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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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13/05/19 19:27

A Genova l’internazionale dei portuali contro l’autoproduzione

ITF e ETF a fianco del sindacato confederale nazionale per rivendicare l’esclusività dei lavoratori di banchina su rizzaggio e derizzaggio

Genova – “Rizzaggio e derizzaggio sono lavori dei portuali”.

Non è solo lo slogan di una campagna internazionale di lungo corso portata a Genova dai sindacati confederali dei trasporti Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti. Si tratta proprio della sostanza del messaggio che Paddy Crumlin, il docker australiano che presiede il board esecutivo dell’ITF, la Federazione Internazionale dei Lavoratori dei Trasporti, è venuto di persona a ribadire a Genova insieme ai colleghi italiani, affiancato dallo statunitense Willie Adams, dall’olandese Niek Stam, da altri dirigenti di svariate provenienze, da Livia Spera, segretario generale dell’ETF (emanazione europea dell’organizzazione) e da Francesco Di Fiore, coordinatore degli ispettori ITF.

Un messaggio indirizzato dal capoluogo ligure a tutti gli armatori: “Solo i portuali sono autorizzati a svolgere operazioni portuali. È stato chiarito anche da un accordo fra ITF e datori da poco inserito nel rinnovo del contratto dei marittimi imbarcati su navi che battono bandiere di comodo: solo laddove non vi siano organizzazioni portuali i marittimi possono svolgere mansioni altrimenti ad esse riservate. Gli armatori devono rispettare questo accordo. In caso contrario ci faremo trovare ‘pronti’ per le loro navi in qualunque porto, in ogni angolo del globo” ha tuonato Crumlin.

La circostanza temporale per la conferenza stampa organizzata dai confederali (rappresentati a livello nazionale da Natale Colombo, Mario Melchiori e Marco Odone e localmente da Enrico Poggi, Davide Traverso e Roberto Gulli) è stata tutt’altro che casuale, collocandosi a pochi giorni dalla proclamazione di uno sciopero in cui la recrudescenza di fenomeni di autoproduzione di rizzaggio e derizzaggio ha avuto il suo peso, a fianco dell’interruzione della trattativa sul rinnovo del CCNL. Anche l’autoproduzione, hanno infatti ricordato i rappresentanti di Filt, Fit e Uiltrasporti, è una manifestazione di quei fenomeni aggregativi della filiera marittima che stanno scardinando lo status quo, “nel tentativo di comprimere i diritti dei lavoratori in un pericoloso calco di quanto già visto nella logistica terrestre”.

Anche la location, sotto la Lanterna, nella sede della CULMV, il fornitore di manodopera temporanea di Genova, non è stata fortuita. “Parole d’oro quelle di Crumlin, condivisibili e chiare. Il marittimo deve fare il marittimo e il portuale il portuale. Siamo la compagnia più grande in Italia e daremo il nostro supporto a questa campagna. Genova deve essere un esempio, sia sul fronte dell’unità sindacale, che del ruolo di vigilanza dell’Autorità di Sistema Portuale” ha rincarato il console Antonio Benvenuti, allargando il campo del confronto con l’ente di gestione del porto, dalla CULMV incalzato anche sulla perdurante “attesa di notizie in merito all’applicazione del comma 15 bis (dell’articolo 17, nda)”, la norma che, prevedendo il sostegno dell’AdSP ai fornitori di manodopera temporanea, consentirebbe alla CULMV la chiusura in pareggio del bilancio 2018.

Tornando all’autoproduzione il numero uno della compagnia ha messo il dito nella piaga: “Delle sentenze del TAR ci interessa poco, perché la partita sul rizzaggio è troppo importante ed è mirata a frantumare l’unità dei lavoratori portuali. Ma una legge nazionale flessibile come la nostra – ha concluso Benvenuti con riferimento alle interpretazioni differenti date sull’autoproduzione da Tribunali e Autorità Portuali – è il ‘problema’. Con una compagnia come la CULMV a Genova l’autoproduzione non è passata e non passerà, lo sappiano gli armatori che ci stanno provando e l’AdSP che deve controllare. Ma occorre che anche in porti dove i lavoratori sono più deboli questo principio sia rispettato”.

Un tema, tuttavia, quello di un eventuale intervento chiarificatore a livello normativo, non sentito dal sindacato: “Le leggi ci sono, l’autoproduzione è consentita solo dove non c’è l’art.17 e deve essere comunque autorizzata toccata per toccata” ha spiegato Melchiori, chiedendo alle AdSP di vigilare e al Governo di interloquire col sindacato. Seguito nell’appello da Colombo, che ha invitato le istituzioni a non prestarsi “alle pressioni delle lobby per la destrutturazione del sistema”. È per questo – hanno evidenziato all’unisono le OOSS – che lo sciopero del 23 non sarà un’azione volta solo a tutelare le ragioni verso la controparte nell’ambito del CCNL, ma avrà una valenza più ampia. E un respiro internazionale nel solco della battaglia condotta globalmente dall’ITF.

Andrea Moizo

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