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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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15/11/19 16:29

Bruxelles formalizza la procedura sulla fiscalità delle AdSP

La Commissione avvia un'indagine approfondita sulle esenzioni di cui beneficiano i porti italiani e plaude alla soluzione spagnola

Van der Leyen e Vestager (foto da Universofree.com)

Come ampiamente previsto, l’avviso ufficioso dei mesi scorsi si è tramutato, data l’inerzia italiana, in una procedura formalizzata.

La Commissione Europea ha infatti reso noto di aver avviato un'indagine approfondita per valutare se le esenzioni fiscali concesse ai porti in virtù della legislazione italiana siano conformi alle norme UE sugli aiuti di Stato. E contestualmente ha preso atto “con soddisfazione dell'impegno della Spagna di abolire, a partire dal 2020, l'esenzione fiscale di cui beneficiano i porti spagnoli, consentendo così alla Commissione di chiudere la procedura relativa alla Spagna”.

Le autorità portuali – ha spiegato una nota della DG Competition – svolgono attività di tipo sia economico che non economico: “Le attività non economiche, quali le attività di sicurezza e di controllo del traffico marittimo o di sorveglianza antinquinamento, rientrano solitamente nell'ambito di competenza delle autorità pubbliche. Tali attività di servizio pubblico sono escluse dal campo di applicazione delle norme UE in materia di aiuti di Stato. Lo sfruttamento commerciale delle infrastrutture portuali - ad esempio, la concessione dell'accesso al porto a fronte di una remunerazione - costituisce invece un'attività economica. A tali attività si applicano le norme UE sugli aiuti di Stato”.

L'esenzione dall'imposta sulle società per i porti che realizzano profitti da attività economiche può rappresentare un vantaggio competitivo sul mercato interno e pertanto comporta un aiuto di Stato che potrebbe essere incompatibile con la normativa dell'UE.

In Italia le autorità portuali sono integralmente esentate dall'imposta sul reddito delle società. In Spagna le autorità portuali sono attualmente esentate dall'imposta sul reddito delle società per quanto riguarda i loro principali cespiti, ad esempio le tasse portuali o i redditi derivati da contratti di locazione o concessione. Nei Paesi Baschi le autorità portuali sono attualmente esentate integralmente dal pagamento dell'imposta sul reddito delle società.

Nel gennaio 2019 la Commissione ha invitato l'Italia e la Spagna ad adeguare le rispettive legislazioni per assicurare che i porti paghino, a partire dal 1° gennaio 2020, l'imposta sulle società allo stesso modo delle altre imprese attive, rispettivamente, in Italia e in Spagna, in conformità alla normativa UE in materia di aiuti di Stato.

A seguito della decisione della Commissione del gennaio 2019, la Spagna ha accettato di modificare la propria legislazione in materia di imposta sul reddito delle società per allinearla alle norme dell'UE sugli aiuti di Stato. In particolare le autorità spagnole si sono impegnate ad assoggettare i porti spagnoli, compresi quelli ubicati nei Paesi Baschi, alla normale imposta sul reddito delle società a partire dal 2020. La Commissione accoglie con favore questo impegno che ha formalmente accettato in una decisione adottata oggi. Poiché l'esenzione dall'imposta sulle società era già in vigore prima dell'adesione della Spagna all'UE, le misure in questione sono considerate "aiuti esistenti" e la Commissione non può chiedere alla Spagna di recuperare gli aiuti già concessi.

L'Italia non ha accettato di modificare la propria legislazione in materia di imposta sulle società, come proposto dalla Commissione nella sua decisione di gennaio 2019. Per questo motivo la Commissione ha avviato ora un'indagine approfondita volta ad accertare il fondamento delle sue preoccupazioni iniziali sulla compatibilità delle esenzioni fiscali concesse ai porti italiani con le norme sugli aiuti di Stato dell'UE. Qualora tali preoccupazioni si rivelassero fondate, anche l'esenzione fiscale a favore dei porti italiani costituirebbe un “aiuto esistente”, in quanto già in essere prima dell'adesione dell'Italia all'UE e la Commissione non potrebbe chiedere all'Italia di recuperare gli aiuti concessi.

L'avvio di un'indagine approfondita offre all'Italia e alle terze parti interessate - quali beneficiari o concorrenti - l'opportunità di formulare le proprie osservazioni sulla valutazione delle esenzioni fiscali alla luce della normativa in materia di aiuti di stato e più in particolare sulla valutazione del carattere economico delle attività dei porti e della loro incidenza sulla concorrenza e gli scambi commerciali.

L'eliminazione dei vantaggi fiscali non significa che i porti non possano più ricevere contributi statali. Gli Stati membri hanno numerose possibilità di sostenere i porti rispettando le norme UE in materia di aiuti di Stato, ad esempio al fine di conseguire gli obiettivi dell'UE in materia di trasporti o di realizzare i necessari investimenti infrastrutturali che non sarebbero possibili senza l'intervento pubblico. Inoltre, le norme dell'UE consentono agli Stati membri di compensare i porti per i costi sostenuti nello svolgimento di compiti di servizio pubblico (servizi di interesse economico generale).

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