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Direttore Responsabile: Angelo Scorza
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22/04/13 15:58

Quali garanzie assicurative a favore dello spedizioniere e del vettore?

Se ne è discusso nell’ambito di un convegno organizzato a Milano da Fedespedi e da Alsea con la consulenza dello Studio Legale Righetti di Genova sulla base di un sondaggio in materia assicurativa condotto fra tutti gli associati della categoria

Il delicato tema delle garanzie assicurative a favore dello spedizioniere e del vettore è stato al centro di un convegno organizzato a Milano dalla Federazione Nazionale delle Imprese di Spedizioni Internazionali (Fedespedi) in collaborazione con l’Associazione Lombarda Spedizionieri e Autotrasportatori (Alsea) e con la consulenza dello Studio Legale Righetti & Associati.
Il seminario ruotava sull’analisi degli esiti del sondaggio condotto tra gli associati della categoria in materia di coperture assicurative del vettore e dello spedizioniere e connessi rapporti con le compagnie e brokers assicurativi, così come illustrati dall’Avv. Enrico Tenerani, presidente Sezione Assicurativa Legale Fedespedi, e ora disponibile sul sito della federazione degli spedizionieri italiani. I contenuti erano incentrati su: tipologie, casi e questioni aperte; la rivalsa dell'assicuratore merci contro lo spedizioniere e/o vettore: strategie difensive; la gestione dei sinistri assicurativi.
“L’esperienza maturata nell’ambito dell’ormai consolidato Servizio di Assistenza Legale ha dato conferme della rilevanza della materia assicurativa e della necessità, per le imprese di spedizioni, di verificare l’efficacia delle coperture assicurative di responsabilità civile e professionale, che vengono attivate nell’esercizio dell’attività” ha spiegato Tenerani. “Altro aspetto che emerge come estremamente problematico è quello della qualità dei rapporti fra imprese di spedizioni e compagnie assicurative. In base alle segnalazioni delle aziende associate si registra, infatti, una crescente conflittualità con le compagnie assicuratrici nel ramo trasporti e spedizioni, per quel che concerne, ad esempio, le recessioni dei contratti assicurativi, la mancata operatività delle coperture, la lunghezza dei tempi di liquidazione. Alla luce delle richieste di assistenza pervenute, la Federazione ha ritenuto opportuno condurre una indagine per raccogliere, dall’esperienza quotidiana delle aziende associate, dati e informazioni utili per un monitoraggio e per una analisi delle criticità che frequentemente gli spedizionieri si trovano ad affrontare”.
Fra i dati significativi è emerso che l’88% dichiarano di aver contratto una copertura della responsabilità civile del vettore e dello spedizioniere-vettore; ovvero che ben il 12% del campione risulta privo di tale fondamentale copertura, anche se è plausibile che si tratti di aziende che non ricorrono a coperture assicurative della propria responsabilità civile professionale oppure le quali, anziché la copertura R.C. vettoriale, utilizzano al suo posto, benché impropriamente, la ‘all risks’.
Inoltre, solo il 31% dichiara di aver contratto le diverse coperture con una sola compagnia di assicurazione. Ben il 48% dichiara di averle contratte con due compagnie. Per contro, il restante 21% dichiara di aver stipulato le proprie polizze con 3 o più assicuratori. “Ora, di regola, questo genere di coperture assicurative dovrebbe essere stipulato con una sola o, tutt’al più, con un massimo di due compagnie, anche per evitare di coprire due volte gli stessi rischi, come si è evidenziato nel punto precedente” spiega Tenerani.
Nel corso dell'incontro hanno presentato le proprie relazioni gli avvocati marittimisti Enrico Righetti e Lucio Ravera, dello Studio legale Righetti & Associati di Genova, con sedi anche a Milano, La Spezia e Trieste. “Il mio intervento, che partiva proprio dai risultati di questa indagine, comprendeva un’analisi dei principali tipi di coperture assicurative a garanzia dei rischi degli spedizionieri e spedizionieri-vettori e, in particolare, la distinzione fra le varie assicurazioni della responsabilità civile, da un lato, e l’assicurazione danni alle merci ‘per conto’, dall’altro lato” spiega l’Avv. Righetti. “Scopo della mia presentazione, anche attraverso una rassegna di decisioni giurisprudenziali in materia, era di sottolineare all’attenzione dei partecipanti al seminario - costituiti soprattutto da spedizionieri e operatori di logistica e trasporti - le differenze sostanziali fra questi diversi tipi di coperture, in modo da orientarli nella scelta del corretto strumento in base alle specifiche esigenze operative ed evitare così un loro errato impiego. Al riguardo, è stata anche evidenziata l’indispensabile attenzione che, al momento della stipula della specifica copertura assicurativa, l’assicurato deve riservare a vari aspetti, quali ad esempio, esclusioni, massimali, franchigie e scoperti, estensione geografica, copertura per deposito in transito, ecc., e conseguentemente anche la indubbia importanza dell’assistenza professionale di un broker e/o agente assicurativo che deve essere necessariamente specializzato nel settore dei trasporti”.
L’intervento di Ravera aveva, invece, ad oggetto la rivalsa degli assicuratori danni alle merci che, una volta surrogatisi nei diritti dei danneggiati, agiscono nei confronti degli spedizionieri e/o spedizionieri-vettori per far valere il diritto al risarcimento del danno. In particolare, la relazione si incentrava sulle tecniche ed accorgimenti difensivi impiegabili dai soggetti responsabilizzati per far fronte a tali azioni di rivalsa.
Infine, nel corso del seminario è stata anche preannunciata la prossima predisposizione da parte di Fedespedi di un ‘vademecum’ contenente delle linee guida che aiutino gli associati nella scelta, negoziazione e conclusione delle proprie coperture assicurative.
 
