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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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07/01/20 09:28

Scattata oggi la protesta degli autotrasportatori in Sicilia e Sardegna

Blocchi nei porti contro l’aumento dei costi. Un vertice con il ministro De Micheli stempera la tensione

La protesta degli autotrasportatori rischia di bloccare Sicilia e Sardegna

È partita ufficialmente oggi la protesta degli autotrasportatori che aderiscono a Trasportounito (e alle sue declinazioni locali A.I.Tras e A.I.A.S.), annunciata prima delle festività natalizie, che si concretizza nel blocco dei porti delle due isole maggiori italiane, Sicilia e Sardegna, fatta eccezione per i soli collegamenti nello Stretto. Il pomo della discordia è rappresentato dagli aumenti che gli armatori – per effetto delle determinazioni dettate dal Low Sulphur Cap voluto dall’Internation Maritime Organization, che mira ad abbassare proprio dal 2020 le emissioni di zolfo dal 3,5% allo 0,5% - hanno imposto sui noli marittimi sui servizi di collegamento della rete delle Autostrade del Mare (AdM), un aumento in media – è la denuncia dei trasportatori – del 25 per cento. 

“Nessuno si illuda di trovarsi difronte i soliti quattro disperati da calmare con un tozzo di pane o peggio con promesse immaginose.  Sicilia e Sardegna sono la punta di un iceberg di disagio, disperazione e rabbia”, tuona Maurizio Longo, Segretario Generale di Trasportounito. “La totale incapacità del governo e della politica di comprendere che l'innalzamento di costi e delle barriere infrastrutturali annientano territori come quelli delle due isole maggiori, sommata all’indifferenza con la quale si affrontano le rilevanti ripercussioni generate da normative internazionali e comunitarie, generano le premesse per innescare conflitti sociali che, auspichiamo, non escano fuori controllo”.

In Sicilia, in particolare, i porti al centro delle proteste sono quelli di Messina, Catania, Palermo e Termini Imerese. “Il tempo è scaduto e ciò a causa della totale assenza di provvedimenti urgenti, finalizzati ad attenuare i costi dei trasporti marittimi, nonché di una qualsivoglia capacità di pianificare azioni in grado di sostenere politiche economiche in territori resi degradati; non si è cioè compresa e non si comprende la gravità della situazione, e ciò renderà scontato il compattamento delle categorie economiche, e delle famiglie, sulle ragioni delle proteste”, prosegue Longo.

Le fibrillazioni nel mondo dell’autotrasporto in Sicilia e Sardegna rappresentano tuttavia solo la punta dell’iceberg di una situazione complicata e difficile, per la quale tutte le parti coinvolte hanno chiesto l’intervento del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per intavolare una trattativa che possa mettere intorno a un tavolo tutti i protagonisti della catena logistica per arrivare ad una soluzione condivisa. “Per l’autotrasporto il caso Sicilia e Sardegna rappresenta una pericolosa scintilla nella polveriera di un Paese che si serve dell’autotrasporto per l’80% del trasporto delle sue merci, ma che continua in modo sempre più ottuso a considerare la maggioranza degli autotrasportatori come una sorta di emarginati da spremere sino a farli fallire costringendoli a operare in condizioni di sfruttamento ed ai limiti della legalità e della sicurezza stradale", chiude Longo.

L’altro fronte aperto è quella della Liguria, per le cui difficoltà infrastrutturali legate soprattutto alla rete autostradale, è stata la stessa associazione a comunicare l’adozione di un ‘Congestion Surcharge’.

La tensione in Sicilia e Sardegna si è stemperata - per quanto permanga lo stato di agitazione - con un vertice con il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli e il suo vice (siciliano) Giancarlo Cancelleri. Durante la riunione si è stabilito che gli autotrasportatori potranno intervenire direttamente nella fase di definizione dei criteri della Convenzione sulla continuità territoriale della Sardegna, che dalla fine di luglio dovrà sostituire quella esistente. Per quanto riguarda i trasporti marittimi da e per la Sicilia saranno valutate entro la prossima settimana le possibilità concrete di utilizzo del Marebonus per attenuare l’impatto dei rincari sul costo del carburante a basse emissioni che le navi traghetto sono obbligate a utilizzare per normativa internazionale. Un ulteriore vertice convocato per le prossime ore in Regione Sicilia e un altro summit al MIT fissato per la prossima settimana saranno decisivi per convincere gli autotrasportatori a ritirare lo sciopero o meno.

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