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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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07/12/18 14:54

Toninelli adesso recupera (solo parte) del terreno perduto su ponti e valichi

Dopo le tante critiche e polemiche piovute addosso al ministro dei trasporti, noto per alcune gaffes imperdonabili nel suo primo semestre di governance, giungono anche plausi da Conftrasporto e Confetra sul fronte dell’autotrasporto per le ultime decisioni annunciate. Ma per l’enigmatico ministro resta il forte biasimo sulla gestione della TAV, riguardo a cui Uggè parla di “trucchi da magliari”

Danilo Toninelli

Chissà se si tratta di un po’ di esperienza che, faticosamente, ha messo in cascina in questo semestre abbondante di sua governance pubblica della intricata materia trasportistica e infrastrutturale – caratterizzato da una congrua serie di errori di valutazioni, qualche uscita improvvida, alcune gaffes clamorose, frequenti retromarce sulle precedenti dichiarazioni e quanto altro potrà, un giorno (speriamo non lontano) – a fargli meritare il titolo, da vincere probabilmente a mani basse, di ministro dei trasporti in accezione lata (nelle sue diverse denominazioni storiche, svariando da infrastrutture, lavori pubblici e marina mercantile) più maldestro e, se vogliamo, anche meno fortunato nella storia della Repubblica italiana.

Ovvero se il merito sia da attribuire ad altri fattori ‘imponderabili’ e fortuiti, che nella vita di chiunque recitano sempre un ruolo fondamentale quale componente di successo.

Fatto sta che nelle uscite pubbliche recenti, pur senza recedere dal suo ‘marchio di fabbrica’ di parlare talvolta un po’ a vanvera e soprattutto esprimendosi in frasi facilmente contestabili e spesso anche pronunciandosi in goffe uscite, Danilo Toninelli sembra avere recuperato un parte del terreno perduto su ponti e valichi, a livello di credibilità e consenso, se non a far tacere le tante critiche e polemiche piovutegli addosso con regolarità inquietante, adesso al ministro dei trasporti di Crema giungono anche plausi di matrice bipartisan, pure dai suoi detrattori (non a scatola chiusa, ma che tali lo sono diventati esaminando, anche con un certo raccapriccio, la sua gestione della politica dei trasporti finora).

In sintesi, entrambe le organizzazioni ‘concorrenti’ che radunano gli operatori specializzati, ossia Conftrasporto e Confetra, nei loro ultimi comunicati stampa, hanno approvato le dichiarazioni e la condotta del ministero sul fronte del filone dell’autotrasporto, uno dei tasti più dolenti per l’Italia.

“Ci riteniamo impegnati a sostenere con le nostre Associazioni Europee i risultati raggiunti dal Ministro Toninelli per ridurre le pesanti conseguenze del dumping sociale subito dalle nostre aziende di autotrasporto da parte di operatori stranieri soprattutto dell'Est. Sarà necessario dare continuità al lavoro di questi mesi per poter ottenere che anche il Parlamento Europeo a presidenza Rumena (il cui Ministro dei Trasporti ha dissentito dalle conclusioni condivise dagli altri ministri) confermi le modifiche normative necessarie a contenere la concorrenza scorretta contro le nostre imprese consentita da una discutibile normativa europea e dalla carenza di adeguati controlli.

Sarebbe una successo del fare sistema in Europa” ha comunicato Confetra.

“Non si può disconoscere come l’azione del ministro Toninelli in sede comunitaria abbia ottenuto risultati che vanno nella giusta direzione; avere dato attuazione ad alcuni importanti principi contenuti nella Road Alliance a favore dei quali Conftrasporto si era particolarmente impegnata è la dimostrazione che il confronto serio e costruttivo può portare a risultati significativi.

Non c’è dubbio che molte delle preoccupazioni segnalate da Conftrasporto sono inserite nell’intesa che il ministro Toninelli ha ottenuto in sede comunitaria. La regolamentazione delle operazioni di cabotaggio e il principio che interviene sugli aspetti di dumping sociale attraverso anche il riconoscimento del principio che si sintetizza con lo slogan ‘stesso luogo stessa paga’ sono elementi rilevanti che impattano direttamente nei rapporti che debbono assicurare la libera concorrenza. Con i risultati conseguiti il ministro sta attuando il programma presentato nelle sedi parlamentari per l’autotrasporto e questo Conftrasporto glielo riconosce” ha affermato il vicepresidente di Confcommercio e di Conftrasporto Paolo Uggè, commentando l’accordo siglato tra i 28 Paesi dell’Unione Europea per dare regole uguali a tutte le imprese che operano nel trasporto su gomma.

