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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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10/07/18 16:35

Quella zona grigia che dirotta i container verso il Nord Europa

Ricchetti (direttore logistica di Alessi) ammette che in presenza di incertezze su tempi e modi dei controlli doganali la soluzione migliore è dirottare il carico verso altri scali

Carlo Ricchetti (Alessi)

Milano - Perché i container diretti verso il mercato italiano talvolta preferiscono transitare dai porti del Nord Europa? A questo atavico interrogativo con il quale è costretta a conivere la logistica italiana ha dato risposta, per quanto di sua competenza, Carlo Ricchetti, direttore della logistica di Alessi, noto produttore italiano di articoli per la casa.

Questa azienda ha un fatturato di circa 70 milioni di euro, ha circa 4.800 clienti (di cui il 57,5% in Europa) e ogni anno spedisce circa 135mila colli, dei quali il 42% in Italia, il 44,8% in Europa e il 13,2% nel resto del mondo. Le sue ‘sorgenti produttive’ sono per il 40% lo storico stabilimento a Crusinallo, in provincia di Verbania, per un 25% altri produttori italiani ed europei e per il restante 35% fornitori asiatici (Cina, Vietnam e Malesia). Per quanto riguarda le importazioni di materie prime e prodotti Alessi sfrutta per il 65% dei propri volumi il trasporto via mare di container (attraverso i porti liguri di Genova e Spezia), per il 17% il trasporto aereo (via Malpensa) e per il resto l’autotrasporto. In canale vendite sfrutta invece per il 90% i servizi offerti dai corrieri espresso e per il 7% l’e-commerce.

In occasione dell’ultima assemblea di Alsea, a Milano, Carlo Ricchetti si è definito «mediamente soddisfatto della logistica italiana», precisando che «in export Alessi lavora con i corrieri espresso e i KPI sono molto buoni. Le consegne funzionano bene e i risultati finali spesso sono migliori anche delle condizioni garantite per contratto». Per quanto riguarda le spedizioni marittime il direttore della logistica, interpellato sul perché talvolta le aziende italiane prediligano ricevere merci passando dai porti del Nord Europa piuttosto che attraverso gli scali italiani, ha spiegato che nel loro caso «questo accade quando ci sono zone grigie su determinate normative e sulla loro applicazione da parte della Dogana. Quando in Italia c’è chiarezza sulle regole che riguardano i controlli sull’importazione delle merci non ci sono problemi, quando invece ci sono differenti interpretazioni o particolari rigidità su controlli da fare al carico ecco che in questi casi la soluzione più rapida per un importatore diventa quella di bypassare il problema optando per un import tramite i porti del nord dove evidentemente i controlli sono meno rigorosi”. Nel caso specifico di Alessi questo si verifica ad esempio su alcuni particolari metalli utilizzati in alcuni prodotti che devono necessariamente essere sottoposti anche a controlli di tipo sanitario. Controlli che, è bene precisarlo, anche in Italia riceverebbero luce verde ma con tempi considerevolmente più lunghi.

Ricchetti, a proposito di efficienza della logistica in Italia, fa anche autocritica ammettendo che, nonostante venga spesso messa pressione agli spedizionieri per avere la propria merce sdoganata e pronta in consegna nel più breve tempo possibile, “in realtà – ha spiegato – in media solo un container ogni dieci ha reale urgenza di arrivare”. Per questo motivo, poi, molti carichi vengono lasciati in giacenza presso i piazzali dei terminal portuali o retroportuali per giorni prima di essere consegnati al ricevitore. 

Nicola Capuzzo

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