dimissioni del presidente dell’AdSP: “Ricordiamo a D'Agostino che nel momento in cui lo Stato lo ha colpito, i suoi portuali lo hanno difeso a spada tratta, ora che i portuali hanno deciso di difendere loro stessi e le altre categorie, con le sue dimissioni dimostra di non voler lottare al loro fianco".

La solidarietà al numero uno di Torre del Lloyd arriva dal neo confermato sindaco di Trieste Roberto Dipiazza: “Un grande presidente che sta lavorando per risolvere questi problemi. Il Green Pass è una legge dello Stato, del governo, e va applicato. Questa è la realtà”.

A parlare di “preoccupazione che le conseguenze economiche di qualunque blocco dell'attività possano essere devastanti, senza alcun ritorno per il porto di Trieste" è il segretario generale dello scalo giuliano Vittorio Torbianelli, mentre il prefetto Valerio Valenti evidenzia che i terminalisti hanno accolto favorevolmente tre proposte presentate al tavolo, ovvero organizzare nell'area portuale un punto di somministrazione del tamponi; individuare un soggetto privato che si facesse carico del servizio; e farsi carico delle spese dei tamponi dei propri lavoratori.

I PRIMI DANNI – Secondo Enrico Samer, presidente della Samer & Co., i primi danni per questa annunciata forma di protesta si stanno già concretizzando: “Molti camionisti diretti in Turchia, per evitare di restare bloccati nel nostro porto, si sono messi in viaggio via terra”, ha detto al Piccolo. E anche il circo della Formula 1, che avrebbe usato lo scalo giuliano per il Gran Premio di Turchia, potrebbe direttare parte dei propri traffici su Sète, scalo servito anch’esso dalla DFDS.

GENOVA – Nel frattempo, alla luce della circolare del Ministero degli Interni, questa mattina a Genova si è tenuta una riunione in Prefettura, all’interno del cui porto si stima in circa il 20% il personale non vaccinato, dato che secondo le rappresentanze sindacali “potrebbe inficiare e di molto le operazioni e avere ripercussioni anche sulla logistica e sulle attività dirette sulle navi".
Le proposte di cui si è discusso sono sostanzialmente due: la richiesta alle aziende di sostenere il costo dei tamponi per gli operatori e quella di installare dei camper fuori dai varchi portuali per mettere a disposizione i tamponi anche per chi arriva da fuori per la movimentazione e il trasporto merci.

AUTOTRASPORTO - "Come faranno le imprese il 15 ottobre?". Il presidente di Conftrasporto-Confcommercio Paolo Uggè scrive al presidente del Consiglio Draghi e al ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini. Sono due le richiesta, si legge in una nota, che Conftrasporto avanza: che le norme del Green Pass siano applicate anche a coloro che entrano in Italia per effettuare attività di trasporto, e che si adottino comunque le condizioni del protocollo a suo tempo definito. "Fra due giorni si rischia il caos, con un'incognita enorme nei rifornimenti e sul funzionamento regolare dei trasporti e della logistica", avverte Uggè. "Siamo per i vaccini, convinti che siano una misura di sicurezza indispensabile. Ma nell'autotrasporto il 30% degli operatori non è vaccinato. Sono in gran parte lavoratori stranieri, ma ci sono anche diversi italiani", precisa Uggè, che guida anche la Federazione nazionale degli autotrasportatori italiani (Fai). "La gran parte dei nostri aderenti non si riconosce nelle iniziative violente di protesta, che Conftrasporto condanna fermamente - sottolinea -. Pur tuttavia, il rischio che si determinino iniziative spontanee autogestite esiste". "Ricordo che senza i trasportatori, in piena pandemia il Paese si sarebbe bloccato e che, anche grazie all'attività di informazione e comunicazione interna della nostra Confederazione e delle associate territoriali, i contagi nel settore sono stati tutto sommato contenuti", conclude.

MIMS COMMISSARIATO? - “Affrontare e trattare la vicenda dei portuali di Trieste come un problema di ordine pubblico rappresenta un errore clamoroso” e politicamente conferma un “commissariamento” di fatto del Ministero delle Infrastrutture. Lo sostiene Luigi merlo, presidente di Federlogistica: “È il caso di ricordare – sottolinea Merlo - che ci sono stati puntualmente e costantemente negati i confronti che avevamo richiesto con un solo risultato: lo Stato ora si piega ad un ricatto inaccettabile. E ciò è il frutto maturo di una distorsione di fondo: quando si tratta di occuparsi di temi che riguardano i porti, emergono solo insipienza e superficialità. Di volta in volta assistiamo al commissariamento del Ministero delle Infrastrutture: era accaduto con il Ministero dei Beni Culturali sul caso Venezia, esautorando totalmente le competenze del Ministero delle Infrastrutture; si ripete oggi con il Ministero degli Interni che su Green pass interviene nei porti senza conoscerli e senza avere la minima idea di come funzionino, di quali equilibri li caratterizzino, persino di quali rapporti intercorrano fra concessionari e Stato. E ciò significa minare un asse portante della nostra economia. Il Ministero delle Infrastrutture dovrebbe avere un sussulto di orgoglio e svolgere la funzione che dovrebbe essere sua”.

P.R.

 

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