L’ex sottosegretario ai trasporti dei tempi del governo Berlusconi ha puntato molto sull’incontro delle associazioni d’impresa dell’autotrasporto al ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture del 6 dicembre, con agenda decisiva: “In quella giornata saranno affrontate le questioni che sono di competenza del governo italiano” spiegava Uggè. “Se gli emendamenti annunciati saranno confermati, così come le misure atte a proseguire l’allineamento delle condizioni operative delle imprese italiane con quelle europee, avremo compiuto un passo in avanti nella giusta direzione, che deve sempre più legare il principio degli interventi pubblici con la sostenibilità sociale e ambientale. Anche la richiesta avanzata dalla Francia per un nuovo intervento sulla sovrattassa per i passaggi del Frejus, pur comprensibili in linea di principio, vanno valutati attentamente per non rischiare, senza che vi sia un’alternativa nuova, di rendere meno competitivi i prodotti italiani. Tale aspetto sarà oggetto di valutazioni e proposte che Conftrasporto non mancherà di portare nelle sedi giuste”.

Che poi Toninelli, al di là dei propri convincimenti un po’ talebani sull’utilità delle grandi opere – quest’ultimi, non si sa quanto gli sgorghino spontanei dal proprio animo puro ovvero quanto invece siano l’esecuzione di diktat ben precisi impostigli dal burattinaio che regge i fili del suo movimento – abbia imparato ad usare quantomeno un poco di diplomazia e accortezza, se non addirittura stia finalmente entrando nel vivo della materia, cominciando infine a capire che quanto detto ‘a destra e a manca’ (ogni riferimento alle sponde partitiche è puramente voluto), se in fondo vi è convergenza quasi univoca (naturalmente al netto delle idee strampalate dei pentastellati) da tutte le parti, dovrebbe corrispondere all’interesse collettivo, così come legittimamente espresso dalla stragrande maggioranza degli italiani avveduti, pare essere un dato di fatto, che si evince dalle ultime dichiarazioni, che se lette nell’ottica del bicchiere mezzo pieno, infondono un moderato ottimismo.

Parlando a Rai Tre, il ministro ha infatti detto che “la prossima settimana arriverà il parere dell’Avvocatura dello Stato e chiuderemo il dossier sul Terzo Valico”; pur senza condividere l’anticipazione di esito positivo che si è lasciato ‘scappare’ il suo viceministro, il genovese Edoardo Rixi, Toninelli ha però detto che “anche lui ha firmato il contratto di governo con l’analisi costi-benefici ‘promessa’ agli elettori al fine di controllare come sono spesi i soldi pubblici. Una dichiarazione da non leggere assolutamente come previsione di “si farà”, ma che tuttavia induce logica positività sull’esito finale della questione.

Il ministro ha poi cercato di rintuzzare la gaffe dell’altro giorno sul Ponte Morandi, allorquando disse “Genova, penso che in pochi mesi, al massimo anni, tornerà ad essere più forte di prima”.

Come dire prima o poi, che importa se sarà troppo tardi aver chiuso la stalla coi buoi (leggi: traffici e sviluppo economico e sociale del territorio) già scappati.

Un passaggio che ha folgorato, per la disinvolta approssimazione ancora una volta usata a far uscire le parole di bocca, e che ha coinvolto molti. E rincarata con il penoso ‘scaricabarile preventivo’ – come ha efficacemente etichettato un nostro collega – addosso al certamente inviso (perché lo mette spesso di fronte alle sue responsabilità) governatore ligure Giovanni Toti, con un’altra chicca: “Se Toti non fosse in grado di gestire correttamente tutte le risorse che abbiamo dato a Genova e alla Liguria, gli abbiamo dato la possibilità di sopperire a questa incapacità di gestione”.

Nei giorni scorsi il ministro ha provato a metterci una pezza, affermando sul proprio imperdonabile refuso ‘mesi-anni’: “penso che per la fine dell’anno 2019 il nuovo viadotto sarà pronto: la mia frase sugli anni per vedere la ripresa a Genova voleva significare solo che, con i tanti soldi messi nel decreto, l’economia genovese sarà più forte di prima. Come governo abbiamo dato tutto quello che potevamo a Genova…”

Dove invece Toninelli continua certamente ad avere pochi fans, è nella corrente Sì-TAV.

In questi giorni il ministro ha affermato: “La Francia condivide il nostro metodo e l’opportunità di una analisi costi-benefici approfondita e finalmente obiettiva sulla Torino-Lione. A margine del Consiglio UE dei Trasporti, ho siglato con la mia omologa di Parigi, Elisabeth Borne, una lettera per chiedere congiuntamente al soggetto attuatore TELT di pubblicare oltre la fine del 2018 i bandi dapprima attesi a dicembre. Con la Francia stiamo conducendo un iter condiviso, ordinato e di chiarezza; ora condivideremo il percorso con la Commissione europea, applicando in pieno il contratto di governo. Nessun pregiudizio sull’opera, ma solo l’obiettivo di fare quanto mai fatto prima: usare bene i soldi di tutti i cittadini italiani” ha scritto in un post su Facebook.

Tali dichiarazioni sono però state viste assai male da chi anela a vedere il progetto completato.

