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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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11/05/18 12:51

Una Via della Seta piuttosto ruvida…

Non sono più i tempi de Il Milione di Marco Polo: opportunità e criticità in pari misura dalla Belt & Road Initiative cinese delineati in un dibattito all’International Propeller Club Port of Venice

Forse non sarà un caso che sia stata proprio Venezia - patria di quel Marco Polo, autore de Il Milione, scritto nelle carceri genovesi, dove per la prima volta si descrissero le potenzialità del commercio con la Cina – il teatro di uno dei dibattiti più vivaci, tra i numerosi inscenati in questo periodo storico in cui la ‘Nuova Via della Seta’ (solo la prima delle numerose ‘etichettature’ date al progetto) impazza un po’ ovunque quale tema congressuale del momento.

‘Porti e Imprese del Golfo di Venezia nella One Belt One Road: Quali opportunità per il Nord-Est?’ era il titolo per la tavola rotonda dell’International Propeller Club Port of Venice svoltasi al centro congressi della VTP Venezia Terminal Passeggeri, che ha radunato, oltre a quelli lagunari, anche i rappresentanti dei Club di Ravenna, Mantova, Monfalcone e Trieste, ad ascoltare gli autorevoli relatori ‘reclutati’ per l’occasione.

“Prioritario ad ogni accordo economico/commerciale tra i 68 Paesi aderenti alla Belt & Road Initiative (BRI) dovrebbero essere il dialogo culturale e le armonizzazioni legislative” ha subito ammonito il presidente del Chapter veneziano, Massimo Bernardo, introducendo l’argomento. “Mi chiedo infatti se uno dei grandi quesiti sul progetto cinese, a cui dovremmo necessariamente tutti dover rispondere, non sia quello che riguarda l’indispensabile dialogo tra culture diverse. Queste infatti sono sì collegate nella stessa ‘cintura’ (la belt, appunto) ma da esclusivi interessi economico-finanziari, oggi troppo spesso gestiti a livello ragionieristico; mentre pare ancora lunga la strada (la road) virtuale, più che quella fisica, che unirà l’est e l’ovest del mondo, e lontana da quell’osmosi culturale che sta alla base della vera crescita economica per raggiungere l’unico comune obiettivo, rappresentato dal maggiore benessere (non solo economico, ma soprattutto sociale) per tutti”.

“L’iniziativa BRI o Via della Seta è una strategia aperta e in continua evoluzione. In aggiunta ai 6 corridoi proposti da Xijinping nel 2013, si stanno realizzando nuove iniziative anche in Paesi geograficamente collocati al di fuori della Via della Seta” ha precisato Riccardo Fuochi, presidente dell’Associazione Italia-Hong Kong e del Propeller Port of Milan.

“Investimenti in Africa, Sud America, Australia evidenziano la globalità dell’iniziativa. Secondo l’Asian Development Bank, 45 Paesi asiatici dovrebbero investire 26.000 miliardi di dollari entro il 2030 per la realizzazione di infrastrutture soprattutto nel settore energetico e logistico”.

C’è quindi spazio per le aziende italiane in ogni settore: industria, commercio, logistica, costruzioni, turismo, servizi professionali.

L’Italia è tra i soci fondatori dell’AIIB, dotata di un capitale finanziario di oltre 100 miliardi di dollari che, in quanto non banca cinese, può essere un punto di riferimento per le imprese italiane che operano nelle aree geografiche di riferimento, ha rammentato ancora Fuochi, che alla fine del mese di maggio organizzerà a Lugano un evento mirato al mercato territoriale dal titolo ‘Opportunities for Switzerland from the New Silk Road’, che vedrà tra i relatori invitati, fra gli altri, anche Marco Borradori (Sindaco di Lugano), Marina Bottinelli (Italian Chamber of Commerce for Switzerland), William Chui (Europe Hong Kong Trade Development Council), Jinny Yan (China Markets Strategy ICBC Standard Bank), Mario Tettamanti (Linktobeijing Consulting Partnership Enterprise), Stefano De Paoli (Invest Hong Kong), Marco Marazzi  (Easternational).

In tale contesto, i porti del Nord Est, al centro di una delle più importanti zone manifatturiere italiane, possono diventare i terminali di riferimento della Nuova Via della Seta.

“Coi ritmi elevati di traffico che sta segnando il Canale di Suez (+11% nel 2017), l’aumento del transito navale (+24% dal 2012 al 2016) e il ritrovato slancio di alcuni Paesi dell’Area MENA (Middle East North Africa), il Mediterraneo sta ritrovando una nuova e più incisiva centralità in ambito marittimo mondiale” ha affermato Alessandro Panaro, Responsabile dell’Ufficio Maritime and Mediterranean Economy – Studi e Ricerche per il Mezzogiorno (SRM). “La Cina sta quindi insistendo con importanti investimenti in terminal e porti nell’area Med e questo deve lasciar riflettere su come e in che misura possiamo intercettare navi commerciali e intensificare le relazioni con il ‘Dragone’ così da poter cogliere le grandi opportunità che scaturiranno per i nostri sistemi portuali. Occorrerà però mostrare alla Cina che il nostro sistema logistico e marittimo è efficiente, solido e forte e soprattutto coeso senza individualismi, campanilismi e senza debolezze.”

Il presidente di Confindustria Venezia - Rovigo, Vincenzo Marinese, rispondendo alla domanda del presidente del Club su quali fossero le strategie degli industriali veneti rispetto alla BRI, ha affermato: “Il nostro non è un problema di soldi né di mercato né di tessuto industriale, che qui è forte. Oggi ci è stato rappresentato uno scenario e sta soltanto a noi coglierlo. Vogliamo metterci a fianco del territorio e dare il nostro contributo”.

Marinese ha poi concluso il suo intervento focalizzando l’imprescindibile complementarietà tra i porti di Venezia e quello di Trieste, sottolineando l’esigenza di realizzare quanto prima un piano industriale che preveda zone franche, zone economiche speciali con incentivi fiscali, la ricollocazione del manifatturiero e la valorizzazione dell’export.

Il presidente dell’Autorità Portuale di Sistema dell’Adriatico Settentrionale (Venezia) Pino Musolino ha ricordato come “tra opportunità e criticità della Via della Seta non si debba assumere atteggiamenti remissivi, rispondendo pedissequamente alle richieste cinesi, ma occorra invece rispondere con chiare regole europee, attrezzando i nostri porti e rafforzando la collaborazione all’interno del N.A.P.A. con infrastrutture e strutture adeguate a ricevere nuove linee marittime anche per navi di grandi dimensioni. Non solo full containership ma anche unità per impiantistica e general cargo, traffici questi che vedono il porto di Venezia tra i più quotati scali adriatici”.

A sua volta il segretario generale dell’Autorità Portuale di Sistema dell’Adriatico Nord Orientale (Trieste) Mario Sommariva ha focalizzato il suo breve intervento sull’esigenza di una più stretta collaborazione tra i porti di Venezia e Trieste, investendo sullo sviluppo infrastrutturale e della logistica.

E mentre in Italia finora se ne discute solamente, in altri paesi europei ci si sta già muovendo operativamente; il prossimo 12 maggio ad Anversa arriverà il primo treno cinese dedicato lungo la nuovA infrastruttura transcontinentale.

Angelo Scorza

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