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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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15/05/20 16:53

“Una legge per chiudere col mito del rischio zero e con la responsabilità infinita”

Croccolo (ANSFISA) interviene sul caso RFI – merci pericolose e annuncia la proposta di un ddl perché anche il legislatore italiano fissi il proprio ALARP di riferimento nei trasporti

di Andrea Moizo

 

“Capisco perfettamente le ragioni in campo, ma non può essere un organo tecnico a risolvere un problema di ordine politico”. Fabio Croccolo, direttore dell’Agenzia Nazionale Sicurezza Ferrovie Infrastrutture Stradali e Autostradali introdotta dal Decreto Genova, che, entrati da poco in vigore regolamento e statuto, diverrà operativa (sostituendo ANSF) una volta perfezionate (con decreto della Presidenza del Consiglio) le nomine degli organi sociali, è stato fra i soggetti cui si sono appellate le imprese ferroviarie in ordine al limite alla circolazione di merci pericolose appena introdotto da RFI, gestore della rete nazionale.

L’aspetto paradossale della vicenda – lo spostamento per ragioni di sicurezza di 500mila tonnellate dalla rotaia alla strada e il relativo, presumibile aumento del rischio complessivo – è ben presente al dirigente di lungo corso del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ma l’ampliamento delle prerogative della nuova agenzia rispetto a quelle di ANSF non ne è la soluzione. “L’attuale impianto normativo – spiega Croccolo – s’impernia sull’assunto che sui binari possa esistere il rischio zero. Il che è erroneo”.

Non è l’unico problema delle leggi italiane per cui, sulla rotaia, “la responsabilità del gestore è illimitata (da cui l’approccio iperprudenziale del caso di specie, nda) laddove sulla strada viene praticamente tutto scaricato sull’autista del mezzo, rarissimamente coinvolgendo gestori o progettisti dell’infrastruttura. Del resto per il codice penale è più grave cagionare un disastro ferroviario che in altre modalità: un riflesso non solo dell’epoca in cui fu scritto, ma anche dell’immaginario collettivo per cui il treno è il mezzo più sicuro. Il che, peraltro, è vero. Ma il rischio di sinistri esiste ed esisterà sempre anche sui binari: che senso avrebbero sennò le agenzie, esistenti in tutti i paesi evoluti, deputate a prevenirli?”

Per meglio descrivere lo stato delle cose e meglio definire l’esigenza di modificarlo, Croccolo aggiunge considerazioni più squisitamente giuridiche ma non meno pregnanti: “La riforma del giudizio penale e la possibilità per i pm di appellare i gup hanno senz’altro facilitato l’istruzione di processi che, prima, non sarebbero stati ritenuti procedibili dai magistrati istruttori. Spesso poi si ricorre all’articolo 432 (‘attentato al sistema dei trasporti’) per colpa, laddove il termine attentato presuppone indubbiamente il dolo e così l’interpretazione della norma non è fondata come dovrebbe sull’ermeneutica del volere del legislatore. Ultima ma non ultima, la tendenza parlamentare via via acuitasi nel tempo a ritenere di dover sanzionare tutto penalmente. Con conseguenze gravi sulla tempistica processuale, stanti le maggiori garanzie necessarie, ma anche sui meccanismi assicurativi e risarcitori. Che, quando legati a procedimenti penali, si dilungano e complicano infinitamente”.

Tutto ciò, tornando all’inizio, è evidentemente un tema politico: “L’unico modo di uscire da questa palude è chiarire la realtà dell’inesistenza del rischio zero e fissare, nei trasporti come in altre materie, una soglia di rischio accettabile, che significa anche mettere un limite alla responsabilità: adempiuto a tutto ciò che è richiesto, non si può esser chiamati in causa. A fissare i paletti non può che essere il legislatore, che dovrà naturalmente interpretare la volontà popolare sulla fissazione della soglia e sull’investimento necessario per fissarla. Per questo ritengo si debba  pensare per i trasporti a una legge imperniata sul concetto dell’acronimo inglese ALARP  (“As Low As Reasonably Practicable”), come già fatto da molti paesi (Germani, Francia, Regno Unito) e come in Italia si è riuscito a fare solo in alcuni ambiti, ad esempio quello sanitario”.

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