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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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10/10/18 14:12

Rallenta la crescita dell’export italiano

Nel suo ultimo Economic Outlook, Fedespedi traccia le tendenze del trasporto merci italiano nel primo semestre 2018, a partire da alcuni dati ‘di scenario’ globali

Non sono a segno meno, ma possono comunque suscitare un po’ di preoccupazione alcuni dei dati raccolti nell’ultimo Economic Outlook elaborato dal Centro Studi di Fedespedi, relativo all’andamento dei traffici merci in Italia nel primo semestre del 2018.

Dopo aver tratteggiato le principali tendenze macroeconomiche globali – tra queste, il continuo aumento del prezzo del greggio, ai massimi storici degli ultimi 4 anni, e le conseguenze sul prezzo della benzina e del gasolio per autotrazione, arrivato a toccare il costo al litro di 1,525 euro nell’ultima settimana di settembre - gli analisti dell’associazione nel report lo sguardo sull’andamento di importazioni ed esportazioni, riscontrando un rallentamento su quest’ultimo fronte.

Se l’intero 2017 si era infatti chiuso per l’Italia con un ottimo +7,4%, i primi sei mesi del 2018 hanno invece registrato un più modesto +3,9%, mentre l’import ha vissuto un andamento migliore, +4,3%. Nei sei mesi non è mutata la lista dei paesi con cui l’Italia intrattiene le relazioni commerciali più forti: Germania, Francia e USA restano nel Top 3 dei ‘clienti’ (ma vengono notate le ottime performance dei prodotti italiani nei paesi dell’Asia centrale, la ripresa in quelli dell’UE e il calo per quelli destinati al Medio Oriente), così come la lista dei fornitori vede sempre ai primi tre posti le stesse Germania e Francia, seguite ancora dalla Cina. Altro dato di cui prendere nota con attenzione, in vista della Brexit, è il posizionamento nell’elenco del Regno Unito: anche nel primo semestre 2018 stabilmente al quinto posto tra i paesi clienti e nono tra quelli fornitori.

Rispetto ai flussi di traffico, il Centro Studi dell’associazione mette a fuoco alcuni segmenti chiave come quello dei trasporti attraverso le Alpi. Basandosi su dati di AlpInfo – Ufficio Federale dei Trasporti della Federazione Svizzera e della Regione Piemonte, il report illustra come nel primo semestre del 2018 sia aumentato il traffico verso la Svizzera, sia nella modalità ferroviaria sia su gomma, il cui valore in tonnellate di merce trasportata è risultato rispettivamente in crescita del 15,3% e del 2,9% rispetto al secondo semestre 2017 -  periodo in cui si è verificato e ha dispiegato i suoi effetti l’incidente di Rastatt - pur rimanendo leggermente inferiori a quelli del primo semestre 2017 (-2,3% e -0,15%). Riguardo il solo traffico via gomma attraverso le Alpi, questo nel semestre è aumentato dell’8,1%, rispetto allo stesso periodo del 2017 (da 2.269 a 2.452 milioni di veicoli pesanti), con un aumento che ha riguardato interessato in particolare il Brennero (+12,9%), il Fréjus (+11,0%) e il Monte Bianco (+3,6%), mentre come detto sopra quelli attraverso la Svizzera sono calati del 2,3%.

Risulta invece in netto aumento (dati AISCAT, in milioni di veicoli-km) il traffico di veicoli pesanti sulla rete autostradale italiana, che ha registrato, nei primi 6 mesi del 2018, una crescita del 2,8%, rendendo probabile che anche per quest’anno si superi la soglia dei 19 milioni di veicoli-km, a conferma, secondo Fedespedi, “di una certa vivacità dell’economia nazionale”.

Più interessante forse però l’andamento dei trasporti via mare. Sullo sfondo, c’è un 2017 che - elaborazione di Dynaliners - è stato chiuso con traffici mondiali pari a 167 milioni di TEU e un 2018 che si appresta a raggiungere i 172 milioni complessivi. Relativamente al solo primo trimestre, il dato è pari a complessivi 40,556 milioni di TEU (+4,7% rispetto allo stesso periodo del 2017, aumento che, rileva Fedespedi, è inferiore a quello toccato nel corso dell’intero anno scorso (+5,1%).

In questo scenario globale, i principali porti italiani (dati di Assoporti) nel primo semestre del 2018 hanno movimentato 4,317 milioni di TEU, un volume in diminuzione dello 0,8% rispetto allo stesso periodo del 2017. Il dato, evidenzia l’associazione, è trascinato verso il basso dalle pessime performance dei due principali scali di transhipment, Gioia Tauro e Cagliari (relativamente al solo primo trimestre il primo mostra una flessione del 14,3% e il secondo del 60,1%), al netto delle quali gli scali della Penisola avrebbero segnato un complessivo 4,2% in più.

Nel frattempo, i porti del Mediterraneo nell’insieme hanno visto un aumento dei traffici dell’8,8%, movimentando nel semestre complessivamente 12 milioni di TEU, con buon performance in particolare del Pireo (+18,3%) e Barcellona (+18,1).

Tornado all’Italim, nel dettaglio Genova ha registrato nei sei mesi 1.343.000 TEUs (+4,7%), la Spezia 722.000 (+ 1,3%) Livorno 362.000 (+ 5,2%), mentre Trieste, cresciuta del 15,4 %, ha toccato i 345.000 TEUs. A segno più nel semestre anche Napoli (267.000, + 4,7%) e Salerno (232.000, + 5,9%) mentre sono in calo i volumi di Venezia (306.000, -1,3%) e Ravenna (110.000, -4,3%).
Per quel che riguarda invece il traffico aereo, questo (elaborazione di dati Assaeroporti) mostra una sostanziale stabilità (+0,5% sul primo semestre 2017) a fronte però di una progressione del 9% che era stata segnata tra il 2017 e il 2016, nell’arco di tutti i 12 mesi. Secondo IATA, a fine 2018 questo dato dovrebbe comunque trasformarsi in un +4%, andamento a cui contribuiranno in senso positivo anche le dinamiche dell’e-commerce.

TAG : Associazioni
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