 
Anche i doganalisti in conclave sotto la Madunina
 
Un incontro teso, anche, alla ricerca di una propria identità è stato organizzato sempre a Milano dal locale Consiglio degli Spedizionieri Doganali, in collaborazione con l'Associazione Spedizionieri Doganali del Compartimento di Milano, per discutere delle strategie e delle novità normative che incidono sull'attività professionale.
“Rappresentanza in Dogana, regime sanzionatorio ed obbligazione doganale: novità e strategie” era il tema del seminario partecipato da Giovanni De Mari, Presidente Nazionale Spedizionieri Doganali, Aldo Lupi, Presidente del Consiglio Compartimentale di Milano, Massimo De Gregorio, Presidente Confiad, Michela Orlando, Doganalista, Cultrice di diritto doganale e trasporti presso Università di Ca' Foscari (Venezia) e di Macerata, il Prof. Avv. Fabrizio Vismara, Docente di Diritto dell'Unione, Avvocato in Milano.
“In questo momento di crisi del settore dell'interscambio e della logistica in generale, il seminario rappresentava un'importante occasione di dibattito su temi particolarmente sentiti dalla categoria e soprattutto per fare il punto della situazione, confrontarsi sulle prospettive ed aggiornarsi. Nel nuovo contesto giuridico, il buon funzionamento del mercato interno costituisce un presupposto per il rilancio dell'attività professionale, offrendo una occasione di crescita e sviluppo” hanno spiegato i portavoce degli spedizionieri doganalisti, circa duemila in Italia, definiti dalla legge ‘esperti in materia doganale, fiscale, merceologica, valutaria, e in quant'altro si riferisce al commercio internazionale’, così come cristallizzato dal superamento di un apposito esame di Stato volto ad accertare il possesso di specifici requisiti di competenza e di 'fiduciarietà'
“Immaginate che il territorio doganale comunitario sia circoscritto da una rete. Se le maglie hanno la stessa dimensione le merci si distribuiscono naturalmente sul territorio secondo le esigenze e le scelte economiche; se invece vi sono smagliature o maglie più larghe, la merce affluisce verso quei Paesi in cui, per motivi vari, tra i quali una maggiore vocazione mercantilistica, i controlli non vengono effettuati al confine o vengono effettuati con modalità diverse, magari sul territorio” ha dichiarato ancora Giovanni De Mari. “Questo fenomeno pregiudica il buon funzionamento del mercato interno e provoca distorsioni di traffico in ambito UE. La standardizzazione dei controlli a livello comunitario e l'armonizzazione dell'analisi dei rischi diventa quindi un obiettivo irrinunciabile. È necessario individuare gli interessi collettivi prioritari da tutelare, effettuare controlli mirati ed efficaci ed evitare così la distorsione dei traffici verso quei Paesi non particolarmente sensibili ad alcune problematiche tipicamente nazionali, come la tutela del Made in Italy”.
Un mese fa la categoria si era radunata a Napoli, nell’ambito di un convegno internazionale sul “futuro dei rappresentanti doganali e dei customs brokers” organizzato dalla CONFIAD Confederazione Internazionale degli Agenti Doganali e dall’ANASPED Federazione italiana delle Associazioni territorialmente localizzate, nel corso della quale i doganalisti hanno richiesto regole comuni per il mercato interno.
“In Europa non è stata realizzata del tutto l’armonizzazione di norme e procedure che, anche a causa dell’esistenza di realtà socio-economiche assai eterogenee tra i singoli Stati membri, pregiudica il buon funzionamento del mercato interno. Tale mancata armonizzazione anzi, costituisce un fattore di distorsione dei traffici che penalizza i nostri porti e più in generale il sistema Italia. Circa il 47% di tutte le merci che fanno ingresso in Italia fanno prima scalo in porti di altri Paesi dell’Europa, nonostante il fatto che l’Italia goda di una posizione geografica particolarmente favorevole. Inoltre, al momento non esiste nell’Unione europea un’analisi dei rischi comune e pertanto i singoli Stati membri effettuano i controlli secondo modalità e tempi diversi in cui prevalgono in molti casi gli interessi nazionali su quelli dell’UE. Per questo la standardizzazione dei controlli a livello comunitario e l’armonizzazione dell’analisi dei rischi è un obiettivo fondamentale che va perseguito” aveva spiegato De Mari.
“Occorre quindi da un lato semplificare i controlli alla Dogana italiana, anche attraverso una seria attivazione dello Sportello Unico Doganale, per recuperare molti milioni di euro di gettito fiscale ed indotto, e dall’altro rafforzare i controlli sul territorio, unico vero contrasto all'illegalità. Ed é a livello europeo che occorre agire per ridurre gli spazi che oggi esistono per portare sul nostro mercato interno merci non in regola. Abbiamo stimato che recuperando i traffici di merce destinati all’Italia, che oggi transitano per scali stranieri, il Fisco italiano incasserebbe dazi per circa 180 milioni di euro, e si creerebbero 12.000 posti di lavoro nel comparto logistico” concludeva il presidenti dei doganalisti.

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