 “Preoccupa la decisione assunta d’intesa tra il ministro Toninelli e la sua omologa francese di rinviare al 2019 i bandi per i lavori della Tav: all’orizzonte potrebbe esserci una trappola per isolare l’Italia” ha affermato lo stesso Uggè, condividendo l’allarme lanciato dal presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, fino a rilanciare: “Secondo una notizia che circola negli ambienti bene informati, la posizione favorevole espressa dalla Francia in merito al rinvio dei bandi sarebbe il risultato di un’intesa segreta raggiunta tra Francia e Austria tendente a incrementare gli ostacoli, sia sul fronte francese che su quello austriaco, all’uscita delle merci provenienti dall’Italia. La scusa sarebbero le manifestate intenzioni di voler ridiscutere le grandi opere legate ai corridoi internazionali da parte del nostro Esecutivo” ha paventato il vicepresidente di Confcommercio e Conftrasporto. “L’annuncio di voler riconsiderare i costi e benefici per dare il via libera ai lavori (ne sono stati realizzati a iosa) di fatto prolungherà i tempi di realizzazione delle opere con il conseguente ritardo del trasferimento del trasporto merci dalla strada alla ferrovia: il che consentirà ai governi francese e austriaco di sostenere che il traffico pesante continuerà a penalizzare le zone turistiche e l’ambiente, quindi diverrà necessario introdurre limitazioni e ostacoli alla circolazione dei mezzi pesanti”

Pesante la conclusione finale di Uggè, desumendo il succo di questa lettura della vicenda.

“Un trucco da magliari, se reale, che ha come obiettivo quello di penalizzare l’economia nazionale. L’Italia risulterà bloccata a ovest, sulla linea che passa per Genova, al Frejus e al Bianco dalle decisioni francesi, e a est dalle limitazioni del Tirolo e dalle decisioni che assumerà il governo austriaco. Servono altre riflessioni per evidenziare come la questione TAV, Brennero e Terzo Valico debbano diventare prioritarie nelle scelte di politica economica del governo?” ha concluso amaramente il portavoce di Confcommercio e Conftrasporto.

Resta in molti, effettivamente, il dubbio se siamo di fronte a un ‘gioco delle tre tavolette’ oppure se si sia solo indirettamente e implicitamente ratificata la partenza dei lavori a inizio anno: qual è l’interpretazione corretta, dunque tra slittamento ottenuto dagli italiani come viatico ad un insabbiamento finale, o invece rinvio perché di è deciso di posticipare la data dei bandi, avendo deciso lo sblocco definitivo della TAV?

Pare comunque assodato che un rimando del rimando sia inattuabile; entro le prime settimane del 2019 la procedura deve essere sbloccata per non dilapidare i fondi europei già assegnati.

Come si vede, oltre alla condivisione sul fronte della difesa delle nostre imprese di trasporto gommato, permangono molte zone oscure da chiarire in seno alla politica dei trasporti tricolore.

Sia chiaro pertanto, di qua a dire che Confetra e Conftrasporto abbiano individuato in Toninelli il paladino degli interessi delle aziende che rappresentano ovvero l’alfiere della riscossa del trasporto e della logistica nazionale, di acqua ne deve passare ancora parecchia; anche perché le ‘perle’ inanellate dal ministro in un semestre davvero ‘rovente’ e – per sua mera sfortuna – anche ricco di imprevedibili eventi tragici nonché di avvenimenti e accadimenti di notevole rilevanza per le sorti del Paese, passeranno forse alla storia per avere alimentato con tanto buon materiale chi fa satira politica.

Scotta ancora il recente qui-pro-quo sui ‘mesi o anni’ per rilanciare definitivamente le infrastrutture a Genova, a fare il paio, tra le perle di Toninelli, della gaffe epica di qualche mese fa sul ‘refuso’ nel commentare fatti attinenti l’inesistente Tunnel ferroviario del Brennero.

I più attenti osservatori ricorderanno che ad inizio agosto lo stesso Uggè dichiarò, con un certo entusiasmo, commentando le linee-guida tracciate nell'aula del Senato: “Bene l'impegno del ministro Toninelli su autotrasporto e sicurezza; prendo atto di quanto dichiarato e apprezzo in particolare i contenuti legati ai temi dell'autotrasporto”.

Salvo poi doversi ricredere nel prosieguo, e ultimamente con una nota piuttosto secca.

“Il ministro Toninelli è contrario alle opere infrastrutturali; forse vuole isolare l'Italia? Siamo preoccupati, il suo intento è improvvido, danneggia l'Italia e la stessa Europa. Come pensa Toninelli che l'economia italiana possa diventare competitiva e confrontarsi con le economie di altri Paesi senza corridoi multimodali di collegamento?” disse a fine ottobre Uggè, fino a “invitare il ministro a riflettere su questa impostazione e i cittadini a farsi sentire”.

Insomma, l’enigmatico Danilo Toninelli, dai cerulei occhi di ghiaccio - ma nulla a che vedere col tenebroso texano di Clint Eastwood - e lo sguardo a volte inquietantemente vitreo, per molti stakeholders che hanno a che fare con le sue decisioni, nel bene e nel male, sembra ancora restare un rebus irrisolto.

 

Angelo Scorza

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